<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467</id><updated>2009-12-16T09:30:40.731-08:00</updated><title type='text'>“Chi vuole ignorare la storia è dannato a ricominciarla” (B. Croce)</title><subtitle type='html'>Un blog che vuole guardare al presente senza dimenticare il passato.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default?orderby=updated'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;orderby=updated'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>226</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-2786751141344332500</id><published>2009-12-16T09:30:00.001-08:00</published><updated>2009-12-16T09:30:40.774-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Controcorrente'/><title type='text'>Diversamente fascisti...</title><content type='html'>&lt;span id="ctl00_MainContentPlaceholder_ctl01_ctl00_lblEntry"&gt;&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6686" class="bvMsg"&gt;       &lt;p&gt;Di questi tempi mi sembra sempre più attuale un concetto di Longanesi che Montanelli amava ripetere:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;In Italia esistono due tipi di fascismo: uno è il fascismo, l’altro è l’antifascismo. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ancora oggi, chi vede il fascismo dappertutto è perché il fascismo lo tiene dentro. Solo in un’altra versione ma non meno violenta, come la storia di questo Paese ha già abbondantemente dimostrato. &lt;/p&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-2786751141344332500?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/2786751141344332500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=2786751141344332500' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/2786751141344332500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/2786751141344332500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/diversamente-fascisti.html' title='Diversamente fascisti...'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-1748762702943315780</id><published>2009-12-14T10:09:00.000-08:00</published><updated>2009-12-14T10:10:16.165-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa'/><title type='text'>Una donna non può essere sacerdote. Dagli apostoli a Wojtyla, ecco perché</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;di Vittorio Messori, Corriere della Sera 14.12.09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal; font-family: Verdana;"&gt;Caro Direttore, nei giorni scorsi se lo chiedeva in un articolo il collega Aldo Cazzullo, dispiaciuto dal rarefarsi dei candidati ai seminari, con l’abbandono di quei «presidi» anche sociali che sono le parrocchie. Scriveva, dunque: «Non capisco perché una donna non possa diventare sacerdote. Cosa le manca? Quale motivazione teologica lo impedisce?». Domande che, in questi mesi, si sono poste altri, davanti al rientro nella Chiesa cattolica, dopo quasi mezzo millennio di separazione, di una parte consistente della Comunità anglicana. Due le motivazioni principali del «ritorno all’ovile»: l’ordinazione sacerdotale di omosessuali praticanti e, prima ancora, l’ordinazione di donne. Possibile, ci si è chiesto, che toccare, qui, il monopolio maschile possa costituire un tale scandalo da provocare rivolta anche tra cristiani «non papisti»? Ebbene, sì: in una prospettiva di fede, il problema è radicalmente diverso da quello del matrimonio per i consacrati, problema di disciplina ecclesiale sul quale è possibile il dibattito, pur non dimenticando che non sono in gioco solo questioni di opportunità.&lt;/span&gt;                                                &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Per l’ordinazione di donne, invece, siamo davanti a una sorta di intangibile «elemento costitutivo» della Chiesa non solo cattolica, ma anche ortodossa: in tutto l’Oriente greco e slavo la sola proposta di sacerdoti femmine provocherebbe prima stupore e poi, insistendo, sdegno o ilarità. Il tema è così basilare che, nel suo debordante insegnamento, solo in due occasioni Giovanni Paolo II è sembrato fare appello, almeno nei toni, al carisma della infallibilità: è avvenuto sul rifiuto, sempre e comunque, di ogni legittimità dell’aborto; e sul rifiuto, appunto, del sacerdozio femminile. In effetti, nella Pentecoste del 1994, papa Wojtyla indirizzava una Lettera apostolica ai vescovi di tutto il mondo con il titolo «Ordinatio Sacerdotalis». Un testo breve e secco che terminava con parole inequivocabili: «Al fine di togliere ogni dubbio su una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire a donne l’ordinazione sacerdotale e che questa nostra sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». Potremmo dunque vedere, in un futuro indefinito, preti cattolici sposati (come nell’ortodossia i pope, ma non i vescovi) ma non vedremo mai, parola di Giovanni Paolo II, parroci donne. Ginofobia, tabù sessuali, maschilismo? Niente affatto, replicava il Papa: «Il fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli apostoli né il sacerdozio ministeriale, mostra chiaramente che la non ammissione delle donne all’ordinazione non può significare una loro minore dignità o una discriminazione... Il ruolo femminile nella vita e nella missione della Chiesa, pur non essendo legato al sacerdozio ministeriale, resta assolutamente necessario e insostituibile». Così - lo dicevamo - Oriente e Occidente cristiani hanno creduto e praticato sin dagli inizi, tanto che la Tradizione indivisa, qui, non ha subito alcuna eccezione in duemila anni. Ma perché questa intransigenza? Si possono trovare, certo, motivi di convenienza e di opportunità, si può fare appello a una ricca simbologia. Ma, alla fine, ricorda papa Wojtyla, il motivo di fronte al quale il credente deve inchinarsi, è quello enunciato da Paolo VI, che pure allineò molti e non irrilevanti argomenti umani: «La ragione vera è che Cristo, dando alla Chiesa la sua fondamentale costituzione, seguita poi sempre dalla Tradizione, ha stabilito così». E Giovanni Paolo II confermava: «Nell’ammissione al servizio sacerdotale, la Chiesa ha riconosciuto come norma il modo di agire del suo Signore nella scelta di dodici uomini che ha posto a fondamento della sua Chiesa». E solo uomini scelsero quegli apostoli per loro successori, in una catena maschile che giunge sino a noi. La Chiesa cattolica è, a livello istituzionale, la sola, vera «monarchia assoluta» sopravvissuta. Il Papa vi può tutto, vi è supremo legislatore, esecutore, giudice. Può tutto, tranne contraddire alla Scrittura e alla Tradizione, indiscussa e ininterrotta, che l’ha interpretata. Siamo davanti a uno dei casi in cui anche gli onnipotenti pontefici romani spalancano le braccia: «Anche se volessimo, non possumus. Così il Cristo ha stabilito e noi non siamo che suoi esecutori. Obbediamo a una rivelazione, non a una ideologia umana». Situazione, certo, comprensibile solo in una prospettiva di fede. Ma per dirla ancora con papa Wojtyla alla fine della sua Lettera apostolica: «I più grandi nel regno dei cieli non sono i preti, sono i santi». E di questi ultimi con nome femminile vi è abbondanza nel calendario cattolico. Come ricordò proprio quel Papa, tra i milioni di pellegrini di Lourdes pochi sanno il nome del parroco e forse nessuno quello del vescovo nel 1858. Ma tutti conoscono e venerano la piccola analfabeta che Maria scelse come sua portavoce e che la Chiesa, gestita da uomini, pose sugli altari, onorando questa «storia tra donne».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Corriere della Sera&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-1748762702943315780?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/1748762702943315780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=1748762702943315780' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/1748762702943315780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/1748762702943315780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/una-donna-non-puo-essere-sacerdote.html' title='Una donna non può essere sacerdote. Dagli apostoli a Wojtyla, ecco perché'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-4961682593563207441</id><published>2009-12-13T05:52:00.001-08:00</published><updated>2009-12-13T05:53:08.970-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa'/><title type='text'>La sindone Uaar si vede ma non si tocca...</title><content type='html'>&lt;span id="ctl00_MainContentPlaceholder_ctl01_ctl00_lblEntry"&gt;&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6683" class="bvMsg"&gt;     &lt;h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h2&gt;&lt;h2&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.uaar.it/news/2009/10/08/seconda-sindone-sindonologi-non-stanno/" title="Permalink per: Seconda Sindone, i sindonologi non ci stanno"&gt;Seconda Sindone, i sindonologi non ci stanno&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;Bruno Barberis, direttore del Centro Internazionale di Sindonologia, dice la sua sulla seconda Sindone, quella realizzata da Luigi Garlaschelli con anche il contributo dell’UAAR. Scrive Barberis su &lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;La Voce&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; del Popolo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style=""&gt;, settimanale dell’arcidiocesi di Torino: ”Per poter affermare di aver ottenuto (non importa con quale tecnica o metodo) un’immagine identica a quella sindonica è indispensabile effettuare su di essa le stesse analisi fatte sulla Sindone ed ottenere tutti gli stessi identici risultati”. Barberis dimentica che lo scopo di Garlaschelli non era quello di fare una Sindone ‘identica’, ma di mostrare come sia possibile realizzare una Sindone con le caratteristiche di quella di Torino utilizzando la tecnologia disponibile nel XIII-XIV secolo. Se poi la Chiesa cattolica metterà a disposizione degli scienziati la Sindone in suo possesso per potervi effettuare delle approfondite analisi, gli scienziati ne saranno soltanto felici. Si ricorda che la presentazione ufficiale della seconda Sindone avrà luogo sabato mattina ad Abano Terme.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;Notizia inserita da Raffaele Carcano&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Carcano ha una curiosa idea della scienza. Per lui è come se la Sindone non fosse stata studiata per decenni sotto ogni punto di vista. Da come ne parla, sembra che la Sindone non sia mai stata analizzata dagli scienziati. È una dimenticanza non casuale visto che, come abbiamo già visto in un altro post, la condizione fondamentale per parlare di Sindone sia proprio fingere che lo Sturp non esista e non sia mai esistito. Ma indica un’altra peculiarità che Carcano probabilmente desume dal Cicap (assunto dall’Uaar per creare la “seconda” sindone): l’autoreferenzialità. Capita spesso, infatti, di vedere membri del Cicap disposti a citare – e a considerare – solo studi del Cicap stesso. Come se loro fossero la Scienza e tutto il resto il nulla. Per cui siccome la Sindone non è stata studiata dagli “scienziati laici” del Cicap, vuol dire che la Sindone non è stata studiata.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;D’altra parte è il metodo usato esplicitamente dallo stesso Garlaschelli. Lui non si è preoccupato di considerare la totalità dei dati raccolti sulla Sindone, ha considerato solo quelli più esteriori. Infatti la sua Sindone parte dal presupposto che sul telo non ci sia vero sangue, nonostante la sua presenza sia decisamente affermata nelle conclusioni dello Sturp (ovvero di chi ha studiato materialmente il reperto). Né Garlaschelli ha pensato prima – come sarebbe stato ragionevole – di dimostrare l’errore dello Sturp. È un dato che ha evidentemente trovato scomodo per il suo progetto, per cui lo ha bellamente ignorato – insieme a tanti altri - ed ha proceduto alla creazione della sua sindone. Ovviamente, ben consapevole del vizio di fondo, si è ben guardato dal mostrare il risultato prima allo Sturp o a qualche altra commissione. Ha dato direttamente notizia alla stampa di aver ”riprodotto la Sindone”. È la classica modalità dell’abuso della credulità popolare (vedi i commenti entusiastici di molti) che pure il Cicap dovrebbe ben conoscere.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Già questo basta per capire la serietà di tutta questa vicenda. Ma Carcano, non contento, ci offre ulteriori indizi. Fa capire che la Sindone del Cicap si vede ma non si tocca. Bisogna accettare per fede che l’esperimento sia riuscito e implicitamente si ammette che studi approfonditi sarebbero inutili. La giustificazione che ne dà Carcano è a dir poco risibile. Nessuno chiede a Garlaschelli di riprodurre una Sindone “identica”, ma di ottenere un risultato che ne eguagli le caratteristiche più particolari. Per verificare se il Cicap sia riuscito in questa impresa, gli studi invocati da Barberis sono indispensabili. Questi studi, molto probabilmente, non saranno fatti perché metterebbero in evidenza quello che si è già capito. Cioè che la Sindone del Cicap non riproduce tutte le caratteristiche di quella originale, ma solo alcune e nemmeno le più importanti. E anche di queste ultime si può ragionevolmente affermare l’inadeguatezza (soprattutto a livello microscopico).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Per questo Carcano lascia intendere che non è la Sindone del Cicap a doversi adeguare a quella originale, è il contrario. Da qui la balzana idea secondo cui non è la sindone di Garlschelli a dover essere analizzata, ma quella originale. Che strana idea della scienza…&lt;/p&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-4961682593563207441?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/4961682593563207441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=4961682593563207441' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4961682593563207441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4961682593563207441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/la-sindone-uaar-si-vede-ma-non-si-tocca.html' title='La sindone Uaar si vede ma non si tocca...'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-1133950489991128900</id><published>2009-12-13T01:35:00.001-08:00</published><updated>2009-12-13T01:35:59.388-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Controcorrente'/><title type='text'>Il nuovo ateismo di stato</title><content type='html'>&lt;p&gt;Leggo oggi sul sito dell’&lt;a target="_blank" href="http://www.uaar.it/news/2009/12/10/roma-mamme-contestano-suora-insegnante/?utm_source=feedburner&amp;amp;utm_medium=email"&gt;UAAR&lt;/a&gt; che delle madri protestano perché nella scuola dei loro figli insegna una suora. Sembra di essere tornati al Ventennio, quando scuole e università furono epurate degli elementi ebraici che ne compromettevano la purezza e l’efficienza. Se sei una suora o un prete sei automaticamente un creazionista e, qualunque disciplina insegnerai, lo farai filtrandola con i tuoi dogmi. Il nostro è uno stato laico, quindi via tutti i non laici. Ormai l’unità base di questa Repubblica non è più il cittadino, è il “laico” che però non è il laico ma solo il seguace di una precisa dottrina fanatica che assegna ai suoi membri un ruolo di predominio sociale. L’UAAR dà la notizia senza schierarsi – non vi aspettavate mica la condanna di un atteggiamento razzista? – mentre buona parte dei suoi commentatori si schiera eccome. Qualcuno ancora dubita che la tanto sbandierata laicità non coincida con l’ateismo di stato? A quando le nuove “tessere del pane” che certifichino la pura razza ari…atea?&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-1133950489991128900?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/1133950489991128900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=1133950489991128900' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/1133950489991128900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/1133950489991128900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/il-nuovo-ateismo-di-stato.html' title='Il nuovo ateismo di stato'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-7281224826971558712</id><published>2009-12-12T03:47:00.001-08:00</published><updated>2009-12-12T03:52:29.314-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Critica storica e critica della testimonianza</title><content type='html'>&lt;h1&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:85%;" &gt;Oggi pubblico questo discorso pronunciato dal grande storico March Bloch sull'uso delle fonti. E' un testo semplice quanto profondo che riesce in maniera brillante a dischiudere la "porta  del laboratorio" della disciplina storica. E' una lezione fondamentale di spirito critico riassumibile in quella massima latina riportata dallo stesso Bloch: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: normal;font-size:85%;" &gt;Non numeantur, sed ponderantum&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:85%;" &gt;. Cioè "i testimoni vanno soppesati, non contati". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;Buona lettura.&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size:10pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;    &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Cari amici miei&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-family:Times;" &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;come sapete sono professore di storia. Il passato costituisce la materia del mio insegnamento. &lt;/span&gt;Vi racconto battaglie cui non ho assistito, vi descrivo monumenti scomparsi ben prima della mia nascita, vi parlo di uomini che non ho mai visto. E il mio caso non differisce da quello di qualunque altro storico. Nessuno di noi ha una conoscenza immediata e diretta degli avvenimenti trascorsi. paragonabile a quella che il vostro insegnante di fisica, per esempio, ha dell'elettricità. Di essi conosciamo unicamente quanto ci riferiscono coloro che hanno assistito al loro verificarsi. Quando ci mancano quei resoconti, la nostra ignoranza è completa e irrimediabile. Tutti noi storici, dal più grande al più umile, siamo come un povero fisico, cieco e invalido, che conoscesse i propri esperimenti solo attraverso i resoconti del tecnico di laboratorio. Siamo dei giudici istruttori incaricati di una vasta indagine sul passato: al pari dei colleghi del palazzo di Giustizia, il nostro &lt;span style=""&gt;compito&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;consiste nel raccogliere testimonianze che ci aiutino a ricostruire la realtà. Ma è sufficiente raccogliere testimonianze e poi cucirle insieme fra loro? No di certo. Il compito del giudice istruttore non ha niente a che spartire con quello del cancelliere. Non tutti i testimoni sono sinceri, né la loro memoria è sempre fedele: sicché non potremmo accettare le loro deposizioni senza verificarle. Come fanno, allora, gli storici a separare un po’ di verità dagli errori e dalle menzogne e a mettere da parte un po’ di buon grano fra tanto loglio? L’arte di discernere nei resoconti ciò che è vero, falso o verosimile si chiama critica storica. Ha le sue regole, che non sarà male conoscere, e spero di riuscire a illustrarvele. Vediamo quelle principali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify; text-indent: 8pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Cominciamo dalla più elementare e modesta delle regole. A qualcuno di voi sarà pur capitato di ritrovarsi fra le mani dei libri scientifici. Vi siete mai chiesti perché hanno delle note a piè di pagina? Ah, queste benedette note! Non potete nemmeno immaginare quanto siano state criticate. Pare che basti la loro sola presenza a disgustare di un'opera, peraltro bella, certi lettori sensibili, il cui sguardo si distrae nell'impossibilità di seguire il testo principale, perché viene continuamente attirato verso il basso del volume. Prima di biasimare, sarà bene cercar di capire. A cosa servono le note? A dare quelle che chiamiamo citazioni. Un fisico descrive un esperimento; l'ha fatto lui stesso; è il testimone di se stesso; non ha bisogno di citarsi; basta il suo nome sul frontespizio del libro o in calce all'articolo. Lo storico riporta un avvenimento passato; non l'ha visto; parla sulla scorta di testimoni; quei testimoni deve citarli, anzitutto per prudenza, al fine di dimostrare che ha dei garanti, e soprattutto per onestà, onde consentirci di verificare, se .lo, desideriamo, come abbia utilizzato i loro resoconti. Citare i testimoni ‑ o, come talvolta si dice (con espressione non felicissima, ma ormai consacrata), “citare le fonti” ‑ è il primo dovere dello storico. Solo dello storico? E’ quello che vedremo. Se un compagno vi racconta che un vostro amico ha commesso uno sproposito, prima di credergli pregatelo di citarvi le fonti. Talvolta scoprirete che l'unica era la sua fantasia. O, se ne aveva, che non erano attendibili. Oppure che le aveva male interpretate. Se siete tentati di farvi voi stessi portavoce di &lt;span style=""&gt;qualche&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;pasticcio, prima di aprire bocca chiedetevi se potreste citare delle fonti. Vedrete che resterete zitti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify; text-indent: 8pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-family:Times;font-size:16pt;"  &gt;M&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;ettiamo lo storico dinanzi a qualche documento che ha raccolto e che citerà con acribia.&lt;/span&gt; E guardiamolo lavorare. A meno che una lunga consuetudine scientifica non abbia plasmato la sua mente e sostituito in lui al volgare istinto una seconda natura, il suo primo impulso sarà quello di accettare così com’è, e di riprodurre senza interventi, il resoconto fornitogli dai&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;&lt;span style=""&gt;suoi &lt;/span&gt;testi. La pigrizia è, connaturata all'essere umano. «La maggior parte degli uomini, piuttosto che ricercare la verità, che gli è indifferente, preferisce adottare le opinioni che gli giungono già pronte.» Sono passati oltre duemila anni da quando Tucidide ha scritto questa frane disincantata, che continua a restare vera. Costa molta fatica controllare; nessuna credere. Perciò è occorso un sacco di tempo agli storici per arrivare a elaborare un metodo che, ancor oggi, riescono ad applicare solo esercitando su se stessi una costante disciplina. Lo spirito critico, per il solo fatto di essere ‑ rispetto all'inerzia soddisfatta di sé ‑ sforzo. fatica e incertezza di risultati, meriterebbe ammirazione e rispetto da parte nostra. Talora sono i documenti stessi che costringono al dubbio e alla ricerca della verità. Ed è quando si contraddicono.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify; text-indent: 8pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Il 23 febbraio 1848, la folla parigina manifesta in boulevard des Capucines sotto le finestre di Guizot, che ha appena abbandonato il potere. Un plotone di fanteria sbarra il viale. Mentre gli ufficiali stanno parlamentando, parte un colpo che scatena la sparatoria; e, a sua volta, la sparatoria scatena l'insurrezione che affosserà la monarchia di Luglio. Chi sparò il colpo ? Alcuni testimoni dicono: un soldato. Altri: un manifestante. Impossibile che abbiano tutti ragione. Ecco che allora lo storico è costretto a decidere. Esistono tuttavia anche studiosi benevoli, i quali non tollerano che qualche loro documento abbia torto e, in un caso come questo, sarebbero propensi a immaginare che nel medesimo istante. da entrambe le parti abbiano fatto fuoco un soldato e un manifestante. Non imitiamo il loro spirito troppo conciliante. Quando due notizie si contraddicono, la cosa più sicura, fino a prova contraria, è presumere che almeno una delle due sia erronea. Se chi siede alla vostra sinistra dice che due più due fa quattro e chi sta alla vostra destra che due più due fa cinque, non traetene la conclusione che due più due fa quattro e mezzo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:16pt;" &gt;Q&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;uando due testimoni diversi danno la stessa versione dello stesso avvenimento lo studioso inesperto gongola di tanto felice concordanza&lt;/span&gt;, mentre lo storico navigato si allarma, chiedendosi se per caso uno dei due testimoni non abbia semplicemente ripetuto l'altro. In una celebre pagina delle sue memorie, il generale Marbot narra come, nella notte fra il 7 e l'8 maggio 1809, attraversò in barca le acque infuriate del Danubio, in quel momento al culmine della piena, approdò sulla riva sinistra tenuta dal nemico, fece qualche prigioniero tra gli austriaci assopiti all'addiaccio e se ne ritornò indietro con loro, sano e salvo. Si pensò di dimostrare con ottime ragioni come questo bel racconto fosse, al pari di tanti altri, interamente frutto della fantasia del suo eroe. Ma restava un dubbio. Se la famosa traversata del Danubio è tutta una &lt;span style=""&gt;storia arbitrariamente inventata&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt;, &lt;/b&gt;solo Marbot può averla ideata. Nessun altro poteva ricavare interesse da una menzogna che andava a beneficio della sua gloria. Eppure altri due autori, il generale Pelet e de Ségur, hanno fornito un resoconto analogo al suo della presunta impresa. Abbiamo dunque due testimoni che depongono in suo favore; vediamo: quanto sono credibili. De Ségur va subito scartato: scrivendo dopo il generale Pelet, non ha fatto altro che ricopiarlo. Il generale Pelet ha elaborato le proprie memorie :prima che Marbot avesse redatto le sue. Ma, essendo intimo amico di Marbot, chissà quante volte aveva ascoltato dalla sua viva voce il racconto di quelle prodezze, visto che l'attempato guerriero si compiaceva di rievocare un passato che abbelliva ad arte e, gabbando i contemporanei, si preparava a ingannare la posterità. Dietro de Ségur abbiamo dunque scoperto il generale Pelet. Dietro il generale Pelet c'è Marbot in persona che si nascondeva, ma noi l'abbiamo stanato. Pensavamo di avere tre testimoni e alla fine ce ne ritroviamo soltanto uno. Per impedire che due imputati si mettano d'accordo, il giudice li fa rinchiudere in celle separate. Meno fortunato di lui, lo storico, non potendo prevenire gli abboccamenti, si accontenta di rintracciarli. Come ci arriva? E’ quel che vedremo adesso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify; text-indent: 9pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Due carrozze si scontrano per strada. Uno dei vetturini resta ferito. La gente fa capannello. Un vigile verbalizza. Tre di voi erano presenti. Ma senza incontrarsi &lt;span style=""&gt;nel&lt;/span&gt;la calca. Osservano, poi si allontanano e, una volta rientrati a casa. ognuno stende una descrizione dell’incidente. Io raccolgo quei tre testi e li confronto. Di sicuro non saranno rigorosamente uguali. Non avrete visto esattamente la stessa cosa, se non altro perché non occupavate lo stesso punto di osservazione. Ogni memoriale avrà delle carenze, ma non rispetto agli stessi elementi. Concordi sui fatti essenziali, differirete nei particolari. Se la sostanza sarà la stessa, lo stile sarà diverso. Immaginate adesso che uno dei resoconti cada in mano a un tizio di pochi scrupoli che lo ricopia, lo firma col suo nome e lo manda a un giornale. Quando uscirà, vedendolo sotto ogni aspetto simile al vostro, non avrete motivo di dubitare che non si tratti, appunto, del vostro. Due testimonianze possono risultare perfettamente identiche, senza dar adito a sospetti, soltanto se si riferiscono a un avvenimento semplicissimo e rapidissimo. C'è &lt;span style=""&gt;un solo&lt;/span&gt; modo per dire:“E’ mezzogiorno”; ma la battaglia di Waterloo si può raccontare in mille maniere diverse. Se due relazioni della battaglia di Waterloo si ripetono parola per parola, oppure si assomigliano assai, concluderemo che una è stata la fonte dell'altra. Come si distingue la copia dall'originale? Sono i plagiari stessi a tradirsi con le loro topiche: quando non capiscono i modelli, sono i controsensi che li accusano; quando cercano di mascherare i prestiti, è la goffaggine degli stratagemmi a rovinarli. Se un esaminando trascrivesse alla rovescia le frasi lette nel tema del vicino, modificando il soggetto in attributo e l'attivo in passivo, basterebbe il suo stile a farlo scoprire.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify; text-indent: 9pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Torniamo ai nostri tre resoconti di uno stesso incidente e paragoniamoli da storico. Due affermano una circostanza che il terzo nega. Ci schiereremo senza ulteriori riflessioni dalla parte del maggior numero? Niente affatto. La critica storica non sa che farsene di ragioni aritmetiche. Se dieci persone mi assicurano che al Polo Nord il mare si estende libero dal ghiacci e l'ammiraglio Peary che è eternamente ghiacciato, io crederò a Peary ‑ e gli crederei se si contraddicesse cento o mille volte, poiché è l'unico fra tutti gli uomini ad aver visto il Polo. Un antico assioma latino dice: &lt;i style=""&gt;Non numerantur, sed ponderantur&lt;/i&gt;. «I testimoni vanno soppesati, non contati.».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify; text-indent: 9pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Sul portale della nostra cattedrale vediamo l'Arcangelo,&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;con la bilancia in mano, che separa con un gesto gli eletti dal reprobi. Lo storico non mette a destra i buoni e a sinistra quelli cattivi. Al suoi occhi, non &lt;span style=""&gt;esiste un&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;buon testimone cui si affida una volta per tutte, abdicando a ogni controllo. Pur essendo esatta su alcuni punti, una deposizione non è necessariamente esente da errori. Non esistono cattivi testimoni. Benché assai imperfetto, un resoconto può contenere notizie utili. Prendiamo, per esempio, la descrizione di una battaglia fatta da un ufficiale che vi ha preso parte. Siate certi che, anche nei casi più sfavorevoli, non risulterà totalmente falsa. Esistono fatti che nessuno può ignorare o nascondere. Neanche il più insincero degli austriaci negherà che ad Austerlitz ha vinto la Francia. D'altra parte, per quanto il nostro autore sia amico della verità e la sua memoria fedele, avrà i suoi punti deboli. Non potrà aver visto tutto con i propri occhi. Alcuni episodi li avrà appresi di seconda mano, attraverso i rapporti, forse sospetti, di un compagno d’armi o d'un aiutante di campo. La sua attenzione non sarà rimasta sempre allo stesso livello per tutto il combattimento e i suoi ricordi, generalmente esatti, non saranno privi di lacune. Una testimonianza non costituisce un tutto indivisibile da dichiarare veritiero o falso. Per fame la critica conviene &lt;span style=""&gt;sc&lt;/span&gt;omporlo nel suoi elementi, che verranno valutati uno dopo l'altro. Il poeta della &lt;i style=""&gt;Chanson de Roland &lt;/i&gt;ha ragione quando dice che Orlando fu ucciso a Roncisvalle; torto quando racconta che l'eroe cadde sotto i colpi dei saraceni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:16pt;" &gt;N&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;el 1493 Cristoforo Colombo, sbarcando a Palos, annunciò di essere approdato sulle coste dell'Asia.&lt;/span&gt; Nel 1909 il dottor Cook, sbarcando in non so quale porto europeo o americano, annunciò di aver scoperto il Polo Nord. Né l'uno né l'altro dicevano la verità. Ma Cook mentiva, mentre Colombo si sbagliava. Una testimonianza può peccare per difetto di sincerità o per difetto di esattezza. Gli storici, come i giudici, si pongono rispetto a un testimone due interrogativi: cerca di mascherare la verità? Se si sforza di riferirla, è in grado di riuscirci?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify; text-indent: 9pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Amore del lucro o della gloria, odii o amicizie, o semplicemente desiderio di far parlare di sé: non è difficile immaginare le diverse passioni che hanno spinto gli uomini a ideare resoconti menzogneri o a inventare di sana pianta documenti. Alcuni falsari, grazie alla loro abilità o pazienza, si sono imposti all'ammirazione degli studiosi. Ingegnosi bugiardi come Marbot sanno dare, in virtù dell'apparente precisione dei particolari, un'aria di autenticità a resoconti in cui non c'è niente di vero. Il lettore pensa: “Non è possibile inventare cose del genere” e, soddisfatto di quest'assurdo aforisma, abbandona ogni diffidenza. Lo studioso tedesco che architettò la storia fenicia di Sanchuniaton, tutta scritta da lui in ottimo greco, avrebbe potuto acquisire con minor sforzo una reputazione più lusinghiera applicando ad altri scopi le sue rare capacità. Se cercate il motivo di una menzogna, lo troverete in una precedente menzogna. Si inganna una seconda volta per evitare di ammettere un inganno. Un bel giorno Vrain‑Lucas produsse una lettera nella quale Galileo, scrivendo a Pascal si lamentava che la sua vista andasse progressivamente peggiorando. Qualcuno se ne stupì. Documenti incontrovertibi1i non attestavano che Galileo era diventato completamente cieco qualche anno prima della nascita di Pascal? Pensate che Vrain‑Lucas si preoccupò per così poco? Si mise al tavolo da lavoro –o, per meglio dire, al bancone da lavoro ‑ e qualche giorno dopo produsse un nuovo autografo dal quale risultava che Galileo, perseguitato, si era fatto passare per cieco senza esserlo. E’ il falso a generare il falso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify; text-indent: -1pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-family:Times;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify; text-indent: 8pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-family:Times;font-size:16pt;"  &gt;F&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;orse è più facile scoprire le menzogne che le inesattezze, perché le loro cause sono più appariscenti e più generalmente note.&lt;/span&gt; La maggior parte &lt;span style=""&gt;degli&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;uomini non si rende conto di quanto siano rare le testimonianze rigorosamente esatte in ogni loro parte. Occorre guardarsi da due tipi di carenze: quelle del ricordo e quelle dell'attenzione. La memoria è uno strumento fragile e imperfetto. E’ uno specchio costituito da lastre opache; uno specchio irregolare che deforma le immagini in esso riflesse. Di ciascun testimone occorrerebbe determinare (e il giudice può provarcisi) non soltanto la validità, ma anche la forma specifica della sua memoria. C'è chi riesce a descrivere senza errori un paesaggio o un monumento che ha visto due o tre volte, mentre non sa ripetere correttamente un numero. Per lo storico, come per il magistrato, non c’è niente di più importante delle date. Sfortunatamente, è la cosa che il comune mortale ha più difficoltà a ricordare. Non soltanto la nostra mente perde per strada, come un canestro sfondato, parte dei ricordi immagazzinati, ma anche sul momento, in presenza dei fatti, ne coglie solo un numero esiguo. Talvolta si ritiene che una deposizione sia tanto più affidabile in quanto concerne oggetti che il testimone ha avuto più spesso occasione di vedere. E’ una sopravvalutazione della nostra capacità di osservazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify; text-indent: 8pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;In realtà, non notiamo le cose più usuali. Prestiamo attenzione solo a quelle che ci colpiscono. Quasi tutti ci aggiriamo mezzi ciechi e mezzi sordi in un mondo esterno che vediamo e udiamo solo attraverso una sorta di nebbia. Se chiedessi a quelli di voi che sono stati miei allievi durante l'anno appena concluso di descri&lt;span style=""&gt;vermi l'aula&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;nella quale abbiamo trascorso insieme parecchie ore alla settimana, sono persuaso che la maggior parte delle vostre risposte conterrebbero errori incredibili. L’esperimento è stato fatto altrove: a Parigi nelle scuole elementari, a Ginevra all'università. Ed è stato conclusivo. Un altro esperimento che può fare chiunque di voi ‑ve lo suggerisco per ingannare, durante le vacanze, le giornate di pioggia ‑ consiste nel chiedere a un amico che aspetto abbia sul suo orologio il numero 6: se sia in cifre arabe oppure romane, se la punta della V sia girata verso l'alto o in basso, se il cerchio del 6 sia aperto o chiuso... e così via. Spesso l'interpellato vi risponderà con precisione e senza esitazioni. Eppure sulla maggior parte degli orologi il 6 è inesistente, poiché il suo posto è occupato dal quadrante dei secondi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Leggiamo il numero assente senza neppure notarne l'assenza. Prima di accettare una testimonianza, cerchiamo di stabilire quali siano i fatti che hanno sicuramente&lt;u&gt; &lt;/u&gt;attirato l'attenzione del testimone e quali, invece, &lt;span style=""&gt;hanno&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;potuto sfuggirgli. Prendiamo un medico che cura un &lt;span style=""&gt;ferito.&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;L’interrogo contemporaneamente sulla ferita che esamina tutti i giorni e sulla stanza del malato che vede anch’essa ogni giorno, ma su cui getta di certo sguardi distratti. Sarà più attendibile sul primo aspetto piuttosto che sul secondo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify; text-indent: 9pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Naturalmente, è dal confronto incrociato delle testimonianze che si giunge a scoprire la verità. Vi ho appena parlato del resoconto che Marbot ha dato della sua traversata del Danubio. Conoscendo Marbot, ne abbiamo, diffidato, e si è cercato di controllare. Documenti attendibili ci fanno conoscere giorno per giorno i movimenti degli eserciti nella primavera del 1809. Ci rive&lt;span style=""&gt;lano&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;che in quel punto della riva sinistra dove Marbot pretende di essere approdato non c'erano truppe austriache la notte fra il 7 e 1' 8 maggio. Sappiamo, d'altronde, che il Danubio non era ancora entrato in piena l’8 maggio. Sfidando i furori di un fiume che in realtà scorreva placidamente, Marbot si è vantato di aver fatto prigionieri, in un determinato posto, degli austriaci che, quella sera, erano altrove. Per colmo di sventura, ha smentito categoricamente se stesso in anticipo. E’ stata infatti scoperta un'istanza da lui rivolta, il 30 giugno 1809, al maresciallo Berthier per ottenere una promozione. In questo documento non menziona affatto ‑ laddove opportunamente elenca con cura le proprie imprese ‑ la prodezza compiuta qualche settimana prima che, se fosse stata vera, avrebbe costituito l'elemento più significativo. Contraddetto dagli altri e da se stesso, non vi è dubbio che Marbot alterò scientemente la verità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify; text-indent: 8pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-family:Times;font-size:16pt;"  &gt;S&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;i è detto peste e corna della critica storica. E’ stata accusata di distruggere la poesia del passato.&lt;/span&gt; Gli studiosi sono stati considerati menti aride e &lt;span style=""&gt;banali,&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;e, poiché non accettavano a occhi chiusi resoconti trasmessi di generazione in generazione attraverso le epoche, sono stati accusati di insultare la memoria degli uomini antichi. Se lo spinto critico ha tanti detrattori è indubbiamente perché è più facile biasimarlo e schernirlo che praticarne i severi precetti. Si è creduto a lungo che le epopee medievali contenessero il resoconto, più o meno deformato, ma esatto nel tratti essenziali, di avvenimenti storici. Oggi sappiamo che non è affatto cosi. Il cavallo Baiardo non ha mai portato i figli di Aimone nelle grandi foreste delle Ardenne. Fu un cantastorie a inventare l'amicizia fra Ami e Amile. Aymerillot non ha mai preso Narbona &lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;. Quegli antichi poemi ‑ ormai ne siamo certi ‑ sono solo opere di fantasia. Ma per questo hanno cessato di commuoverci? Un tempo li compulsavamo cercando nel loro specchio offuscato il vago riflesso di avvenimenti incerti. Li abbiamo considerati delle cattive cronache. Ed ecco che restano solo dei bei racconti! Ora che sappiamo leggerli, ci offrono una chiara immagine: quella dell'anima eroica e puerile, avida di misteri e irrequieta, del secolo che li vide nascere. La bellezza delle leggende, e la loro peculiare verità, consiste nel tradurre fedelmente i sentimenti e le credenze del passato. Considerandoli delle leggende, li apprezziamo meglio. E poi, per dirvela tutta, se è vero che la critica ha talvolta dissolto, certi miraggi che erano seducenti, &lt;span style=""&gt;in fondo&lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt; &lt;/b&gt;non è un male! Lo spirito critico è la pulizia dell’intelligenza. Il primo dovere è quello di lavarsi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify; text-indent: 9pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Elaborate soprattutto dagli storici e dai filologi, le regole della critica della testimonianza non sono un gioco da eruditi. Si applicano al passato non meno che al presente. Qualcuno &lt;span style=""&gt;di&lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;voi si troverà forse, in futuro, investi&lt;span style=""&gt;to dei&lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;tremendi poteri del giudice istruttore. Altri saranno chiamati, dalla nostra legge democratica, alle funzioni di giurato. E anche coloro che non dovranno emettere in alcun palazzo dl Giustizia sentenze e verdetti dovranno ‑ anzi devono già ‑ in ogni momento della vita quotidiana raccogliere, confrontare e soppesare le testimonianze. Ricordatevi allora i principi del metodo &lt;span style=""&gt;critico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify; text-indent: 9pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;Contro lo spirito di maldicenza, saranno la vostra arma più sicura. E anche contro lo spinto di diffidenza. Il disgraziato che dubita sempre di tutto e di tutti, di solito non è altro che un credulone troppo spesso ingannato. L’uomo esperto, che sa quanto siano rare, le testimonianze esatte, è meno propenso dell'ignorante ad accusare di mendacio l'amico che s'inganna. E il giorno in cui in una sede pubblica, dovrete partecipare a qualche discussione importante ‑ far riesaminare una causa giudicata troppo in fretta, votare per un uomo o un'idea ‑ cercate di non dimenticarvi del metodo critico. E’ una delle strade che conducono alla verità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-indent: 8pt;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;NOTE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 1pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Times;font-size:11pt;"  &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;1. Com’è facile arguire, Bloch fa qui riferimento a celebri classici della letteratura medievale francese, ben familiari ai suoi allievi. Si tratta, nell’ordine, della “chanson de geste” &lt;i&gt;Les Quatre Fils Aymon&lt;/i&gt;, di due protagonisti del &lt;i&gt;Roman de la Rose&lt;/i&gt; e dell’opera &lt;i&gt;Aymerillot de Narbonne&lt;/i&gt; (N.d.T.)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-7281224826971558712?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/7281224826971558712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=7281224826971558712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/7281224826971558712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/7281224826971558712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/critica-storica-e-critica-della.html' title='Critica storica e critica della testimonianza'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-435124928002149637</id><published>2009-12-10T10:45:00.000-08:00</published><updated>2009-12-10T10:47:24.544-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>The Totalities of Copenhagen</title><content type='html'>&lt;h1&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;/h1&gt;&lt;h2 style="font-weight: normal;" class="subhead"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Global warming and the psychology of true belief.&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div class="bylineIconTree"&gt;   &lt;div class="bylineIconBox"&gt;          &lt;ul class="cMetadata metadataType-articleCredits"&gt;&lt;li class="byline"&gt;              &lt;h3&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;By BRET STEPHENS&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;            &lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="article_pagination_top" class="articlePagination"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;p&gt;'I am Alpha and Omega, the beginning and the end, the first and the last." Is it not obvious that the vision of apocalypse as it was revealed to Saint John of Patmos was, in fact, global warming?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Here's a partial rundown of some of the ills seriously attributed to climate change: prostitution in the Philippines (along with greater rates of HIV infection); higher suicide rates in Italy; the 1993 "Black Hawk Down" battle in Somalia; an increase in strokes and heart disease in China; wars in the Middle East; a larger pool of potential recruits to terrorism; harm to indigenous peoples and "biocultural diversity." &lt;/p&gt; &lt;p&gt;All this, of course, on top of the Maldives sinking under the waves, millions of climate refugees, a half-dozen Katrina-type events every year and so on and on—a long parade of horrors animating the policy ambitions of the politicians, scientists, climate mandarins and entrepreneurs now gathered at a U.N. summit in Copenhagen. Never mind that none of these scenarios has any basis in some kind of observable reality (sea levels around the Maldives have been stable for decades), or that the chain of causation linking climate change to sundry disasters is usually of a meaningless six-degrees-of-separation variety. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Still, the really interesting question is less about the facts than it is about the psychology. Last week, I suggested that funding flows had much to do with climate alarmism. But deeper things are at work as well.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;One of those things, I suspect, is what I would call the totalitarian impulse. This is not to say that global warming true believers are closet Stalinists. But their intellectual methods are instructively similar. Consider:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;•&lt;em&gt; Revolutionary fervor: &lt;/em&gt;There's a distinct tendency among climate alarmists toward uncompromising radicalism, a hatred of "bourgeois" values, a disgust with democratic practices. So President Obama wants to cut U.S. greenhouse gas emissions by 83% from current levels by 2050, levels not seen since the 1870s—in effect, the Industrial Revolution in reverse. Rajendra Pachauri, head of the U.N.'s Intergovernmental Panel on Climate Change, insists that "our lifestyles are unsustainable." Al Gore gets crowds going by insisting that "civil disobedience has a role to play" in strong-arming governments to do his bidding. (This from the man who once sought to preserve, protect and defend the Constitution.)&lt;/p&gt; &lt;p&gt;•&lt;em&gt; Utopianism:&lt;/em&gt; In the world as it is, climate alarmists see humanity hurtling toward certain doom. In the world as it might be, humanity has seen the light and changed its patterns of behavior, becoming the green equivalent of the Soviet "new man." At his disposal are technologies that defy the laws of thermodynamics. The problems now attributed to global warming abate or disappear.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;     &lt;em&gt;• Anti-humanism&lt;/em&gt;: In his 2007 best seller "The World Without Us," environmentalist Alan Weisman considers what the planet would be like without mankind, and finds it's no bad thing. The U.N. Population Fund complains in a recent report that "no human is genuinely 'carbon neutral'"—its latest argument against children. John Holdren, President Obama's science adviser, cut his teeth in the policy world as an overpopulation obsessive worried about global cooling. But whether warming or cooling, the problem for the climate alarmists, as for other totalitarians, always seems to boil down to the human race itself.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;     &lt;em&gt;• Intolerance&lt;/em&gt;: Why did the scientists at the heart of Climategate go to such lengths to hide or massage the data if truth needs no defense? Why launch campaigns of obstruction and vilification against gadfly Canadian researchers Stephen McIntyre and Ross McKitrick if they were such intellectual laughingstocks? It is the unvarying habit of the totalitarian mind to treat any manner of disagreement as &lt;em&gt;prima facie &lt;/em&gt;evidence of bad faith and treason.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;•&lt;em&gt; Monocausalism&lt;/em&gt;: For the anti-Semite, the problems of the world can invariably be ascribed to the Jews; for the Communist, to the capitalists. And as the list above suggests, global warming has become the fill-in-the-blank explanation for whatever happens to be the problem. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;     &lt;em&gt;• Indifference to evidence&lt;/em&gt;: Climate alarmists have become brilliantly adept at changing their terms to suit their convenience. So it's "global warming" when there's a heat wave, but it's "climate change" when there's a cold snap. The earth has registered no discernable warming in the past 10 years: Very well then, they say, natural variability must be the cause. But as for the warming that did occur in the 1980s and 1990s, that plainly was evidence of man-made warming. Am I missing something here?&lt;/p&gt; &lt;a name="U10318924080ACH"&gt;&lt;/a&gt;&lt;p&gt;     &lt;em&gt;• Grandiosity&lt;/em&gt;: In "SuperFreakonomics," Steve Levitt and Stephen Dubner give favorable treatment to &lt;a class="" href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704335904574495643459234318.html"&gt;an idea to cool the earth by pumping sulfur dioxide&lt;/a&gt; into the upper atmosphere, something that could be done cheaply and quickly. Maybe it would work, or maybe it wouldn't. But one suspects that the main reason the chapter was the subject of hysterical criticism is that it didn't propose to deal with global warming by re-engineering the world economy. The penchant for monumentalism is yet another constant feature of the totalitarian mind.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Today, of course, the very idea of totalitarianism is considered passé. Yet the course of the 20th century was defined by totalitarian regimes, and it would be dangerous to assume that the habits of mind that sustained them have vanished into the mists. In Copenhagen, they are once again at play—and that, comrades, is no accident.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703558004574581673107794380.html#printMode"&gt;The Wall street journal&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703558004574581673107794380.html#printMode"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-435124928002149637?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/435124928002149637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=435124928002149637' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/435124928002149637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/435124928002149637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/totalities-of-copenhagen.html' title='The Totalities of Copenhagen'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-204175087471432770</id><published>2009-12-10T10:19:00.000-08:00</published><updated>2009-12-10T10:20:43.794-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attualità'/><title type='text'>Un mondo d’intolleranza: dilaga la cristianofobia</title><content type='html'>&lt;span id="_ctl0_MasterContent_Occhiello"&gt;&lt;br /&gt;Rapporto sulle persecuzioni religiose&lt;/span&gt;                                &lt;div class="testataTitolo"&gt;            &lt;span id="_ctl0_MasterContent_Titolo"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;        &lt;/div&gt;                &lt;div class="abstractArticolo"&gt;            &lt;span id="_ctl0_MasterContent_SottoTitolo"&gt;&lt;/span&gt;        &lt;/div&gt;                &lt;div class="articoliTesto"&gt;                    &lt;/div&gt;                                &lt;div class="articoliTesto"&gt;            &lt;span id="_ctl0_MasterContent_Contenuto" editcontrolheight="120"&gt;C’è un popolo, un grande e immenso popolo che ogni giorno vede aumentare la sua sofferenza in quanto gli viene negato un diritto fondamentale, quello della libertà religiosa. È un popolo che raramente fa notizia, salvo alcuni casi eclatanti. È più vasto di una nazione e non è circoscritto a un’etnia particolare. Sono i cristiani perseguitati nel mondo, un’emergenza sempre più grave di cui solo recentemente opinione pubblica e autorità politiche hanno iniziato ad accorgersi. Discriminazioni, minacce, violenze e uccisioni nei riguardi dei cristiani hanno registrato un’escalation impressionante in Medio Oriente, in India e in molti altri Paesi. Ma il nostro è un tempo che divora rapidamente tutto e poi tende a dimenticare, a girar pagina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è chi invece si prende cura di raccoglierle una per una, presentandoci un bilancio completo e dettagliato delle persecuzioni dei cristiani. Si tratta del "Rapporto sulla libertà religiosa" che viene pubblicato ogni anno dall’associazione &lt;em&gt;Aiuto alla Chiesa che soffre&lt;/em&gt;. Nel Rapporto 2009, diffuso ieri, si afferma che «il 75 % delle persecuzioni religiose colpisce le comunità dei cristiani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presenza di questi fedeli, circa due miliardi di persone in tutto il pianeta, cresce soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo. Ed è proprio in queste aree che stanno aumentando in modo allarmante gli episodi d’intolleranza, spesso violenta e sanguinosa, contro i seguaci di Cristo, vittime inermi dell’odio e del fanatismo. Accanto alle misure oppressive basate sull’ideologia ateista contraria a ogni religione, come ad esempio avviene nella Cina comunista, si sta allargando il fronte di quei Paesi dove si sono imposte ideologie che dicono sì ad un’unica religione, escludendo o limitando fortemente l’esercizio delle altre, qualificate come straniere o addirittura nemiche dell’identità nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione più preoccupante è quella dell’Iraq dove «il futuro del cristianesimo è minacciato in maniera massiccia» e la comunità dei credenti, segnata da una lunga scia di sangue, può essere definita «una vera e propria Chiesa di martiri». Qualche miglioramento viene segnalato in India, nella regione dell’Orissa, teatro di pogrom anti-cristiani culminati nell’estate dello scorso anno. Ma le persecuzioni si sono fatte più intense in Pakistan, in Nigeria e anche in Egitto. Perfino in America Latina, continente tradizionalmente cristiano, ci sono &lt;em&gt;caudillos&lt;/em&gt; che agiscono contro la Chiesa cattolica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne risulta che oggi il cristianesimo è la religione più perseguitata nel mondo. Siamo di fronte a una "cristianofobia" che dovrebbe essere combattuta «almeno con la stessa determinazione con cui si condannano l’antisemitismo e l’islamofobia», come aveva ammonito qualche tempo fa il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Dominique Mamberti. Ne ha preso atto finalmente anche l’Unione Europea che, in concomitanza con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ha riaffermato il suo impegno a combattere tutte le forme d’intolleranza legate alla fede e a tutelare «le minoranze religiose».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un impegno che acquista ancor più significato nel contesto di quella sottile strategia di svuotamento della tradizione cristiana che ha ispirato la recente sentenza della Corte di Strasburgo. C’è chi preferisce eliminare i simboli religiosi in casa propria chiudendo gli occhi di fronte al tentativo di cancellare la realtà delle minoranze cristiane in molte parti del mondo. Parlano di libertà ma dimenticano che quella religiosa rappresenta il primo e fondamentale diritto dell’uomo. Siamo ancora capaci di un sussulto corale d’indignazione quando viene calpestata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;        &lt;/div&gt;                                                                  &lt;div class="dataFirma"&gt;            &lt;span id="_ctl0_MasterContent_Autore"&gt;Luigi Geninazzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.avvenire.it/Commenti/Un+mondo+dintolleranza+dilaga+la+cristianofobia_200912090849405400000.htm"&gt;Avvenire&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;        &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-204175087471432770?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/204175087471432770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=204175087471432770' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/204175087471432770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/204175087471432770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/un-mondo-dintolleranza-dilaga-la.html' title='Un mondo d’intolleranza: dilaga la cristianofobia'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-4424843956867018665</id><published>2009-12-08T03:03:00.001-08:00</published><updated>2009-12-08T03:03:53.757-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Il «climagate» inglese travolge anche Gore</title><content type='html'>&lt;span class="print-link"&gt;&lt;span class="print_html"&gt;&lt;a href="http://www.mascellaro.it/print/node/39179" title="Visualizza una versione della pagina adatta alla stampa." class="print-page" rel="nofollow"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;span class="catenaccio"&gt;In un migliaio di mail la prova dell'alterazione dei dati per alimentare gli allarmi. E il Met Office rivedrà le stime degli ultimi 160 anni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di &lt;b&gt;Luca Miele&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fonte"&gt;Tratto da &lt;a href="http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.avvenire.it" target="_blank"&gt;Avvenire&lt;/a&gt; del 6 dicembre 2009&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In principio furono un migliaio di e-mail “trafugate” dai soliti hacker, accompagnate da tremila documenti “scottanti”. Nella corrispondenza “rubata” dai computer di noti scienziati un’ammissione sconcertante. I dati sul clima e il surriscaldamento? Gonfiati ad arte. Alterati per suffragare versioni allarmistiche sull’inquinamento e sull’effetto serra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; La bufera si è abbattuta sul Climatic Resaerch Unit, un centro di ricerca molto rinomato dell’University of East Anglia dal quale sono partite le mail, proprio mentre a Copenaghen si combatte la partita – politica ed economica – sul clima. Non basta: lo schizzo di fango è arrivato anche su Al Gore. L’ex vicepresidente americano, autore del documentario “An inconvenient truth” premiato con due Oscar, avrebbe utilizzato in parte proprio i dati incriminati. Tanto che lo stesso Gore si è visto annullare la conferenza che avrebbe dovuto tenere in occasione del summit. Il democratico Usa era molto atteso nella capitale danese dove aveva in programma un incontro sul suo nuovo libro “Our Choice”, trasformatasi subito in una delle maggiori attrazioni del summit. Oltre 30mila danesi avevano già acquistato i biglietti per parteciparvi, al prezzo di 45 dollari. «Farà solo un discorso al Bella Center martedì – ha fatto sapere una portavoce – per via delle recenti notizie abbiamo dovuto cancellare l’evento del giorno dopo». Il “climagate”, come è stato ribattezzato, ha fatto una prima vittima in Inghilterra: i dati sul clima degli ultimi 160 anni. Statistiche tutte da rivedere, il Met Office britannico ha messo in cantiere il riesame dei dati sulla temperatura del pianeta relativi a questo arco di tempo. Lavoro titanico che richiederà almeno tre anni. Nel frattempo il Met non sarà in grado di dire con assoluta certezza l’estensione del trend di surriscaldamento fino alla fine del 2012. Il database del Met Office è una delle tre principali fonti di informazione per l’analisi dei dati sulla temperatura utilizzati dall’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climate Change), il gruppo internazionale di ricercatori sul surriscaldamento climatico organizzato sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il surriscaldamento (e gli allarmi che esso si trascina dietro) sarebbe allora solo una “bufala”? Niente affatto. Jane Lubchenco, a capo della National Oceanic and Atmospheric Administration, l’agenzia federale a stelle e strisce, non ha dubbi: «Il consenso collettivo sul riscaldamento globale si fonda su solide informazioni scientifiche che provengono da diverse e molteplici fonti. Quello che può essere successo in un gruppo, non mina la totalità di quello che sappiamo».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-4424843956867018665?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/4424843956867018665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=4424843956867018665' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4424843956867018665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4424843956867018665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/il-climagate-inglese-travolge-anche.html' title='Il «climagate» inglese travolge anche Gore'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-4310602658005905074</id><published>2009-12-07T04:39:00.001-08:00</published><updated>2009-12-07T04:39:59.889-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attualità'/><title type='text'>"Dhimmitudine"</title><content type='html'>&lt;h3 class="post-title entry-title"&gt; &lt;a href="http://blog.messainlatino.it/2009/12/la-lettura-delle-dichiarazioni-al.html"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/h3&gt;   &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;di Giorgio Israel&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura delle dichiarazioni al Foglio di padre Giovanni Sale, redattore della Civiltà Cattolica, desta sconcerto. Se padre Sale si limitasse a dire che il messaggio cristiano non può che essere di amore disinteressato, senza contropartite, per offrire un esempio da seguire, si potrebbe non condividere tale approccio ma non vi sarebbe incoerenza. Il problema nasce quando si debbono fare i conti con il principio di reciprocità auspicato da Benedetto XVI. Qui l’affermazione che tale auspicio non può essere rivolto alle religioni, e quindi non attiene al dialogo interreligioso, bensì attiene alle relazioni tra stati e alla diplomazia, è una piroetta che va contro la logica e il buon senso. Che cosa si vuol dire? Che se nei paesi islamici i cristiani vengono oppressi, se chi legge la Bibbia o porta una croce al collo finisce in galera, se è vietato costruire chiese e sinagoghe, è una questione che deve essere gestita dai governi o magari dall’Onu? E se uno stuolo di musulmani si mette a pregare sul sagrato del duomo di Milano, compiendo quello che, reciprocamente, verrebbe considerato come un indicibile atto di profanazione, chi se ne deve occupare: il governo italiano? “Sarebbe bello che gli stati si accordassero per lasciare piena libertà di espressione a tutti”, ma se non accade non è affare dei religiosi e delle religioni. Nel dialogo interreligioso, dice padre Sale, ci si occupa della vita e della concezione dell’uomo e della persona. In che modo? Come esercizio teorico e accademico? Tra le questioni che riguardano le persone vi è il loro diritto di praticare la propria fede. Se questo tema viene schivato il dialogo interreligioso altro non è che una gigantesca manifestazione di ipocrisia. “Che problema fa un uomo che prega?”. Nessuno, se quest’uomo non impedisce agli altri di pregare, se non manifesta disprezzo per la fede altrui, se non mira a costruire “enclaves” in cui imporre le proprie leggi anche in dispregio di quelle vigenti nella comunità che lo ospita. Viene comunemente considerato un esercizio di razionalità non condannare a priori i comportamenti altrui, bensì innanzitutto approfondirne le cause. E’ singolare che chi pratica, fino all’eccesso, questo approccio lo abbandoni completamente in casi come questo. Dice padre Sale che il voto in Svizzera sembra dettato dalla paura. Appunto. Ma non sarebbe corretto cercare di comprendere le ragioni di questa paura invece di limitarsi a condannarla? Perché mai la comprensione per le ragioni altrui deve valere in un senso soltanto? Non sarebbe il caso di chiedersi – e non dovrebbero chiederselo le comunità musulmane invece di limitarsi a deprecare – se tanti comportamenti e tanti atti concreti non siano all’origine di questa paura e del rifiuto di moltiplicare situazioni come quelle che dilagano in Olanda, in Francia e in Inghilterra? In fin dei conti, malgrado il persistere di sentimenti antisemiti, non risulta che vi sia mai stata opposizione alla costruzione di nuove sinagoghe in Europa, né di chiese cattoliche o protestanti nei paesi a maggioranza religiosa contraria. L’allarme (rinnegato) di Boris Johnson Nel 2005 il deputato britannico Boris Johnson sosteneva che l’introduzione di una legge contro l’odio razziale e religioso avrebbe “implicato obbligatoriamente il divieto di lettura – pubblica o privata – di un gran numero di passaggi del Corano”. Nel 2006 diceva: “Ad ogni lettore non musulmano del Corano l’islamofobia, la paura dell’islam, sembra una reazione naturale e, di fatto, è quel che il testo provoca. Giudicando soltanto sulle sue scritture sacre, per non dire di quel che si predica nelle moschee, l’islam è la religione più viziosamente settaria di tutte per la sua insensibilità verso i non credenti. Come ha dichiarato l’assassino di Theo van Gogh alla madre della sua vittima, questa settimana in un tribunale olandese, egli non poteva preoccuparsi di lei né provare per lei compassione perché non era musulmana”. Come avrebbe votato questo Boris Johnson in Svizzera? Oggi egli è sindaco di Londra e, come tale, è passato da queste dure affermazioni alla richiesta grottesca ai non musulmani di digiunare durante il Ramadan al fine di meglio capire i musulmani. Non si è mai sentito nessuno invitare a digiunare il giorno di Kippur o durante la Quaresima per meglio capire ebrei e cristiani. Altro che reciprocità, qui siamo passati alla più servile dhimmitudine. Come quella di chi, contro il voto svizzero, vuole rivolgersi allo stesso tribunale europeo che ha vietato il crocifisso. A questo andazzo bisognerebbe riflettere, invece di fare piroette concettuali. Bisognerebbe riflettere a quella che Luigi Amicone ha definito “la distanza siderale tra gli ‘illuminati’ e il ‘volgo disperso che nome non ha’”. Prima che arrivino altri risvegli come quelli del voto svizzero, di fronte ai quali sarà derisorio stracciarsi irrazionalmente le vesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da: &lt;em&gt;Il Foglio &lt;/em&gt;3.12.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-4310602658005905074?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/4310602658005905074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=4310602658005905074' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4310602658005905074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4310602658005905074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/dhimmitudine.html' title='&quot;Dhimmitudine&quot;'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-5349922095726324425</id><published>2009-12-06T04:22:00.001-08:00</published><updated>2009-12-06T04:22:50.002-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attualità'/><title type='text'>Questa è bella: l’Uaar e la politica familiare</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6667"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h4&gt;&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6667" class="bvMsg"&gt;         &lt;h2&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);font-size:100%;" &gt;&lt;a href="http://www.uaar.it/news/2009/12/05/famiglia-cristiana-attacco-laicista-danneggia-il-paese/" title="Permalink per: Famiglia Cristiana: “l’attacco laicista danneggia il paese”"&gt;Famiglia Cristiana: “l’attacco laicista danneggia il paese”&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;Un editoriale di Beppe Del Colle, pubblicato sull’ultimo numero di &lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Famiglia Cristiana&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style=""&gt;, plaude all’atteggiamento del ministro Maurizio Sacconi nei confronti dell’Agenzia Italiana del Farmaco, ‘rea’ di aver autorizzato la diffusione della pillola abortiva RU486. Il titolo dell’articolo esprime molto bene i contenuti del pezzo: &lt;a href="http://www.sanpaolo.org/fc/0949fc/0949fc31.htm" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal; text-decoration: none;"&gt;RU485, l’attacco laicista danneggia il paese&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;. Secondo Del Colle, agli “ambienti politici, sociali e culturali di area laicista” non sta a cuore la salute delle donne, “ma la loro libertà di mettere fine a una vita umana in gestazione”. Dopo aver accennnato a “presunti ‘diritti civili’ lontanissimi dalla legge naturale”, Del Colle ricorda come l’indice di natalità italiano sia bassissimo, e lo paragona alla ‘rinascita’ demografica francese: un paragone alquanto spericolato, il suo, visto che la pillola RU486 è usata nel paese transalpino da diversi lustri, e visto che Oltralpe il ritorno alla natalità è soprattutto il frutto del riconoscimento delle unioni di fatto, che da sole assicurano oltre il 50% dei neonati. Aspetti su cui Del Colle ha preferito sorvolare.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.uaar.it/news/2009/12/05/famiglia-cristiana-attacco-laicista-danneggia-il-paese/?utm_source=feedburner&amp;amp;utm_medium=email"&gt;UAAR&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;p&gt;Un paragone spericolato? Leggiamo il brano incriminato:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;L’Italia è oggi, non solo grazie all’aborto, una nazione in cui non c’è più&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;un ricambio generazionale assicurato: il tasso di fecondità è sceso all’1,2 per donna, mentre era rimasto a 2 fino al 1970. E questo è il frutto di una mentalità – incrementata anche dal divorzio – che nega alla famiglia ogni sostegno diretto. Come ha ricordato al Festival delle scienze di Genova Francesco Belletti, direttore del Cisf e neopresidente del Forum associazioni familiari, «la Francia è risalita a 2 figli per donna grazie a politiche demografiche che hanno individuato nelle famiglie con discendenti un valore sociale decisivo, e un bene comune dell’intero Paese: in Italia questo concetto non riesce a passare».&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;L’unica cosa spericolata è la pretesa che la crescita della natalità francese sia dovuta al riconoscimento delle coppie di fatto. È una castroneria davvero pazzesca. La crescita della natalità francese è dovuta ai sussidi alle famiglie che in Italia – come nota Del Colle – è una cosa impensabile. La sola proposta fa puntualmente riacutizzare i tic antinatalisti reduci del ’68. Anche solo la proposta di aiuti alle donne in gravidanza fa parlare di attacco all’aborto (ed è successo solo qualche anno fa, vittima di allora fu Rosi Bindi). E poi la crescita della natalità francese è dovuta ad un altro fattore decisivo quale è la forte presenza di immigrati. Le coppie di fatto non c’entrano veramente nulla. Una volta anche Gad Lerner, nel suo programma, fu tentato di creare questo spericolato – stavolta l’aggettivo ci sta tutto – collegamento; salvo poi rinnegarlo subito per motivi di decenza. Ma la decenza non sta di casa dall’UAAR….&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-5349922095726324425?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/5349922095726324425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=5349922095726324425' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/5349922095726324425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/5349922095726324425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/questa-e-bella-luaar-e-la-politica.html' title='Questa è bella: l’Uaar e la politica familiare'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-8031691195154046356</id><published>2009-12-06T03:11:00.001-08:00</published><updated>2009-12-06T03:11:19.545-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Il cattolicesimo democratico e la violenza</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6666"&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/h4&gt;                      &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span&gt; &lt;div&gt;Slogan del 25 Aprile e veleni della nostra storia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;div&gt;Brigatismo senza fine&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/span&gt; &lt;div&gt; &lt;div style="display: inline; font-weight: normal;"&gt; &lt;i&gt;di&lt;/i&gt; &lt;/div&gt;Ernesto Galli della Loggia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Perché l'Italia è l'unico Paese&lt;/span&gt; dell'Unione Europea dove ancora alligna, sia pure in misura assai ridotta, il terrorismo rosso e da 20 anni non accenna a scomparire? E perché sempre l'Italia è l'unico Paese dove quel terrorismo sembra essere in grado di godere ancora oggi di un'area più o meno vasta di consenso? Le celebrazioni milanesi del 25 Aprile, con la loro appendice di slogan e di cartelli filo-Br, ripropongono questi imbarazzanti interrogativi che come fantasmi ci inseguono da decenni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Ai quali è impossibile rispondere&lt;/span&gt; senza fare i conti con una questione più generale: quella della presenza storica nella società italiana di un fondo di violenza duro, tenace, che da sempre oppone un ostacolo insormontabile alla diffusione della cultura della legalità. Non è un caso se l'Italia è la patria delle più importanti organizzazioni storiche della criminalità europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;La sfera politica italiana&lt;/span&gt; è stata segnata profondamente dalla violenza. Sorti alla statualità da un moto rivoluzionario con alcuni tratti di guerra civile, come per l'appunto fu il Risorgimento, l'idea che a certe condizioni la violenza sia ammissibile (addirittura necessaria) ha caratterizzato in modo netto tutte le moderne culture politiche che hanno visto la luce nella penisola, che affondano le radici nella realtà più autentica della nostra storia: il socialismo massimalista, il nazional-fascismo, il comunismo gramsciano, l'azionismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Tutte culture che in un modo&lt;/span&gt; o nell'altro si sono alimentate e hanno alimentato il mito della rivoluzione, qualunque fosse l'aggettivo che poi le veniva appiccicato. A livello di massa, in pratica, ha fatto eccezione solo la cultura politica cattolica. Se non ci fosse stata la quale, come si sa, è probabile che non ci sarebbe stata neppure l'Italia democratica che invece abbiamo avuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Ma la storia non è acqua&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt; L'Italia democratica, pure se tale, è stata pur sempre figlia di una vicenda che aveva sviluppato un'antica e lunga contiguità con la violenza, nella forma, come ho detto, del mito rivoluzionario (all'origine, non da ultimo, con la Resistenza, della stessa legittimazione della Repubblica). La democrazia da noi non ha potuto che vivere gomito a gomito, e spesso intrecciata, con questo mito e con la sua cultura, entrambi opportunamente trasfigurati nella dimensione dell'«utopia», ancora oggi considerata dal senso comune politico italiano quanto di più nobile e degno la politica possa mettere in campo. Mentre lo Stato di diritto, da tutti a chiacchiere omaggiato e riverito, nei fatti commuove l'animo solo di sparute, sparutissime minoranze: quanti sono infatti, ancora oggi, quelli (a cominciare dal ministro degli Interni, si chiami Pisanu o Amato) che di fronte al blocco di una stazione da parte di un gruppo di scioperanti o alle truffe delle certificazioni sanitarie degli impiegati pubblici invocano il pugno della legge?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;In realtà, il germe dell'illegalità&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;e di quella sua manifestazione estrema che è la violenza l'Italia democratica lo porta in certo senso dentro di sé, nella sua storia culturale e dunque nella sua antropologia accreditata. Ed è per questo che non le è mai riuscito e non le riesce neppure oggi di estirparlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Può, per fare un esempio,&lt;/span&gt; cercare di insegnare l'educazione civica a scuola, ma nello stesso momento in cui lo fa mostra pateticamente quanto lei per prima creda poco ai suoi precetti non riuscendo a impedire in quella stessa scuola il venir meno di ogni norma di condotta, lo scatenarsi della più generale indisciplina. Non è il solo paradosso. C'è pure quello per cui l'Italia è il Paese dove più attecchiscono le parole d'ordine del pacifismo e la predicazione della non violenza ma insieme è anche quello dove rispetto al resto d'Europa più diffusa è la pratica dell'illegalità di massa e più frequente risuona l'esaltazione della violenza o la tolleranza di fatto nei suoi confronti: con una contraddizione solo apparente, però, dal momento che all'origine di entrambi i fenomeni c'è sempre il medesimo retaggio utopico della nostra cultura, sia pure diversamente declinato. Nonché, a custodire e perpetuare quel retaggio, l'involucro di una statualità debole che di fronte alle simpatie filo-Br di Milano dice per bocca del suo ministro degli Interni che sì, in effetti «c'è di che preoccuparsi» ma non se la sente di promettere nulla di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt;27 aprile 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2007/04_Aprile/27/brigatismo_senza_fine_galli_loggia_slogan.shtml"&gt;Corriere&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-8031691195154046356?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/8031691195154046356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=8031691195154046356' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8031691195154046356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8031691195154046356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/il-cattolicesimo-democratico-e-la.html' title='Il cattolicesimo democratico e la violenza'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-3506742792290258180</id><published>2009-12-05T09:01:00.000-08:00</published><updated>2009-12-05T09:03:51.769-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>La Sindone e la scienza</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6665"&gt;&lt;br /&gt;   &lt;/h4&gt;&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6665" class="bvMsg"&gt;&lt;p&gt;Quella della Sindone è – come direbbe qualcuno – una strana brutta storia. Però è molto significativa per capire i nostri tempi. Chi vuol studiare il rapporto fra scienza e fede, non può non passare per la contorta storia di quel telo. La  Sindone è sempre stata un oggetto misterioso, ma il caso esplose quando si scoprì che aveva caratteristiche curiose quali la tridimensionalità e l’inversione fra positivo e negativo fotografico. Allora, i soliti intellettualoidi invocarono l’intervento della scienza affinchè, ancora una volta, squarciasse le tenebre dell’ignoranza e della superstizione. La Chiesa, baluardo dell’oscurantismo scientifico e religioso, avrebbe mai concesso studi più approfonditi sul telo? Ovviamente, sì. Fu appositamente istituito lo STURP, un gruppo di studiosi di livello internazionale e interconfessionale. Queste furono le conclusioni:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;Le principali conclusioni dello STURP furono pubblicate ufficialmente nel &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/1981" title="1981"&gt;1981&lt;/a&gt;:&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Non vi è nessun tipo di pigmento, pittura, tintura o colorante      sulle fibre del tessuto.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;La colorazione dell'immagine risulta dall'ossidazione,      disidratazione e coniugazione della struttura di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Polisaccaridi" title="Polisaccaridi"&gt;polisaccaridi&lt;/a&gt;      delle fibrille stesse del lino.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;L'analisi computerizzata dell'immagine mostra che in essa è      codificata un'informazione tridimensionale.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Non vi sono tracce di spezie, oli o di alcuna secrezione corporea.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Appare evidente che vi sia stato contatto diretto della Sindone      con un corpo.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Nessun metodo chimico o fisico conosciuto è in grado di spiegare      la totalità delle caratteristiche dell'immagine.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Le macchie di sangue sono composte di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emoglobina" title="Emoglobina"&gt;emoglobina&lt;/a&gt;      e contengono &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albumina" title="Albumina"&gt;albumina&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Si può concludere che l'immagine della Sindone è quella di un vero      corpo umano &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flagellazione" title="Flagellazione"&gt;flagellato&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Crocifissione" title="Crocifissione"&gt;crocifisso&lt;/a&gt;.&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;(Da &lt;a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shroud_of_Turin_Research_Project"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Questi sono i risultati scientifici, ottenuti da studiosi di diversi istituti che hanno lavorato sul telo. Eppure questi risultati non li sentirete quasi mai citare in tv. Sentirete i risultati di singoli (presunti) studiosi che ritengono, magari, di aver riprodotto la Sindone ma senza fornirne nessuna prova sperimentale. Sentirete ipotesi fatte da chi la Sindone non l’ha mai nemmeno vista da lontano e che ignorano del tutto i risultati dello Sturp. Sono passati tanti anni, eppure non ho mai sentito qualcuno che criticasse quei dati. No, nei migliori dei casi vengono ignorati; nei peggiori si procede alla demonizzazione dei membri dello Sturp. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il problema è che la Scienza ha deluso, non ha dato i risultati sperati e quindi quei poveri studiosi – che hanno fatto solo il loro lavoro – diventano improvvisamente sospettati di una incredibile congiura macchinata ovviamente dal Vaticano (anzi no, facciamo l’Opus Dei che va più di moda). La cosa interessante è che la storia si ripete. Anche su Lourdes pesavano i soliti sospetti di autosuggestione e cose simili. La Scienza! La Scienza! La Scienza spiegherà tutto! Volete che si fermi davanti a questi quattro contadinotti che si immaginano di essere guariti da un malattia che non hanno mai avuto?! Poi, però, la scienza è arrivata e ha dimostrato che era tutto vero. Non solo che le guarigioni erano reali, ma che erano anche scientificamente inspiegabili. Ovviamente, poi, quelli che avevano invocato la  Scienza non ci hanno poi spiegato come si mettevano le cose. I più furbi si rifugiano, invece, nella fideistica convinzione che se la Scienza non è onnipotente oggi, lo sarà domani. Ma questa è un’altra storia.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Per la  Sindone è successo qualcosa del genere. Se i dati dello Sturp non sono il risultato di una risibile congiura, allora si tratta di un’incompetenza a dir poco scandalosa. Eppure, i membri dello Sturp continuano tranquillamente a fare il loro lavoro, i loro articoli vengono pubblicati da importanti riviste scientifiche (cosa impossibile se ci fossero prove o anche solo dubbi sulla loro professionalità e competenza). Inoltre, al contrario di quello che alcuni vorrebbero far credere, lo Sturp non è un club di convinti assertori dell’autenticità della Sindone. Ne fanno parte anche autorevoli membri che, nonostante i dati di cui sopra, legittimamente sostengono che si tratti di un falso. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ma la cosa più divertente deve ancora venire. La scienza diventa mala scienza quando non dice quello che ci si aspettava, e così si finisce poi per non vederla dove davvero c’è e ci sono le prove. Parliamo ovviamente del famoso esame del C14. Qualunque archeologo di un certo livello, fra i quali ad esempio il famoso archeologo William Meacham, può confermare che quello del radiocarbonio è solo un test fra i tanti, perché non è certo infallibile. Anzi, si tratta di uno strumento molto sensibile alle contaminazioni. Capita spesso che il C14 dia risultati in contrasto, quando non assurdi, con gli altri dati riguardanti la datazione del reperto. In quei casi il risultato del test (che è puramente indicativo) viene respinto senza problemi. Stranamente, solo con la  Sindone il C14 è diventato un test infallibile e incontestabile. Un vero e proprio dogma, nonostante costituisca l’unico risultato negativo. Ma la storia non finisce qui. Il problema non è solo l’attendibilità del C14, tra l’altro aggravata dallo stato di un reperto come quello sindonico. Ci sono anche seri dubbi sui modi con i quali il test è stato condotto. Il comportamento dei laboratori interessati è stato molto poco scientifico con continui e immotivati cambiamenti di protocollo, poi comunque clamorosamente disatteso. I tre laboratori non avrebbero dovuto comunicare fra loro prima di inviare i risultati al British Museum, ed è provato che invece comunicarono eccome. Non fu ammessa la presenza di un osservatore dell’arcidiocesi di Torino, ma le porte dei laboratori furono spalancate ad estranei e tv (mentre, cioè, veniva rifiutata la presenza di un rappresentante del proprietario del reperto…). Dovevano datare alla “cieca” insieme ad altri campioni e non lo fecero. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;E si potrebbe continuare a lungo, concludiamo dicendo che per trasparenza i dati grezzi avrebbero dovuti essere pubblicati in modo da permettere a tutti gli studiosi di verificare i complessi calcoli. Invece, dopo molti anni, i tre laboratori si rifiutano ancora di renderli noti: un comportamento inspiegabile e inspiegato. C’è chi, anche qui, ha parlato di complotto. Di sicuro per le numerose violazioni del protocollo, non si può non parlare di cattiva fede. Ma non bisogna dimenticare che il tutto avvenne in un’atmosfera molto tesa. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Infine, ci sono molte teorie più o meno plausibili sulla veridicità del test fatto sulla Sindone. Di alcune abbiamo già parlato, fra le quali quella di Rogers. Qui, in conclusione, aggiungiamo un altro tassello del &lt;i style=""&gt;puzzle&lt;/i&gt;. Marco Tosatti, autore di &lt;i style=""&gt;Inchiesta sulla Sindone&lt;/i&gt;, ha sottoposto la controversa questione a Livia De Giovanni e Pierluigi Conti. Entrambi sono docenti di calcolo statistico alla Sapienza ed estranei alle polemiche sulla Sindone. Il risultato è stato che perfino in quei pochi dati resi noti dai laboratori, nel famoso articolo su &lt;i style=""&gt;Nature&lt;/i&gt;, c’è un errore alquanto significativo. Sembra che in realtà l’esperimento fosse fallito e sono state necessarie forzature per raggiungere lo stesso un risultato. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In sostanza, i dati scientifici (quelli dello Sturp) non importano se non a pochi. E se qualcuno si permette di citarli, la risposta non ha nemmeno la sembianza di una contestazione scientifica. A questa scienza si oppone poi, come se non bastasse, il test al C14 tanto che si è creato un vero e proprio partito dei “radiocarbonisti”. Solo che su quel test gravano sospetti più che fondati, tanto che molte delle violazioni di cui abbiamo parlato sono state spesso candidamente ammesse dai diretti interessati. In sostanza, hanno voluto l’intervento della scienza. Quando è arrivata, i risultati non sono stati di loro gradimento e una colossale opera di disinformazione ha lavorato perché gli unici veri dati disponibili fossero passati quasi sotto silenzio al pubblico; e quando questo non è possibile, tali risultati vengono irrisi come se fossero il prodotto di una fervida immaginazione. Alla scienza che osannavano, hanno infine opposto un vero e proprio caso di mala scienza. È un sottile gioco, tutto sommato divertente. La Chiesa, che deve passare per la millenaria istituzione oscurantista, ha messo a disposizione il reperto per tutti gli studi del caso. La cultura laica, o sedicente tale, quei risultati scientifici li ignora o li respinge. È un rifiuto della scienza non dissimile da quello dei creazionisti, solo che questi ultimi almeno non sono ipocriti. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;   &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-3506742792290258180?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/3506742792290258180/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=3506742792290258180' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/3506742792290258180'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/3506742792290258180'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/la-sindone-e-la-scienza.html' title='La Sindone e la scienza'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-8640558612551743951</id><published>2009-12-03T08:13:00.000-08:00</published><updated>2009-12-03T08:14:24.304-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri'/><title type='text'>I diari di Giovanni Guareschi</title><content type='html'>&lt;span id="ctl00_MainContentPlaceholder_ctl01_ctl00_lblEntry"&gt;&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6661" class="bvMsg"&gt;       &lt;p&gt;Il grande scrittore Giovannino Guareschi, oltre a lasciarci indimenticabili capolavori come quelli della serie di Peppone e don Camillo, ci ha lasciato anche i suoi diari che sono insieme una grande testimonianza storica e di vita. Due diari che poi in realtà sono uno solo, per una curiosa vicenda editoriale. Guareschi fu infatti fra i seicentomila militari italiani internati nei lager tedeschi dal ’43 fino alla fine della guerra. In questi due terribili anni di prigionia, Giovannino annotò tutto quello che accadeva e pensava, perfino “quello che avrei dovuto pensare” scriverà lui stesso. E nacque così il Grande Diario che consta di più di cinquecento pagine di annotazioni giorno per giorno con suddivisione per mesi. Ma, alla fine, Guareschi decise di non pubblicarlo, ricavandone un diario più piccolo uscito con titolo di &lt;i&gt;Diario clandestino&lt;/i&gt;. Nell’introduzione di quest’ultimo così spiega la sua scelta:&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;"&gt;Fu un lavoro faticosissimo e febbrile: ma alla fine, avevo il diario completo. Allora lo rilessi attentamente, lo limai, mi sforzai di dargli un ritmo piacevole, indi lo feci ribattere a macchina in duplice copia, e poi buttai tutto nella stufa: originale e copia. […] Dopo di che uno capisce come io, scritto il diario, dovessi bruciarlo: nomi, fatti, responsabilità. Considerazioni di carattere storico e politico, tutto è stato bruciato e doveva bruciare assieme alle cartelle del diario.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In effetti quel diario, in un’Italia che usciva dalla guerra civile, poteva ravvivare vecchi rancori. Ma per fortuna non è andato perduto grazie all’opera dei figli dello scrittore, Alberto e Carlotta, che lo hanno recuperato. Infatti Guareschi, come spiegano nella prefazione del Grande diario, aveva visto troppa miseria e troppe guerre per bruciare così tanta buona carta. Così la riutilizzò per le sue brutte e i suoi disegni, rendendone però possibile la pubblicazione postuma. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;E fu così che di uno stesso capolavoro abbiamo due edizioni definitive dell’autore. Ma in entrambi i diari traspare il dramma di quei soldati italiani che soffrirono la fame e le malattie pur di non aderire alla Repubblica sociale e per restare fedeli al loro paese e al Re. Una resistenza eroica, come nota Giampaolo Pansa nella prefazione del Grande Diario, misconosciuta fino a pochi anni fa. I soldati italiani furono abbandonati da tutti, anche dal loro paese per cui avevano combattuto e sofferto. La Germania infatti negava loro lo &lt;i&gt;status&lt;/i&gt; di prigionieri di guerra considerandoli degli internati militari, quindi senza le tutele della Convenzione di Ginevra (comunque sempre violata dai Tedeschi). Anche la  Croce Rossa internazionale che forniva assistenza a tutti i prigionieri, russi, francesi e via dicendo, abbandonò gli italiani al loro destino obbligandoli a sopravvivere del misero rancio del lager e dei pacchi che arrivavano - quando possibile - dalle famiglie. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel diario Guareschi indica ogni giorno il suo stato di salute e il livello di fame, ma era costretto ad usare un linguaggio in codice perché i suoi scritti erano costantemente controllati dalla Gestapo. Così indicava con una “F” la fame, poi aggrava da altre “F” messe di seguito a seconda della gravità fino ad arrivare a ben ventotto “F” consecutive. Così Guareshi descrive il suo stato:&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;"&gt;Io non mi considero prigioniero, io mi considero combattente…sono un combattente senz’armi, e senz’armi combatto. La battaglia è dura perché il pensiero dei miei lontani e indifesi, la fame, il freddo, la tubercolosi, la sporcizia, le pulci, i pidocchi, i disagi che non sono meno micidiali delle palle di schioppo…Io servo la patria facendo la guardia alla mia dignità di italiano&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Qui Guareschi fa riferimento alle continue sollecitazioni di adesione alla Repubblica e di collaborazione con la Germania che portavano a repentini miglioramenti di vitto e alloggio per gli optanti. Era una vera e propria guerra psicologica, fatta di vessazioni e umiliazioni. Sempre riguardo la fame, l’autore scrive di essere partito con 89 kg di peso e di essere tornato con 54. Sempre Guareschi scrive:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i&gt;Ho fame! Che il buon Dio mi aiuti. Ma creperò piuttosto di cedere.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;Gli internati sembravano scheletri. Tragiche visioni paurose, occhiaie incavate, visi raggrinziti e grinzosi con capigliature da ventenni…muti, cascanti, sfiniti, facce spaventosamente gonfie, sempre in cerca di qualcosa da mangiare nella spazzatura…che terribile visione quella di un ragazzo di vent’anni che morì imprecando alla Germania e rosicchiando un pezzetto di legno, per la fame.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Sono pagine drammatiche in cui emerge spesso anche una dimensione di fede con continue invocazioni e ringraziamenti alla Divina Provvidenza. Ma spesso c’è anche un tono ionico che convive con quello tragico. Inoltre Guareschi offre un’esauriente descrizione della vita del campo, con il suo mercato nero e i suoi speculatori, le spie, le lettere da casa, le liti e le conversazioni, le notizie dal fronte provenienti dalle radio clandestine che riuscivano a nascondere (Giovannino chiamava Caterina, sempre in codice, quella della sua baracca). Inoltre, nel cuore dell’inciviltà nazista, non morivano l’arte e la cultura con cicli di conferenze, lezioni, concerti e persino un teatro guidato dallo stesso Guareschi che durante tutta la prigionia continuò a scrivere storie che poi leggeva ai suoi compagni (annotandone le reazioni di entusiasmo o di indifferenza). Nell’introduzione del diario clandestino, si legge:&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;"&gt;Non vivemmo come bruti. Non ci siamo rinchiusi nel nostro egoismo […] Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, uomini con un passato e un avvenire. Ci stivarono in carri bestiame e ci scaricarono, dopo averci depredati di tutto, fra i pidocchi e le cimici di lugubri campi, vicino a ognuno dei quali marcivano, nel gelo delle fosse comuni, decine di migliaia di altri uomini che prima di noi erano stati gettati dalla guerra da quel filo spinato. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Riguardo l’ironia, così conclude l’introduzione:&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;"&gt;Magari li potrà interessare il volumetto in sé: vale a dire la prigionia vista da un umorista. Comunque il libro è qui. Se la vedano i miei ventitré lettori. Se non va bene, vuol dire che la prossima prigionia farò meglio&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nella lettera al figlio, che si trova invece nel grande diario, Guareschi si difende preventivamente dall’accusa di voler fare dell’umorismo ad ogni costo. Per lui in quella situazione tragica e paradossale, l’ironia era insita nelle vicende stesse che viveva. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;A tutto questo si aggiungeva una grande determinazione, soprattutto per rivedere la famiglia e conoscere la figlia Carlotta, che gli nacque proprio in quel periodo, e che nel diario Guareschi assume come una sorta di angelo custode con tanto di simpatiche vignette. Così Giovannino descrive il suo atteggiamento:&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;"&gt;L’unica cosa interessante, ai fini della nostra storia, è che io, anche in prigionia conservai la mia testardaggine di emiliano della Bassa: e così strinsi i denti e dissi: “Non muoio neanche se mi ammazzano!”. E non morii. Probabilmente non morii perché non mi ammazzano: il fatto è che non morii”&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ma l’attualità di Guareschi sta anche nell’insegnamento che ha tratto dalla prigionia e che merita oggi di essere ripetuto:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i&gt;No! Dirò sempre di no, nella vita. Ho imparato a dire di no!&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;E il suo fu un no alle richieste di adesione alla Repubblica. No alla collaborazione con la Germania. No anche alla collaborazione con gli inglesi, che pure lo avevano liberato, ma che a volte gli facevano rimpiangere i tedeschi. No al comunismo. Ed ebbe un atteggiamento molto critico anche con la  Dc di de Gasperi. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;I diari di Giovannino Guareschi sono un vero capolavoro della letteratura novecentesca&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e hanno un carico di umanità che ne rende la lettura un’esperienza indimenticabile. È un’opera che può dare l’idea di cosa veramente furono la Seconda Guerra mondiale e la Resistenza ma senza i toni retorici e propagandistici che ne rendono ormai insopportabile la memoria. Concludiamo questa recensione con un’ultima citazione, tratta dal &lt;i&gt;Diario clandestino&lt;/i&gt;:&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic;"&gt;Per quello che mi riguarda, la storia è tutta qui. Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell’oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno. Anzi, sono riuscito a ritrovare un prezioso amico: me stesso.&lt;/p&gt;   &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-8640558612551743951?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/8640558612551743951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=8640558612551743951' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8640558612551743951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8640558612551743951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/i-diari-di-giovanni-guareschi.html' title='I diari di Giovanni Guareschi'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-8447803785987586610</id><published>2009-12-03T02:51:00.001-08:00</published><updated>2009-12-03T02:51:49.101-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bioetica'/><title type='text'>«Il mio dramma con la Ru486 Stavo morendo, ho perso tutto»</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6659"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h4&gt;                 &lt;div&gt;            &lt;span&gt;&lt;/span&gt;        &lt;/div&gt;                &lt;div&gt;                    &lt;/div&gt;                                &lt;div&gt;            &lt;span&gt;Un figlio indesiderato, una gravidanza annunciata e poi confermata da due rapidi test fai-da-te nel bagno dell’università di Barcellona, dove da qualche mese studiava con il suo fidanzato. Infine la decisione di abortire e il benevolo consiglio di un medico spagnolo, gentile quanto ingannevole: «Due pillole e non ci pensi più»... Invece Anna (nome di fantasia), 24 anni, studentessa calabrese, ripenserà per sempre a ciò che è avvenuto dal momento in cui ha assunto la Ru486, un "medicinale" che non cura niente e nessuno, nato allo scopo specifico di sopprimere la vita al suo esordio. Ma che quel giorno rischiò di uccidere la giovane madre, oltre a quel feto che oggi, mentre piange, chiama «figlio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ero partita dall’Università della Calabria per il "Progetto Erasmus" – racconta incontrandoci sul Ponte Pietro Bucci dell’ateneo, i segni di una sofferenza indelebile sul volto e nel tremore della voce –. Studiavo e tuttora studio a Cosenza, allora ero una ragazza felice e piena di propositi per il futuro, anche perché presto ho conosciuto il mio fidanzato, con cui poi sarei partita per Barcellona...». Gli occhi neri si muovono rapidi e insicuri, offuscati da un’ombra di dolore, ciò che resta del suo viaggio in quello che lei chiama «il tunnel oscuro» e dal quale ancora non sa uscire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua storia è di quelle che iniziano fin troppo bene, con un bando proposto agli studenti più meritevoli per uno scambio culturale e formativo in una delle città europee, il brillante superamento della selezione assieme al fidanzato (che chiameremo Roberto), e la partenza per la metropoli catalana. «Doveva essere un’esperienza indimenticabile», ricorda senza sorridere. Anna, che nel suo soggiorno spagnolo condivide l’alloggio con due compagne straniere, un giorno si accorge, calendario alla mano, che i conti non tornano: «All’inizio pensavo che il mio ritardo derivasse da alcuni antibiotici che avevo assunto per una brutta influenza – prosegue –, poi cominciai a temere di essere rimasta incinta e in una farmacia del centro comprai il test di gravidanza». La vita di suo figlio, annunciata in quel bagno, le cadde addosso come la peggiore delle notizie. «Lo dissi a Roberto e sperammo entrambi in un errore, ma anche il secondo test diede lo stesso risultato. Da allora litigammo furiosamente...».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita di Anna iniziava a frantumarsi, e il primo pezzo che se ne andava era proprio l’amore: da una parte c’era Roberto, deciso a tenere quel figlio e a prendersi le sue responsabilità di padre nonostante i suoi 24 anni e la mancanza di un lavoro, dall’altra le paure della giovane, il timore dei genitori, il terrore della solitudine. E sola rimane davvero, Anna, accompagnata da un’amica spagnola nella struttura sanitaria in cui i medici le spiegano che «la Spagna è molto più avanti dell’Italia e qui c’è la libertà di abortire con semplicità». Sola è anche quando i camici bianchi le raccontano che non avrà alcun problema, che «basterà assumere due pillole, una per bloccare la gravidanza e l’altra per espellere il feto, niente di complicato, al massimo quel piccolo fastidio come nelle giornate del ciclo...». Sola quando imbocca il tunnel senza nemmeno far sapere a Roberto che tra poche ore non sarà più padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un mare di carte da compilare per dichiarare che era stata informata di tutte le conseguenze cui andava incontro, un colloquio frettoloso con un’assistente sociale, una prescrizione medica e giù le pillole. «Eravamo in tante - ricorda tormentandosi per tutte - e ci chiamavano per nome e cognome, senza alcun rispetto della privacy. Quando toccò a me, nessuno in realtà mi disse nulla del pericolo cui andavo incontro, così firmai e presi la prima pillola, che poi scoprii chiamarsi Mifeprex. Due giorni dopo ritornai in ospedale, come mi aveva detto il medico, e presi l’altra pillola, il Misoprostol. È stato tutto molto facile». Facile come bere quel bicchier d’acqua con cui le manda giù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il dramma deve solo cominciare. «La mattina seguente ero sola in appartamento, le mie due amiche erano uscite, il mio fidanzato neanche sapeva che stavo già mettendo in pratica il mio intento abortivo. Iniziai ad avere dolori lancinanti all’addome, a fare avanti e indietro dal bagno con una diarrea incontrollabile e una nausea terribile. Pensavo di morire. Caddi in uno stato di semi incoscienza e dopo alcune ore mi svegliai in un bagno di sangue. L’emorragia era inarrestabile, continuavo a perdere sangue, sentivo la vita uscire dal mio corpo, non ero mai stata tanto male. Chiamai aiuto e tornai in ospedale, dove mi fecero una nuova ecografia ed ebbi la notizia che l’aborto era avvenuto "con successo". In realtà lì si celebrò il cuore vero del mio dramma. Le mie convinzioni ad una ad una sono tutte crollate, sono caduta in uno stato di depressione terribile, piango sempre e fatico a riprendere forza. Ora mi sento in colpa verso il mio fidanzato, che peraltro ho anche perso, e soprattutto verso quella creatura. Devo cominciare a ricostruire tutta la mia vita, ma so che questo ricordo non mi abbandonerà».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era una ragazza come tante, Anna, con quella voglia di vivere a volte irrefrenabile, quella convinzione di avere il mondo in tasca e le certezze nel cuore, decisa a fare di testa sua. «Anche in quell’occasione pensavo di aver scelto la via facile, così sui giornali ti presentano la Ru486, credevo fosse una conquista della scienza, invece la mia vita è finita con quella pillola, che ti dà l’illusione di non abortire mentre in realtà rischia di uccidere te oltre a tuo figlio...».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ce la farà, Anna, la sua rinascita comincia da qui, dal desiderio di raccontare la sua storia, rimasta sconosciuta anche ai genitori: «Non voglio che altre ragazze imbocchino la mia strada, devono sapere a cosa si va incontro. Vorrei dire solo questo: attente alle false libertà e soprattutto non decidete da sole, la vita, sin dal suo sbocciare, anche nel dramma si può trasformare in un dono. Io me ne sono accorta troppo tardi, ma per voi c’è ancora tempo».&lt;/span&gt;        &lt;/div&gt;                                                                  &lt;div&gt;            &lt;span&gt;&lt;br /&gt;Lucia Bellaspiga e Enzo Gabrieli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.avvenire.it/Cronaca/RU486+ANNA_200912020831299030000.htm"&gt;Avvenire&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-8447803785987586610?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/8447803785987586610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=8447803785987586610' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8447803785987586610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8447803785987586610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/il-mio-dramma-con-la-ru486-stavo.html' title='«Il mio dramma con la Ru486 Stavo morendo, ho perso tutto»'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-1839291213633520603</id><published>2009-12-02T09:22:00.001-08:00</published><updated>2009-12-02T09:23:10.765-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bioetica'/><title type='text'>Eutanasia, te la do io la medicina</title><content type='html'>&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6658" class="bvMsg"&gt;                                                &lt;h2&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Lo presentano come la punta di diamante della sanità inglese, ma il protocollo Liverpool di cure palliative apre all’eutanasia. E abbatte i costi dell’assistenza (insieme ai malati terminali)&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://www.tempi.it/prima-linea/008108-e-italia-sinistre-e-finiani-chiedono-un-biotestamento-pi-britannico" target="_blank"&gt;E in Italia sinistre e finiani chiedono un biotestamento più “britannico” &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/h2&gt;                &lt;div&gt;&lt;span&gt;di&lt;/span&gt; &lt;span&gt;            Rodolfo Casadei&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;                                         &lt;div&gt;                  &lt;br /&gt;                                                   &lt;/div&gt;                     Ha quasi 81 anni, si chiama Hazel Fenton e doveva essere morta dieci mesi fa, quando i medici del Conquest Hospital di Hastings le hanno negato per dodici giorni di seguito l’alimentazione artificiale e sospeso la terapia antibiotica, certi che alla signora, ricoverata per una polmonite acuta, restavano pochi giorni da vivere. La forte fibra e l’insistenza della figlia l’hanno salvata: le cure sono state riprese e la donna oggi vive, il Times ha raccontato la sua storia. Un destino differente è toccato alla sorella della signora Marie Mcmanus Muir, londinese: ricoverata in una casa di cura a causa della sclerosi multipla di cui soffriva da anni, dopo alcuni mesi di declino fisico è stata privata di cibo e acqua e sottoposta a infusione permanente di morfina nonostante la contrarietà della sorella; dopo una settimana è deceduta. A metà strada fra i due il caso del 95enne Eric Troake, ricoverato al Frimley Park Hospital nel Surrey dopo un ictus. La figlia, Rosemary Munkenbeck, ha denunciato sui giornali che a suo padre è stata interrotta per cinque giorni la somministrazione di tutti i fluidi, medicinali e per idratazione; è sua convinzione che sia stato fatto con l’intenzione di accelerarne la dipartita. «Abbiamo fatto le nostre rimostranze e questo a loro non piace», ha detto la figlia. «Dicono che mia sorella ed io siamo crudeli perché ci aggrappiamo alla vita di nostro padre. Ma quest’uomo ha diritto a vivere: non ha una malattia in fase terminale, ha solo patito un ictus. Vogliamo proteggerlo. Abbiamo la sensazione che abbiano deciso fin dall’inizio di “scartarlo” perché ha 95 anni».&lt;br /&gt;In Inghilterra i casi veri o presunti, tentati o riusciti di eutanasia come i tre sopra citati vanno sotto un nome e una sigla che per alcuni incarnano l’eccellenza della sanità pubblica britannica, per molti altri rivelano la congenita inclinazione delle autorità per la neo-lingua orwelliana: Lcp, Liverpool Care Pathway, ovvero Percorso di cura di Liverpool. Si tratta di un modello di assistenza che indica le cure che un paziente dovrebbe ricevere negli ultimi giorni di vita per soffrire il meno possibile. È stato creato dal Marie Curie Palliative Care Institute di Liverpool, che lo definisce (traduzione letterale) «un percorso di cura integrata utilizzato al capezzale per incrementare un’elevata qualità del morente nelle ultime ore e giorni di vita». Dal 2004 è raccomandato dal National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice), l’authority nazionale per la qualità dell’assistenza sanitaria. Infatti è stato adottato da 300 ospedali, 130 ospizi e 560 case di cura. Descritto in poche parole, l’Lcp consiste nel sospendere la somministrazione intravena di alimentazione e medicinali al paziente e sostituirla con un’infusione permanente di morfina. Per i parenti di molti ricoverati anziani e non solo anziani l’Lcp è una sorta di sentenza di morte pronunciata da medici e infermieri che non hanno più voglia di occuparsi del loro caro o che sono stati incaricati di realizzare risparmi sulle spese sanitarie. Patricia Cooksley, una lettrice del Daily Telegraph ex infermiera che ha visto morire uno zio 81enne malato di cancro dopo 11 giorni di disidratazione e somministrazione continua di morfina, in una lettera al quotidiano l’ha definita “licenza di uccidere”.&lt;br /&gt;Finché a lamentarsi erano singoli cittadini, la cosa è passata sempre in cavalleria. Ma all’inizio del settembre scorso a incendiare il dibattito ci ha pensato un gruppetto di esperti comprendente docenti universitari di geriatria, consulenti di medicina palliativa e anestesisti che ha scritto al Daily Telegraph una lettera collettiva per denunciare diagnosi di morte imminente errate ed eccessiva fretta da parte di strutture ospedaliere e case di cura nel sospingere i pazienti a compiere passi senza ritorno sul Percorso di Liverpool. «Un approccio modulistico alla gestione della morte sta provocando una crisi nazionale nell’assistenza», scrivono i firmatari dell’appello. «Se si barrano tutte le caselle giuste del Liverpool Care Pathway, il risultato inevitabile del trattamento è la morte. Un’ondata di scontento si sta diffondendo fra gli amici e i familiari che osservano come siano negati fluidi e cibo ai pazienti. Vengono applicati microinfusori per la somministrazione continua di sedazione terminale, senza preoccuparsi del fatto che la diagnosi potrebbe essere errata». Stavolta le reazioni ci sono state. Un portavoce del ministero della Sanità ha precisato: «L’Lpc è uno strumento istituzionale e raccomandato che fornisce agli operatori un protocollo basato su dati di fatto per aiutarli a fornire assistenza di alta qualità alle persone che sono alla fine della loro vita. Stiamo investendo 286 milioni di sterline per il biennio 2010/11 per sostenere l’implementazione della End of Life Care Strategy, per migliorare l’assistenza di fine vita a tutti i pazienti adulti».&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;             &lt;/h1&gt;                    &lt;b style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Morire col minor disagio possibile&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Secondo Sharon Cusack, un’operatrice familiare con l’Lpc, esso «raccomanda che il riconoscimento che una persona sta per morire non sia la decisione di una persona, ma dell’intera équipe responsabile dell’assistenza al paziente e della famiglia. Se ci sono obiezioni, l’Lpc non dovrebbe essere imposto. Le condizioni del paziente devono essere monitorate continuamente. Se si percepisce che le sue condizioni sono migliorate, i trattamenti precedenti devono essere reintrodotti. L’Lcp non è uno strumento per l’eutanasia, ma per aiutare le persone a morire con dignità». Concetti simili a quelli espressi dal portavoce del Frimley Park Hospital dopo le proteste della signora Munkenbeck: «A volte trattare attivamente un paziente che sta morendo può prolungare senza necessità le sue sofferenze. La decisione di sospendere un trattamento è presa solo dopo attenta considerazione da parte di un team multidisciplinare di clinici, consultando la famiglia e, quando è possibile, il paziente. Prendersi cura di lui può implicare l’applicazione del Liverpool Care Pathway. Questo protocollo permette ai pazienti di affrontare il morire con il minor disagio e con la maggiore dignità possibili, nel mentre che ricevono appropriata assistenza personalizzata».&lt;br /&gt;Belle parole, ma molti parenti di malati indirizzati sull’Lcp dalle équipe di ospedali e ricoveri smentiscono vigorosamente che le cose vadano in questo modo. A ciò si aggiunge il fatto che nessuno fino a questo momento ha potuto confutare un dato che i firmatari dell’appello apparso sul Daily Telegraph hanno evidenziato, e cioè che nel biennio 2007/08 il 16,5 per cento di tutti i decessi nel Regno Unito è avvenuto dopo sedazione terminale: una percentuale doppia di quella registrata in paesi come Belgio e Olanda, dove esistono legislazioni che autorizzano l’eutanasia. «Mia madre sarebbe stata lasciata morire di fame e di disidratazione. È davvero un sotterfugio per l’eutanasia legalizzata degli anziani all’interno dell’Nhs (il servizio sanitario nazionale britannico, ndr)», protesta la figlia della signora Hazel Fenton, cui un giovane medico subito dopo il ricovero della madre avrebbe detto che costei sarebbe stata avviata all’Lcp, mentre un’infermiera le avrebbe chiesto «Che cosa vuole fare col corpo di sua madre?». «La decisione di sospendere alimentazione e fluidi a mio fratello, che al momento era perfettamente lucido, e di somministrargli morfina con un microinfusore ha compromesso la funzionalità renale e causato una dolorosa infezione dei reni con febbre alta», scrive un lettore del Daily Telegraph che si firma Alex.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Mia sorella ed io siamo rimasti scandalizzati per le condizioni in cui mio fratello è stato ridotto a causa delle inadeguate spiegazioni date a lui e a sua moglie intorno alle cure palliative. Non essendo i suoi parenti più stretti, siamo stati esclusi dalle discussioni sul suo trattamento. Circa sei mesi prima avevamo accudito un altro fratello che è morto di cancro in Francia. Il trattamento nei suoi e nei nostri confronti è stato illuminato e umano. Costui è morto con dignità, assistito con gentilezza e superbe cure mediche, l’altro ha sopportato tre settimane di dolore e stress terribili a causa di quello che adesso abbiamo capito essere il Liverpool Care Pathway». «Mio suocero è stato “assassinato” dall’Nhs», scrive un certo Peter. «L’Lpc è stato istigato da un giovane dottore e le flebo di diamorfina e midazolam erano già state iniziate al momento in cui è stata consultata la famiglia. Da notare che nelle stesse note del dottore è stato registrato che mio suocero non presentava dolore né stress psicologico; l’unico scopo delle flebo non poteva essere che quello di accelerare il suo decesso». «La settimana scorsa a mio padre è stato applicato l’Lpc», scrive una certa Katie. «Era entrato in ospedale per le fratture di una caduta, ha sviluppato una polmonite ed è stato portato in rianimazione. Quando si è ripreso i medici gli hanno tolto la ventilazione e lo hanno riportato in reparto. Una volta lì hanno immediatamente deciso di applicare l’Lpc, gli hanno sospeso tutti i fluidi, alimentazione e medicinali. Il protocollo non è stato discusso con noi della famiglia prima di essere avviato. Dopo due giorni papà è morto». Ci sono casi che ricordano quello della signora Hazel Fenton. «A mia zia, che ha 75 anni, è stato diagnosticato un tumore allo stomaco dopo mesi di dolori», scrive Laura R. «È stata mandata a casa accompagnata da due infermiere che dovevano istruire mia cugina a rendere “confortevoli” i suoi ultimi giorni: niente cibo e acqua, ma solo la medicazione che avevano portato per lei. Mia cugina le ha cacciate di casa e quelle andandosene le hanno detto: “Non vivrà più di una settimana”. Sono passati quattro mesi!». Dietro a tutto questo pare stagliarsi una politica di riduzione dei costi della sanità, ispirata dal Nice, l’authority citata all’inizio. Lo scorso agosto l’istituto ha emesso una direttiva nella quale si spiega che i pazienti non devono attendersi che l’Nhs salvi la loro vita se ciò costa troppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Risorse limitate, cure “razionalizzate”&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Leggere per credere: «Quando le risorse per la sanità sono limitate, applicare la norma del “dovere di salvataggio” (cercare di salvare una persona precisa la cui vita è in pericolo) può significare che altre persone non potranno avere il trattamento o l’assistenza di cui hanno bisogno. Il Nice riconosce che quando prende decisioni dovrebbe considerare le necessità dei pazienti presenti e futuri dell’Nhs, che sono anonimi e non dispongono necessariamente di persone che difendano la loro causa». La base formale per discriminare gli anziani rispetto ai giovani nell’erogazione di cure è gettata, così come per usare l’Lcp come la grande scopa con cui fare piazza pulita dei pazienti che costano troppo. D’altra parte il Nice in questi anni ha definito il limite di spesa pubblica sanitaria al quale ogni paziente avrebbe diritto sulla base dei Qaly, “quality adjusted life years”, cioè l’aspettativa di anni di vita in buona salute. Attualmente il Nice indica un tetto di 25-30 mila sterline di spesa sanitaria per anno di vita in buona salute presumibilmente guadagnato col trattamento. Ovvio che per i malati gravi e anziani, che di anni in buona salute ne possono guadagnare ben pochi, non restino che le briciole. Questa politica è criticata anche dai produttori di tecnologia medica in quanto scoraggerebbe l’innovazione, ma soprattutto dai pazienti, che si sentono sempre più sacrificati alle esigenze del bilancio sanitario. Altro che la regina: Dio salvi i poveri malati inglesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.tempi.it/prima-linea/008109-eutanasia-te-la-do-io-la-medicina?page=0"&gt;Tempi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-1839291213633520603?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/1839291213633520603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=1839291213633520603' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/1839291213633520603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/1839291213633520603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/eutanasia-te-la-do-io-la-medicina.html' title='Eutanasia, te la do io la medicina'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-6008522610425881875</id><published>2009-12-02T09:17:00.000-08:00</published><updated>2009-12-02T09:19:02.500-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bioetica'/><title type='text'>Kill pill: la pillola magica</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6657"&gt;&lt;br /&gt;  &lt;/h4&gt;&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6657" class="bvMsg"&gt;&lt;p&gt;Ho pubblicato negli ultimi tempi diversi articoli sulla RU486. E’ arrivato il momento di provare a trarre delle conclusioni. Per arrivare alla verità, come sempre quando si ha a che fare con questa ideologia mortifera, c’è bisogno di superare tutta la coltre di disinformazione messa su dai media. Le obiezioni alla &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt;, si muovono su due ordini di ragioni: sanitario ed etico. Anche se a volte i due campi si sovrappongono. &lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;Aspetto sanitario&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Si è giurato e spergiurato che la &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; sia sicurissima. Più sicuro che prendere l’aspirina o andare in auto, ci assicura quel personaggio inquietante di Silvio Viale. Assicurazioni che si sono imposte all’opinione pubblica e che sono state ripetute all’infinito senza il minimo senso critico. I numeri infatti sono chiari. Ogni anno in America muoiono circa cinquanta persone a causa dell’aspirina. Le morti accertate della Ru sono invece solo 29 in tutto il mondo e in un lasso di tempo superiore. Conclusione, abortire è più sicuro che prendere l’aspirina. Dov’è l’intoppo? La fregatura, in realtà, è evidente. Prima di tutto perché l’agenzia che produce il farmaco non fa chiarezza sul reale numero di decessi, con dossier tenuti gelosamente segreti. A volte per venire a sapere che la tale donna è morta di &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; ci vogliono anni e anni. Ma la cosa più grave è che il confronto fra la &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; e l’aspirina viene fatto solo in termini assoluti, senza tenere conto delle proporzioni. Infatti l’aspirina è un farmaco che viene assunto tutti i giorni, da persone di ogni età e sesso. Quindi il paragone, per avere un minimo di validità, dovrebbe supporre che la &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; venga usata in media ogni giorno, da maschi e femmine, da bambini e anziani. E che il numero di assunzioni sia pari a quello dell’aspirina, ma chi non è ha mai presa una? Eppure ci sono milioni e milioni di persone che sicuramente non abortiscono mai nella loro vita, o almeno non con la stessa frequenza e facilità con cui manderebbero giù un’aspirina. Ma allora di che cosa stiamo parlando? Di nulla, visto che la mortalità dell’aspirina viene testata ogni giorno su un numero di assunzioni infinitamente superiore. Quindi, siccome è impossibile azzardare un confronto a parità di condizioni, è una vera e propria mistificazione. Lo stesso vale, ovviamente, per il prendere l’auto. Eppure è nato un vero e proprio partito degli “aspirino-maniaci”, cioè di coloro che non possono sentir parlare della sicurezza dell’aborto casalingo senza mettere in mezzo – indignati – l’aspirina. Il messaggio che deve passare è che il problema dell’aborto si può risolvere come un banale mal di testa: rapido e indolore.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ma non è tutto. Si ripete ossessivamente che in tutto il mondo sono morte solo ventinove donne, ma è pura falsità. Questo dato, che va comunque preso con le pinze, si riferisce solo all’Occidente. Sui dati di Asia e Africa non se ne può sapere niente per ovvi motivi. L’unico dato certo è che in Cina, dove l’aborto a volte è addirittura obbligatorio, sono state imposte pesanti restrizioni all’uso della &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; dopo una sperimentazione non soddisfacente. Lo stesso in Australia.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Tutto questo per nascondere una verità elementare: che l’aborto casalingo è pericoloso. E’ vero che la&lt;i style=""&gt; kill pill &lt;/i&gt;provoca qualcosa di simile ad un aborto spontaneo, ma le complicazioni possono essere anche gravi. La donna va soggetta a vomito, diarrea, crampi, abbondanti perdite di sangue e tutta una serie di pesanti effetti collaterali. E tutto questo può accaderle mentre è per strada o a casa da sola. In Italia i protocolli prevedono che anche la &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; sia assunta in ospedale con relativo ricovero. Ma a tutti è chiaro che si tratta di utopia. Infatti, mentre l’aborto chirurgico dura al massimo mezz’ora, l’aborto chimico può durare giorni e giorni rendendo tecnicamente impossibile il ricovero per tutte. Anche un’inchiesta di&lt;i style=""&gt; Tempi&lt;/i&gt; ha ampiamente dimostrato come negli ospedali venga assolutamente negata la possibilità del ricovero. L’aborto “facile e indolore” è solo per le donne che accettano di riportare l’aborto nella dimensione solitaria della clandestinità. E tutto questo mentre la propaganda ci ha ormai convinti che la &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; è il miglior metodo di abortire e anche il più sicuro e indolore. Geniale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Un’altra cose che fa infuriare gli “aspirino-maniaci” è che qualcuno osi ricordare gli studi che parlando della &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt; senza i toni rassicuranti della propaganda. Uno degli studi più autorevoli a riguardo è stato pubblicato sulla rivista &lt;em&gt;The New England Journal of Medicine &lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;dove viene messa in evidenza la maggiore mortalità dell’aborto chimico rispetto a quello chirurgico. Questa è la sintesi offerta da Assuntina Morresi:&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;La spiegazione dei fatti è stata affidata a un articolo firmato da 13 esperti appartenenti ad importanti istituzioni mediche americane, mentre è di Michael F. Greene – editore associato della rivista e direttore della Harvard Medical School a Boston – un editoriale di cui hanno già dato notizia Eugenia Roccella e Nicoletta Tiliacos, sia su &lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Avvenire&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style=""&gt;  sia su &lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Il Foglio&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style=""&gt;. La chiave di lettura dei dati è preoccupante: le morti da aborto chimico negli Usa sono 1 su 100.000, da confrontare con quelle per aborto chirurgico registrate nello stesso periodo della gravidanza: 0,1 su 100.000. Una mortalità dieci volte maggiore, quindi, nel caso della pillola abortiva.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Citate questo studio e otterrete le furibonde reazioni dei “difensori della scienza” che accettano per partito preso solo le ricerche più accomodanti. Ad ogni modo, la maggiore mortalità dell’aborto chimico rispetto a quello chirurgico – come c’era da aspettarsi – viene confermata. Questo almeno andrebbe detto.&lt;/p&gt;    &lt;p style="color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;"&gt;Aspetto etico&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Questi sono solo alcuni degli aspetti. Nel campo etico, la disinformazione è stata forse anche peggiore. Si è magnificato l’aborto casalingo e solitario come un nuovo segno di emancipazione femminile. In realtà è un modo per diminuire i costi, anche a costo della salute fisica e psicologica delle pazienti. Infatti l’aborto sarà lungo giorni e giorni fatti di consapevolezza e ansia, con l’angoscia di sapere se la soppressione del nascituro sia avvenuta o meno e con la possibilità di trovarsi improvvisamente in contatto con il feto avvelenato (evento traumatico che, secondo alcuni studi anche di prestigiose riviste, aggrava il rischio di depressione post-aborto anche con incubi ricorrenti). Del quale poi bisognerà sbarazzarsi, possibilmente nello scarico del water per dove passa anche la decadenza della civiltà occidentale che presenta come bello e morale tutto quello che ha un falso sapore di libertà. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ormai con una campagna mediatica ben congegnata possiamo essere convinti che anche l’aborto procurato a suon di calci, possa essere un segno di emancipazione (e quindi un diritto). Uno studio pubblicato sul &lt;em&gt;British Journal of Obstetrics and Gynecology&lt;/em&gt; ha indicato il devastante impatto psicologico della &lt;i style=""&gt;kill pill&lt;/i&gt;. Seguiamo ancora Assuntina Morresi:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;Durante l’aborto con la pillola Ru 486 le donne possono vedere l’embrione abortito: sono loro, infatti, a dover controllare personalmente il flusso emorragico, in ospedale o anche a casa. In uno studio del 1998 pubblicato sul &lt;/i&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;British Journal of Obstetrics and Gynecology&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;i style=""&gt;, il 56% delle donne sottoposte ad aborto chimico dichiara di aver riconosciuto l’embrione, e il 18% ne denuncia come conseguenza incubi, flash-back e pensieri ricorrenti.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p&gt;[Tratto da &lt;a target="_blank" href="http://www.salutefemminile.it/Template/detailArticoli.asp?IDFolder=176&amp;amp;IDOggetto=5863"&gt;Avvenire&lt;/a&gt;]&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;In questi giorni pare che la Ru sia stata bloccata anche per verificarne la compatibilità con la Legge 194. Questo ovviamente ha suscitato l’anatema dei cosiddetti laici che, paradossalmente, sono anche – o si proclamano tali – i difensori della Legge 194 che pone a tutele delle donne condizioni ben precise per la prevenzione e l’esecuzione materiale dell’intervento. Tutte cose che l’adozione del pesticida umano manderà di fatto in “prescrizione” riportando l’aborto alla dimensione solitaria e clandestina. Ad ogni modo, con ogni probabilità, la  Ru verrà usata anche in Italia e il vero pericolo non sarà tanto la pillola in sé ma la disinformazione che da sempre la accompagna come “pillola magica”.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Per il resto rimando agli articoli già pubblicati:&lt;/p&gt;    &lt;h4&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216021.entry"&gt;Da femminista dico che è devastante&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215756.entry"&gt;Ru486. Firmi qui, e vada pure a casa ad abortire&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215512.entry"&gt;L’aborto chimico ha seri problemi con la 194&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;    &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215511.entry"&gt;La Ru 486 fallisce, altro che «aborto con l’airbag»&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h1 style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.zenit.org/article-3992?l=italian"&gt;Nuovi studi mettono in guardia sull’uso della pillola abortiva RU-486&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt; &lt;p&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215510.entry"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quei protocolli clinici invocati a giorni alterni&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215503.entry"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una Ru 486 e via. E se l’aborto capita a casa?&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;      &lt;h4&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215502.entry"&gt;«La verità sulla Ru486, e le donne non la vorranno»&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215490.entry"&gt;Ru486: la pillola pesticida&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;    &lt;h4&gt;&lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%215489.entry"&gt;LA KILL PILL INCOMBE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a target="_blank" href="http://historia.spaces.live.com/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216656.entry"&gt;Di Ru 486 si muore, e non si vuol saperlo&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-6008522610425881875?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/6008522610425881875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=6008522610425881875' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/6008522610425881875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/6008522610425881875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/kill-pill-la-pillola-magica.html' title='Kill pill: la pillola magica'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-4799606069232740983</id><published>2009-12-01T01:45:00.000-08:00</published><updated>2009-12-01T01:46:32.169-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bioetica'/><title type='text'>Di Ru 486 si muore, e non si vuol saperlo</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6656"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6656"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;di Assuntina Morresi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;&lt;p style="padding-top: 5px;" align="right"&gt;&lt;span style="color:#999999;"&gt;         &lt;/span&gt;        &lt;/p&gt;        &lt;span&gt;Era ovvio che la comunità scientifica se ne occupasse, con tutta l’autorevolezza di una rivista come &lt;em&gt;The New England Journal of Medicine&lt;/em&gt; (NEJM): quattro donne morte in meno di due anni solo in California, colpite dalla stessa, rara infezione da Clostridium Sordellii, dopo essersi sottoposte ad aborto chimico con la Ru 486.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La spiegazione dei fatti è stata affidata a un articolo firmato da 13 esperti appartenenti ad importanti istituzioni mediche americane, mentre è di Michael F. Greene – editore associato della rivista e direttore della Harvard Medical School a Boston – un editoriale di cui hanno già dato notizia Eugenia Roccella e Nicoletta Tiliacos, sia su &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;  sia su &lt;em&gt;Il Foglio&lt;/em&gt;. La chiave di lettura dei dati è preoccupante: le morti da aborto chimico negli Usa sono 1 su 100.000, da confrontare con quelle per aborto chirurgico registrate nello stesso periodo della gravidanza: 0,1 su 100.000. Una mortalità dieci volte maggiore, quindi, nel caso della pillola abortiva. Si sottolinea poi che per l’approvazione del mifepristone (principio attivo della pillola abortiva) la Food and Drug Administration ha impiegato ben 54 mesi, mentre ce ne sono voluti meno di 16, in media, per le altre nuove molecole registrate lo stesso anno, il 2000, e che comunque fino ad ora per ben due volte si sono dovuti modificare i foglietti illustrativi della pillola, viste le morti e i pesanti effetti collaterali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sindrome mortale da shock tossico per Clostridium Sordellii è rara: oltre ai quattro casi registrati, e a un quinto in Canada nel 2001 ancora una volta dopo un aborto chimico, nella letteratura sono stati descritti solo altri nove casi della stessa, mortale infezione, non legati a procedure abortive. Simile la gran parte dei sintomi, soprattutto vomito e forti dolori addominali – normali nel caso di un aborto chimico – e quasi sempre senza febbre, il che impedisce di diagnosticare tempestivamente l’infezione in corso. Le donne morte avevano seguito lo stesso protocollo per l’aborto chimico: nella prima fase, 200 mg di mifepristone – che blocca il progesterone causando la morte dell’embrione – e poi 800 mg di misoprostol, che induce le contrazioni e ne permette l’espulsione. Il misoprostol può essere assunto oralmente oppure, come nel caso delle 4 donne statunitense e della canadese, per via vaginale, con effetti collaterali di minore intensità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sui legami fra pillola abortiva e infezione mortale nel &lt;em&gt;New England Journal of Medicine&lt;/em&gt; non si formulano ipotesi, anche se si menziona quella del dottor Ralph Miech: l’interferenza del mifepristone con il sistema immunitario potrebbe depotenziare le difese naturali all’invasione del Clostridium Sordellii. Nei due contributi pubblicati dal NEJM non viene chiesto il ritiro dal commercio della pillola, ma si raccomanda particolare attenzione agli operatori del settore, ammonendoli a tener presente questa rara ma letale possibilità. «La mancanza di consapevolezza della gravità della situazione è pericolosa», scrive a proposito Didier Sicard in una lettera pubblicata nell’ultimo numero di &lt;em&gt;The Annals of Pharmacotherapy&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne ha parlato il &lt;em&gt;Boston Globe&lt;/em&gt;, anche perché Didier Sicard, oltre ad essere il presidente del Comitato consultivo nazionale di etica in Francia, è il padre di Oriane Shevin, ultima vittima lo scorso giugno dell’aborto chimico. Scrive ancora Sicard: «La più recente raccomandazione da parte della FDA sottolinea la particolare attenzione che deve essere prestata per l’uso di questi farmaci prima della loro ampia diffusione e dell’uso generalizzato nei Paesi in via di sviluppo, dove il tasso di infezione batterica è molto alto. In Africa, l’elevata frequenza di infezioni genitali, insieme alle scarse cure mediche, può risultare in un significativo numero di morti se uso e applicazione di mifepristone e misoprostol non sono riesaminati. Questo è vero specialmente alla luce dell’aumento dell’uso in Africa degli spermicidi, che aumentano la carica batterica vaginale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Speriamo che ne abbia letto Silvio Viale, per il quale le polemiche sulla pericolosità del farmaco sono tutte «balle messe in giro dal movimento per la vita americano, che sfrutta cinque righe che la FDA ha ordinato di inserire nelle controindicazioni della Ru 486» e che ritiene che «prendere la pillola abortiva non è più pericoloso che fare un viaggio in auto: se le vetture avessero i bugiardini le loro controindicazioni sarebbero più numerose». Ma la letteratura scientifica specializzata ha sempre indicato che l’aborto chimico oltre ad essere meno efficace di quello chirurgico presenta pesanti effetti collaterali. Nel marzo del 2000, ad esempio, il NEJM passa in rassegna diverse sperimentazioni di aborto farmacologico, e a quelle eseguite con mifepristone e misoprostol assegna un’efficacia media del 95%, specificando che l’effetto collaterale più pesante è dato dalle abbondanti perdite di sangue, fino a quantità quasi doppie rispetto a quelle per aborto chirurgico. Pure la durata delle perdite è maggiore: si cita in particolare uno studio in cui il 9% delle donne ne ha per oltre trenta giorni, e l’1% per più di sessanta. Anche gli altri effetti collaterali – nausea, vomito, dolori addominali – sono di maggiore entità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viene sottolineato che l’aborto medico può essere scelto solo se si ha facilmente accesso a centri specializzati in grado di intervenire chirurgicamente, visto che si potrebbe avere necessità di trasfusioni. Viene ripetuto che il metodo chirurgico è più efficace (99%).  &lt;p&gt;Invece nella sperimentazione presentata da Spitz e dai suoi collaboratori, sempre nel NEJM ma due anni prima, l’efficacia media è del 92%. Il 75% delle donne espelle il "prodotto del concepimento" entro le 24 ore dalla somministrazione del misoprostol. Il 68% ha ricevuto antidolorifici e l’ospedalizzazione è stata necessaria nel 2% dei casi, per interventi chirurgici ma talvolta anche per l’eccessivo dolore e vomito. Il 4% ha avuto infezioni virali. I dati si riferiscono ad aborti fino al 49esimo giorno di gestazione, dopo il quale l’efficacia della procedura chimica diminuisce. Per seguire questa via bisogna quindi accertare con estrema precisione a che punto si è con la gravidanza; d’altra parte se si deve abortire entro le prime sette settimane non c’è molto tempo a disposizione per decidere e scegliere, mentre se ne ha abbastanza per pensarci durante la procedura: 3 giorni considerando la fase acuta – somministrazione di pillole ed espulsione –, 15 compresa la visita finale di controllo, necessaria per verificare che l’utero sia stato effettivamente svuotato, un numero imprecisato di giorni se si considera la possibilità di perdite di sangue molto prolungate. Per chi non vuole ricorrere alla letteratura specialistica è sufficiente scorrere i tanti articoli dedicati alla vicenda dal &lt;em&gt;New York Times&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un’inchiesta pubblicata il 14 novembre del 2000 emerge che «molti medici nelle cliniche abortive dicono che consiglieranno le proprie pazienti di scegliere l’aborto chirurgico, perché pensano che sia un metodo migliore. La decisione di offrire mifepristone, dicono alcuni, è dettata più da ragioni di competizione che dalla convinzione che sia un metodo migliore per interrompere una gravidanza». La diffidenza è confermata anche dai dati più recenti, secondo i quali solo il 6% delle donne negli Usa sceglie di abortire con la pillola. Nel 1994, invece, vengono intervistate diverse donne che hanno seguito una procedura di aborto medico in Gran Bretagna, tra cui un’americana di 17 anni. «Mi sono sentita come se stessi morendo», ha dichiarato dopo l’espulsione del feto. Tutte le donne interpellate concordano: più difficile, più doloroso di quanto ci si aspettava. «Mi auguro ancora di trovare una qualche pillola magica che porti via subito tutto. Mi sono meravigliata di quanto facesse male».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E adesso la "pillola magica", attraverso strade le più strane, è arrivata in Italia.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.avvenireonline.it/NR/exeres/D78541BD-5320-4152-BC71-9F9926EBEE2E.htm"&gt;Avvenire&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-4799606069232740983?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/4799606069232740983/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=4799606069232740983' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4799606069232740983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/4799606069232740983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/12/di-ru-486-si-muore-e-non-si-vuol.html' title='Di Ru 486 si muore, e non si vuol saperlo'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-8614631110279268817</id><published>2009-11-30T10:36:00.000-08:00</published><updated>2009-11-30T10:40:57.624-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Le Lisciatine Piacciono ai Gatti</title><content type='html'>&lt;div class="ad1"&gt;                 &lt;a href="http://www.climatemonitor.it/?p=4355" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class="title"&gt; &lt;h2&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span class="author"&gt;Scritto da Teodoro Georgiadis&lt;/span&gt; &lt;span class="clock"&gt; il 29 - novembre - 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;    &lt;/div&gt;       &lt;p&gt;In una recente &lt;span class="aptureLink " id="apture_prvw1"&gt;&lt;span style="background-position: right -1648px;" class="aptureLinkIcon"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a class="aptureLink snap_noshots" href="http://www.climatemonitor.it/?p=5657"&gt;intervista&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  fattami dal TG5, che i cosiddetti amici hanno immediatamente messo su tutti i siti facendo contenta la mia mamma (ha pagato per gli studi quindi…), parlavo di lisciatine ai dati. Questo termine non è particolarmente piaciuto perché evoca la parola “frode”.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Parlando di lisciatine facevo espresso riferimento ai metodi statistici che stanno a valle del dato grezzo. Io, confesso e ammetto, sono sempre stato poco convinto della scientificità assoluta del dato grezzo. Da sperimentale quasi puro (devo anche ammettere una qualche contaminazione culturale modellistica) so che con il dato ci posso fare dei giochetti. Volete un esempio? Metto la mia stazione di misura qui anziché lì. Lo faccio con l’assoluta ingenuità di chi ha studiato a tavolino una maglia assolutamente non orientata e, poi, quando vedo un barbeque vicino al mio sensore di temperatura dico “cosa ci volete fare? Sono stato sfortunato”. Ancora, posso distribuire la mia rete di dati in modo che mi faccia operativamente comodo (diminuisco i costi, ho meno problemi sindacali), e poi parlo di oggettività scientifica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma questi sono giochetti che durano poco. Infatti, sicuramente tutti voi conoscete dell’indagine per ‘misconduct research’ intentata dall’università di Albany contro il Prof. Wei-Chyung Wang, vero?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;No!? OK, ve la racconto!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L’IPCC sulla base di un lavoro di Jones et al. (tra gli al. ci sta il prof. Wang) ripete allo spasimo che l’influenza delle città sulla misura del riscaldamento globale è negligibile (negligibile vuol dire che conta poco o nulla, al massimo solo qualche %). Quando lo dice IPCC diventa verbo e capita che l’amico Stefano Caserini nel suo libro (del quale consiglio sempre la lettura) mi caratterizzi come quello della “balla dell’effetto dell’isola di calore” delle città. Stefano non fa nulla di scorretto. Prende l’assunto dell’IPCC e lo applica, peraltro molto simpaticamente, al mio dubbio, facendo capire che come un &lt;em&gt;pirlone&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;lullone&lt;/em&gt; per i conoscitori dei film di Bisio) ci sono cascato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il problema è che io non ho ragionato né su statement IPCC, né su bibliografia internazionale: mi sono solo posto il problema fisico di come non si possa sentire una isola di calore di 4-8 °C, ad esempio in una Pianura Padana confinata a Nord-Nord Ovest dalle Alpi e a Est-SudEst dal Mare Adriatico, quando abbiamo di fatto cementificato tutto il territorio. E degli effetti dell’aumento delle temperature sulla fenologia me ne parla con grande conoscenza l’amico Vittorio Marletto, dell’ARPA Emilia-Romagna. Effetti contro i quali deve combattere tutti i giorni. Ma il punto qual è? E’ proprio quello dell’attribuzione: pesa piu’ la CO2 o la cementificazione del territorio? E l’amico Marletto deve fornire informazioni di grande importanza economica ai produttori, e vuole e deve capire. Così come vuole e deve capire il problema dell’acqua del proprio territorio. Così come noi dobbiamo capire che gli amici dei Servizi si debbano confrontare tutti i giorni con le Associazioni di categoria, con i produttori, con i consumatori, e come il loro successo, che è il successo del sistema Paese, dipenda dai nostri giochetti di laboratorio, dalle nostre analisi statistiche, dai nostri modelli al calcolatore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Torniamo al caso Wang. Il solito McIntyre si accorge che nel lavoro di Jones et al., così come in un precedente lavoro di Wang, si afferma che le stazioni del network cinese non hanno subito variazioni dalla rivoluzione culturale ad oggi. Ma per piacere! In tutto il mondo hanno cambiato tutto, solo in Cina nulla è cambiato? McIntyre si procura un documento terzo e scopre che Jones e Wang quella cosa non la potevano dire. Tutto il castello IPCC sull’inesistenza di un effetto urbano va a farsi benedire. Questa non sarebbe una frode nel senso giuridico del termine. Questa è una lisciatina. E’ far capire agli altri che si ha una conoscenza della scienza maggiore di quella che abbiamo in realtà. Peccato che da queste lisciatine discendano poi decisioni politiche che influenzano le nostre vite.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E’ una frode morale. Quando da scienziato lascio che la mia visione del mondo influenzi il mio esperimento, e non lo dichiaro, commetto una frode morale nei confronti di quel pubblico che mi paga lo stipendio e che è formato da maggioranza e da minoranza. Che si fida della mia onestà professionale, che sa che non liscerei mai i dati, perché le lisciatine piacciono solo ai gatti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5693"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5693"&gt;Climate Monitor&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/*%20Ambiente%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20o%20Energia%20%20%20%20%20*%20Climatologia%20%20%20%20%20*%20Download%20%20%20%20%20*%20Economia%20%20%20%20%20*%20In%20breve%20%20%20%20%20*%20Meteorologia%20%20%20%20%20*%20News%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20o%20Attualit%C3%83%C2%A0%20%20%20%20%20*%20R%20%20%20%20%20*%20Sole%20%20%20%20%20*%20Voce%20dei%20lettori%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20o%20Segnalati%20%20Collabora_con_noi%20Le%20Lisciatine%20Piacciono%20ai%20Gatti%20Scritto%20da%20Teodoro%20Georgiadis%20il%2029%20-%20novembre%20-%202009%20%20In%20una%20recente%20%20intervista%20%20fattami%20dal%20TG5,%20che%20i%20cosiddetti%20amici%20hanno%20immediatamente%20messo%20su%20tutti%20i%20siti%20facendo%20contenta%20la%20mia%20mamma%20%28ha%20pagato%20per%20gli%20studi%20quindi%C3%A2%C2%80%C2%A6%29,%20parlavo%20di%20lisciatine%20ai%20dati.%20Questo%20termine%20non%20%C3%83%C2%A8%20particolarmente%20piaciuto%20perch%C3%83%C2%A9%20evoca%20la%20parola%20%C3%A2%C2%80%C2%9Cfrode%C3%A2%C2%80%C2%9D.%20%20Parlando%20di%20lisciatine%20facevo%20espresso%20riferimento%20ai%20metodi%20statistici%20che%20stanno%20a%20valle%20del%20dato%20grezzo.%20Io,%20confesso%20e%20ammetto,%20sono%20sempre%20stato%20poco%20convinto%20della%20scientificit%C3%83%C2%A0%20assoluta%20del%20dato%20grezzo.%20Da%20sperimentale%20quasi%20puro%20%28devo%20anche%20ammettere%20una%20qualche%20contaminazione%20culturale%20modellistica%29%20so%20che%20con%20il%20dato%20ci%20posso%20fare%20dei%20giochetti.%20Volete%20un%20esempio?%20Metto%20la%20mia%20stazione%20di%20misura%20qui%20anzich%C3%83%C2%A9%20l%C3%83%C2%AC.%20Lo%20faccio%20con%20l%C3%A2%C2%80%C2%99assoluta%20ingenuit%C3%83%C2%A0%20di%20chi%20ha%20studiato%20a%20tavolino%20una%20maglia%20assolutamente%20non%20orientata%20e,%20poi,%20quando%20vedo%20un%20barbeque%20vicino%20al%20mio%20sensore%20di%20temperatura%20dico%20%C3%A2%C2%80%C2%9Ccosa%20ci%20volete%20fare?%20Sono%20stato%20sfortunato%C3%A2%C2%80%C2%9D.%20Ancora,%20posso%20distribuire%20la%20mia%20rete%20di%20dati%20in%20modo%20che%20mi%20faccia%20operativamente%20comodo%20%28diminuisco%20i%20costi,%20ho%20meno%20problemi%20sindacali%29,%20e%20poi%20parlo%20di%20oggettivit%C3%83%C2%A0%20scientifica.%20%20Ma%20questi%20sono%20giochetti%20che%20durano%20poco.%20Infatti,%20sicuramente%20tutti%20voi%20conoscete%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99indagine%20per%20%C3%A2%C2%80%C2%98misconduct%20research%C3%A2%C2%80%C2%99%20intentata%20dall%C3%A2%C2%80%C2%99universit%C3%83%C2%A0%20di%20Albany%20contro%20il%20Prof.%20Wei-Chyung%20Wang,%20vero?%20%20No%21?%20OK,%20ve%20la%20racconto%21%20%20L%C3%A2%C2%80%C2%99IPCC%20sulla%20base%20di%20un%20lavoro%20di%20Jones%20et%20al.%20%28tra%20gli%20al.%20ci%20sta%20il%20prof.%20Wang%29%20ripete%20allo%20spasimo%20che%20l%C3%A2%C2%80%C2%99influenza%20delle%20citt%C3%83%C2%A0%20sulla%20misura%20del%20riscaldamento%20globale%20%C3%83%C2%A8%20negligibile%20%28negligibile%20vuol%20dire%20che%20conta%20poco%20o%20nulla,%20al%20massimo%20solo%20qualche%20%%29.%20Quando%20lo%20dice%20IPCC%20diventa%20verbo%20e%20capita%20che%20l%C3%A2%C2%80%C2%99amico%20Stefano%20Caserini%20nel%20suo%20libro%20%28del%20quale%20consiglio%20sempre%20la%20lettura%29%20mi%20caratterizzi%20come%20quello%20della%20%C3%A2%C2%80%C2%9Cballa%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99effetto%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99isola%20di%20calore%C3%A2%C2%80%C2%9D%20delle%20citt%C3%83%C2%A0.%20Stefano%20non%20fa%20nulla%20di%20scorretto.%20Prende%20l%C3%A2%C2%80%C2%99assunto%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99IPCC%20e%20lo%20applica,%20peraltro%20molto%20simpaticamente,%20al%20mio%20dubbio,%20facendo%20capire%20che%20come%20un%20pirlone%20%28lullone%20per%20i%20conoscitori%20dei%20film%20di%20Bisio%29%20ci%20sono%20cascato.%20%20Il%20problema%20%C3%83%C2%A8%20che%20io%20non%20ho%20ragionato%20n%C3%83%C2%A9%20su%20statement%20IPCC,%20n%C3%83%C2%A9%20su%20bibliografia%20internazionale:%20mi%20sono%20solo%20posto%20il%20problema%20fisico%20di%20come%20non%20si%20possa%20sentire%20una%20isola%20di%20calore%20di%204-8%20%C3%82%C2%B0C,%20ad%20esempio%20in%20una%20Pianura%20Padana%20confinata%20a%20Nord-Nord%20Ovest%20dalle%20Alpi%20e%20a%20Est-SudEst%20dal%20Mare%20Adriatico,%20quando%20abbiamo%20di%20fatto%20cementificato%20tutto%20il%20territorio.%20E%20degli%20effetti%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99aumento%20delle%20temperature%20sulla%20fenologia%20me%20ne%20parla%20con%20grande%20conoscenza%20l%C3%A2%C2%80%C2%99amico%20Vittorio%20Marletto,%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99ARPA%20Emilia-Romagna.%20Effetti%20contro%20i%20quali%20deve%20combattere%20tutti%20i%20giorni.%20Ma%20il%20punto%20qual%20%C3%83%C2%A8?%20E%C3%A2%C2%80%C2%99%20proprio%20quello%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99attribuzione:%20pesa%20piu%C3%A2%C2%80%C2%99%20la%20CO2%20o%20la%20cementificazione%20del%20territorio?%20E%20l%C3%A2%C2%80%C2%99amico%20Marletto%20deve%20fornire%20informazioni%20di%20grande%20importanza%20economica%20ai%20produttori,%20e%20vuole%20e%20deve%20capire.%20Cos%C3%83%C2%AC%20come%20vuole%20e%20deve%20capire%20il%20problema%20dell%C3%A2%C2%80%C2%99acqua%20del%20proprio%20territorio.%20Cos%C3%83%C2%AC%20come%20noi%20dobbiamo%20capire%20che%20gli%20amici%20dei%20Servizi%20si%20debbano%20confrontare%20tutti%20i%20giorni%20con%20le%20Associazioni%20di%20categoria,%20con%20i%20produttori,%20con%20i%20consumatori,%20e%20come%20il%20loro%20successo,%20che%20%C3%83%C2%A8%20il%20successo%20del%20sistema%20Paese,%20dipenda%20dai%20nostri%20giochetti%20di%20laboratorio,%20dalle%20nostre%20analisi%20statistiche,%20dai%20nostri%20modelli%20al%20calcolatore.%20%20Torniamo%20al%20caso%20Wang.%20Il%20solito%20McIntyre%20si%20accorge%20che%20nel%20lavoro%20di%20Jones%20et%20al.,%20cos%C3%83%C2%AC%20come%20in%20un%20precedente%20lavoro%20di%20Wang,%20si%20afferma%20che%20le%20stazioni%20del%20network%20cinese%20non%20hanno%20subito%20variazioni%20dalla%20rivoluzione%20culturale%20ad%20oggi.%20Ma%20per%20piacere%21%20In%20tutto%20il%20mondo%20hanno%20cambiato%20tutto,%20solo%20in%20Cina%20nulla%20%C3%83%C2%A8%20cambiato?%20McIntyre%20si%20procura%20un%20documento%20terzo%20e%20scopre%20che%20Jones%20e%20Wang%20quella%20cosa%20non%20la%20potevano%20dire.%20Tutto%20il%20castello%20IPCC%20sull%C3%A2%C2%80%C2%99inesistenza%20di%20un%20effetto%20urbano%20va%20a%20farsi%20benedire.%20Questa%20non%20sarebbe%20una%20frode%20nel%20senso%20giuridico%20del%20termine.%20Questa%20%C3%83%C2%A8%20una%20lisciatina.%20E%C3%A2%C2%80%C2%99%20far%20capire%20agli%20altri%20che%20si%20ha%20una%20conoscenza%20della%20scienza%20maggiore%20di%20quella%20che%20abbiamo%20in%20realt%C3%83%C2%A0.%20Peccato%20che%20da%20queste%20lisciatine%20discendano%20poi%20decisioni%20politiche%20che%20influenzano%20le%20nostre%20vite.%20%20E%C3%A2%C2%80%C2%99%20una%20frode%20morale.%20Quando%20da%20scienziato%20lascio%20che%20la%20mia%20visione%20del%20mondo%20influenzi%20il%20mio%20esperimento,%20e%20non%20lo%20dichiaro,%20commetto%20una%20frode%20morale%20nei%20confronti%20di%20quel%20pubblico%20che%20mi%20paga%20lo%20stipendio%20e%20che%20%C3%83%C2%A8%20formato%20da%20maggioranza%20e%20da%20minoranza.%20Che%20si%20fida%20della%20mia%20onest%C3%83%C2%A0%20professionale,%20che%20sa%20che%20non%20liscerei%20mai%20i%20dati,%20perch%C3%83%C2%A9%20le%20lisciatine%20piacciono%20solo%20ai%20gatti."&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-8614631110279268817?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/8614631110279268817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=8614631110279268817' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8614631110279268817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8614631110279268817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/le-lisciatine-piacciono-ai-gatti.html' title='Le Lisciatine Piacciono ai Gatti'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-6869925241367902049</id><published>2009-11-30T10:31:00.000-08:00</published><updated>2009-11-30T10:32:44.107-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Un climatologo intelligente</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Sull'ultimo numero del nuovo magazine del Corriere della Sera, Sette, c'è un lungo approfondimento sul clima: si parla di Copenaghen e naturalmente si usano termini catastrofici per raccontare il futuro del pianeta (la copertina è dedicata a un articolo di Al Gore che chiama tutti a raccolta per salvare un orso appollaiato su un iceberg microscopico). C'è anche una bella, ragionata, interessante e comprensibile intervista di Franco Prodi, climatologo del Cnr tra i più stimati anche a livello mondiale. Guarda caso, Prodi non è stato invitato a Copenaghen. Se leggete questa intervista – che, per quel che vale, sottoscrivo anche nelle virgole – capirete perchè.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Pensate all’ambiente, il clima lasciatelo agli scienziati. &lt;/strong&gt;Il professor Franco Prodi, fisico ed ex direttore dell’Istituto di Scienz&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;.&lt;/strong&gt;e dell’atmosfera e del clima del Cnr, è uno che le cose non le manda a dire. Che gli scenari apocalittici paventati da Al Gore non gli piacciano, non lo ha mai nascosto. Che li consideri più degni di una scenografia hollywoodiana che di un consesso internazionale. Lo si intuisce. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;«Non sono negazionista né catastrofista ma la scienza sa ancora troppo poco dell’evoluzione climatica e i nostri modelli, quelli dell’Intergovernmental panel of climate change (Ipcc), sono nella loro infanzia. Questo non significa che il clima non può peggiorare. Anzi, proprio perché non è lineare ed è scarsamente prevedibile, il futuro potrebbe essere peggiore delle peggiori previsioni. Bisogna però evitare che di clima parlino solo gli economisti, gli agronomi o qualsiasi incompetente di passaggio ». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Non chi si occupa di clima da 40 anni, come lui. Professore, e Copenhagen?&lt;/strong&gt; «A Copenhagen mica ci vanno gli scienziati del Cnr, ci vanno quelli che ha nominato il ministero…». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Di cosa si discute, allora?&lt;/strong&gt; «Adesso il filone dominante è quello dell’“adattamento”, ossia si deve correre ai ripari per rimediare a un cambiamento climatico in atto. E si prende come dato di fatto un rapporto (quello dell’Ipcc, ndr) di scenari possibili». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Possibili?&lt;/span&gt; &lt;/strong&gt;«Il riscaldamento globale ci sarà. Ma se non siamo neppure certi se sarà di 1 grado o di 8, che genere di previsione è mai possibile? Si discute soltanto di “principio di precauzione”. Ricordo una discussione che feci con mio fratello Romano, quando era presidente del Consiglio. Lui sosteneva che il politico deve comunque prendere in mano il problema e provvedere. Io gli risposi che la conoscenza scientifica, quella vera, si ha soltanto con una spiegazione e una previsione. Questo mi hanno insegnato all’università. La spiegazione e la previsione sul clima, oggi, non ci sono». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Perché?&lt;/strong&gt; «Perché non si conoscono le nubi, la loro variabilità per effetto indiretto dell’aerosol (particelle e corpuscoli in sospensione in atmosfera, ndr), gli effetti diretti dell’aerosol stesso sui bilanci di radiazione… La CO2 influisce, ma lo stesso fa il metano. Se uno prende un modello di radiazione e l’adatta alla CO2 “vede” il riscaldamento, ma poi bisogna tener conto di tante altre variabili e incognite». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Insomma, l’hanno fatta troppo semplice?&lt;/strong&gt; «Mediaticamente vien detto che c’è il riscaldamento globale e allora si deve fare questo mercato sulle emissioni di CO2. L’unica cosa chiara, mi pare, è che chi non lo rispetta è avvantaggiato e continua a farsi i fatti suoi». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Però ci sono alcuni dati incontrovertibili…&lt;/strong&gt; «L’incontrovertibilità dell’Ipcc è che se consideri l’effetto antropico tornano i conti, altrimenti no. È una prova debole. Chi conosce il clima conosce anche le grandi fluttuazioni del passato, prima per periodi di 420.000, poi di 120.000, poi con oscillazioni sempre minori… L’uomo è “industriale” da appena due secoli, un battito di ciglia per i tempi del sistema climatico». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;E allora, che si deve fare?&lt;/strong&gt; «Puntare sulla ricerca. Serve l’appoggio dell’Onu affinché la scienza – le sue teste migliori – risolvano tutti gli interrogativi. Prendiamo le particelle atmosferiche, di cui son fatte le nubi: quelle antropiche (generate da attività umane) sono già il 20 per cento ma ne sappiamo ben poco. Stiamo cambiando anche le nubi ma in un modo che non conosciamo». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;E nel frattempo, “business as usual”?&lt;/strong&gt; «Nel frattempo c’è un ambiente planetario – ambiente, non clima – che fa schifo e ne parla solo il Papa. Dobbiamo trovare l’unanimità internazionale sull’ambiente, che è già deteriorato. Cosa ne facciamo di tutti i rifiuti che produciamo, per esempio? Altro che G8. È una crisi planetaria. Cina e India non possono chiamarsi fuori, continuare a produrre schifezza e ad alimentare la brown cloud sopra l’Asia adottando i peggiori modelli di sviluppo». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;La “brown cloud” c’è anche sulla Padania…&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt; &lt;/span&gt;«Sì. Il deterioramento ha ormai colpito tutto il pianeta. Oceani compresi. I pesci sono imbottiti di metalli pesanti pure in Antartide. È necessario un approccio globale che affronti i tre poli del problema: energia, ambiente e clima. Non si possono prendere decisioni politiche solo alimentando il catastrofismo». &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Al Gore sbaglia?&lt;/strong&gt; «Quello è un mondo che non mi appartiene, dal quale la scienza viene esclusa. Il dialogo fra scienziati e politica internazionale, o Onu che dir si voglia, dovrebbe essere un aspetto accessorio, non dominante. La ricerca dovrebbe seguire i suoi canali e i suoi tempi».  &lt;/p&gt;                              &lt;p class="copyright"&gt;© 2009 -&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/280?utm_source=feedburner&amp;amp;utm_medium=feed&amp;amp;utm_campaign=Feed%3A+ilfoglio_blogs_cambidistagione+%28Il+Foglio+.it+-+Cambi+di+stagione%29&amp;amp;utm_content=Google+Reader"&gt; FOGLIO QUOTIDIANO&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;                              &lt;p class="signature"&gt;&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/redazione/31"&gt;di Piero Vietti&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-6869925241367902049?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/6869925241367902049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=6869925241367902049' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/6869925241367902049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/6869925241367902049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/un-climatologo-intelligente.html' title='Un climatologo intelligente'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-5313686239406832543</id><published>2009-11-26T08:32:00.000-08:00</published><updated>2009-11-26T08:33:32.593-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bioetica'/><title type='text'>Sull'eutanasia moderna</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6647"&gt;&lt;br /&gt;          &lt;/h4&gt;&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6647"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;L’eutanasia è ormai diventato un diritto indiscutibile. Ma esattamente su quale giustificazione teoretica e giuridica si basa? Molto spesso non si sente altro che una giustificazione del tutto sentimentale. Ma siccome in uno stato laico non esistono reati d’opinione, proviamo a mettere in discussione l’indiscutibile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h4&gt;&lt;div id="msgcns!4909A6BEBF18EC09!6647" class="bvMsg"&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); text-decoration: underline;"&gt;Aspetto giuridico&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Proviamo a partire da qualche considerazione storica e giuridica. L’eutanasia è un problema moderno? Forse in passato non esistevano il dolore, la malattia e la sofferenza? No, infatti è un problema già affrontato da Ippocrate, il grande padre della medicina. Nel famosissimo giuramento si legge:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Dello stesso tenore, il giuramento nella forma moderna:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Symbol;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Symbol;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Symbol;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di promuovere l'alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l'arte medica; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: Symbol;"&gt;·&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Non sembra esserci, in entrambe le versioni, il minimo dubbio. Perché? È ancora lecito chiedersi perché, in epoca precristiana, Ippocrate avvertiva già con orrore l’idea che il medico potesse operare per la morte del paziente? Purtroppo oggi c’è la tendenza di fare del medico una sorta di notaio, un esecutore della volontà che all’occorrenza si trasforma in un terminator. Si vorrebbe insomma sostituire l’alleanza terapeutica fra medico e paziente con un rapporto professionale fra datore di lavoro e lavoratore. Il paziente comanda, il medico obbedisce. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Passiamo adesso ad un altro testo dimenticato: la  Costituzione italiana. Leggiamo:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;i style=""&gt;Art. 2 &lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style=""&gt;La Repubblica&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt; riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;i style=""&gt;Art. 3 &lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i style=""&gt;Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Riconoscere vuol dire che non è lo Stato a creare i diritti fondamentali. Di conseguenza non può mai nemmeno revocarli. &lt;i style=""&gt;Inviolabile&lt;/i&gt; vuol dire che è indisponibile, per l’uomo stesso come per lo Stato. &lt;i style=""&gt;Pari dignità sociale&lt;/i&gt; vuol dire, invece, che non è contemplato il caso di persone &lt;i style=""&gt;indegne di vivere&lt;/i&gt;, come vorrebbero i sostenitori dell’eutanasia. E infatti nel codice penale è punito l’omicidio del consenziente. Anche qui forse è bene andare a rileggere:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;579 Omicidio del consenziente.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i&gt;Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.&lt;br /&gt;Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;[…]&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;span style="font-family: Garamond;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;580 Istigazione o aiuto al suicidio&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i&gt;Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. […]&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Esattamente come per Ippocrate, non c’è bisogno di versetti biblici per capire che il suicidio assistito è sbagliato. Basta il comune e laico buon senso. &lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;Adesso, io non sono fra quelli che amano conferire una sorta di aurea sacrale alla Costituzione. Ma fatto sta che questi articoli esistono e sono chiari, non si può fingere di nulla. Per introdurre l’eutanasia in Italia, bisognerebbe abrogarli. Ma mettere mano alla Costituzione è sempre una faccenda molto complicata e forse, trattandosi dei primi dodici articoli e cioè dei principi fondamentali, addirittura tecnicamente impossibile. Bisognerebbe forse abrogare la Costituzione e farne un’altra. E sarebbe un peccato, visto che la Costituzione italiana è fra le più apprezzate al mondo (e nessuno l’ha mai definita come una sorta di dettato Vaticano solo ratificato dai padri costituente, ovviamente). &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Spesso si&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;cerca di far passare l’eutanasia passiva con l’articolo 32:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Qui molti ci vedono il diritto di sospendere il sostegno vitale alle persone in coma. E in effetti è un’interpretazione confermata da diverse sentenze. In realtà è una questione molto controversa, l’articolo stesso prevede il caso di trattamenti sanitari obbligatori e il tutto deve essere quindi visto sempre alla luce dei suddetti articoli. Quello di non morire di fame fa ovviamente parte dei diritti inviolabili dell’uomo. Si può ragionevolmente affermare che i padri costituzionali non volessero minimamente, con l’articolo 32, aprire uno spiraglio all’eutanasia. Infatti il secondo periodo riportato fa chiaramente riferimento agli esperimenti umani perpetrati dai nazisti e il supporto vitale è da sempre considerato un dovere imprescindibile dal personale sanitario. Alimentare qualcuno non può in alcun modo violare il &lt;i style=""&gt;rispetto della persona umana&lt;/i&gt;, si potrebbe quindi pensare all’alimentazione come a un trattamento obbligatorio. Infatti la nuova legge sul testamento biologico, ancora in discussione, dovrebbe chiarire questo punto e individuare alimentazione e idratazione come atti eticamente dovuti. Ovviamente con questo nessuno vuole impedire con la forza a Pannella di fare i suoi scioperi della fame, ma quando ci si trova in una struttura pubblica è un altro discorso. Poi ci sono ovviamente tutti i distinguo da fare, tipo in caso di morte imminente, ma la nuova legge dovrebbe ribadire il divieto del suicidio assistito. Infatti la sospensione del supporto vitale è di solito accompagnata dalla sedazione, vuol dire che la pratica si configura come una vera e propria eutanasia passiva. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Bisogna essere cauti anche a parlare di alimentazione forzata, perché allora è alimentazione forzata anche quella che si fa a un bambino. Più corretto parlare di alimentazione assistita. Con questa mentalità, anche l’infermiera che imbocca un disabile mentale potrebbe essere considerato un trattamento sanitario, ma se questo fosse facoltativo – con dichiarazione anticipata di rifiuto di alimentazione e idratazione – bisognerebbe davvero contemplare la possibilità di far lentamente morire di fame i disabili mentali. Quindi bisogna chiarire il significato dell’espressione “trattamento sanitario” che non è semplicemente qualcosa messo in atto da personale sanitario. Il trattamento sanitario deve essere ricondotto allo scopo terapeutico, quindi l’atto medico propriamente detto è la terapia. Ma il supporto vitale, anche se artificiale, non può essere considerato una terapia, perché la terapia ha per definizione bisogno di una malattia. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;A riguardo è molto interessante il pronunciamento, anche se non unanime, del Comitato nazionale per la bioetica che si può leggere a questo indirizzo: &lt;a href="http://www.governo.it/bioetica/testi/PEG.pdf"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=""&gt;&lt;a href="http://www.governo.it/bioetica/testi/PEG.pdf"&gt;http://www.governo.it/bioetica/testi/PEG.pdf&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Riporto alcuni passaggi:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Per giustificare bioeticamente il fondamento e i limiti del diritto alla cura e all’accudimento nei confronti delle persone in SVP, va quindi ricordato che &lt;span style=""&gt;ciò che va loro garantito è il sostentamento ordinario di base&lt;/span&gt;: la nutrizione e l’idratazione, sia che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali. &lt;span style=""&gt;Nutrizione e idratazione &lt;/span&gt;vanno considerati atti dovuti &lt;span style=""&gt;eticamente &lt;/span&gt;(oltre che deontologicamente e giuridicamente) in quanto &lt;span style=""&gt;indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere &lt;/span&gt;(garantendo la sopravvivenza, togliendo i sintomi di fame e sete, riducendo i rischi di infezioni dovute a deficit nutrizionale e ad immobilità). Anche quando l’alimentazione e l’idratazione devono essere forniti da altre persone ai pazienti in SVP per via artificiale, ci sono ragionevoli dubbi che tali atti possano essere considerati “atti medici” o “trattamenti medici” in senso proprio, analogamente ad altre terapie di supporto vitale, quali, ad esempio, la ventilazione meccanica. Acqua e cibo non diventano infatti una terapia medica soltanto perché vengono somministrati per via artificiale; si tratta di una procedura che (pur richiedendo indubbiamente una attenta scelta e valutazione preliminare del medico), a parte il piccolo intervento iniziale, è gestibile e sorvegliabile anche dagli stessi familiari del paziente (non essendo indispensabile la ospedalizzazione). […] &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: TimesNewRoman;"&gt;Procedure assistenziali non costituiscono atti medici solo per il fatto che sono messe in atto inizialmente e monitorate periodicamente da operatori sanitari.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: TimesNewRoman;"&gt;[…] &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRoman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Il problema non è la modalità dell’atto che si compie rispetto alla persona malata, non è come si nutre o idrata: alimentazione e idratazione sono atti dovuti in quanto supporti vitali di base, nella misura in cui consentono ad un individuo di restare in vita. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRoman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-left: 1pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;[…]&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: TimesNewRoman;"&gt;Si deve pertanto parlare di &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'TimesNewRoman,Italic';"&gt;valenza umana &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: TimesNewRoman;"&gt;della cura (&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'TimesNewRoman,Italic';"&gt;care&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: TimesNewRoman;"&gt;) dei pazienti in SVP. Se riteniamo comunemente doveroso fornire acqua e cibo alle persone che non sono in grado di procurarselo autonomamente (bambini, malati e anziani), quale segno della civiltà caratterizzata da umanità e solidarietà nel riconoscimento del dovere di prendersi cura del più debole, allo stesso modo dovremmo ritenere doveroso dare alimenti e liquidi a pazienti in SVP, accudendoli per le necessità fisiche e accompagnandoli emotivamente e psichicamente, nella peculiare condizione di vulnerabilità e fragilità.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: TimesNewRoman;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p style=""&gt;Non basta per riflettere? Bene, passiamo alla Dichiarazione universale dei diritti umani. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Anche qui non è minimamente previsto il caso di persone che abbiano perso la loro dignità per un qualsiasi motivo. Ma non è forse un diritto, astenersi da un proprio diritto? Certo, ma nel diritto positivo. Io ho il diritto di votare, ma anche quello di astenermi. Nei diritti fondamentali, se vogliamo naturali, le cose funzionano in maniera diversa. Un esempio? L’articolo 4:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Che fine hanno fatto qui la libertà e l’autodeterminazione? Non bisognerebbe distinguere il caso, anche se ipoetico, in cui una persona volesse rinunciare alla propria libertà? Magari per la sua cultura che impone alla donna di stare sottomessa all’uomo, e all’uomo alla sua comunità? O per motivi economici? Non è un voler imporre a tutti un valore tutto occidentale? Sì, è proprio così. Perché la libertà è un diritto inalienabile, indipendente da fattori esterni. Io se voglio posso rinunciare alla mia libertà, posso fare lo schiavo di qualcuno. Nessuno mi verrà ad arrestare. Però allo stesso tempo nessuna autorità al mondo riconoscerà mai il mio &lt;i style=""&gt;status&lt;/i&gt; di “libero schiavo”. Perché? Eppure non voglio mica obbligare nessuno ad imitarmi. Non faccio male a nessuno. Certo, semplicemente, se la mia richiesta di riconoscimento fosse accolta, si lederebbe la dignità umana in &lt;i style=""&gt;toto&lt;/i&gt;; mortificata in una delle sue qualità principali. &lt;/p&gt;      &lt;p style=""&gt;Sarebbe interessante, quindi, sapere come questi signori intendano modificare la Carta dei diritti umani. Proviamo a fare qualche tentativo:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ma ciò non toglie che si possano verificare casi di vite umane indegne da sopprimere su richiesta. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Sarebbe una cosa accettabile? Oppure:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;La dignità della vita umana non ha valore universale e oggettivo ma dipende da fattori esterni quali la salute fisica e psicologica, la volontà, la percezione che si ha di se stessi ecc…&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;E come conciliare il principio assoluto dell’autodeterminazione con l’articolo 4? Non oso nemmeno pensare a che pasticcio potrebbe uscirne fuori se il bando della schiavitù venisse condito dal verbo dell’individualismo sfrenato e della dignità a condizione. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Tornando alla realtà, il punto è che il paradosso del libero schiavo mostra come ci siano diritti inalienabili ai quali non si può rinunciare. O meglio, si può rinunciarvi ma senza pretendere che essi vengano ufficialmente misconosciuti (anche solo individualmente) dal diritto.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;La stessa identica cosa vale per il suicidio. È un fenomeno che esiste da sempre. Ma da quando ha cominciato a pretendere di diventare un fenomeno sociale? Giuridicamente riconosciuto e accettato? Questo ci porta alla seconda parte della nostra trattazione, che merita qualche breve cenno storico.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); text-decoration: underline;"&gt;Aspetto storico&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;Abbiamo visto che la prospettiva dell’eutanasia era già presente nel mondo antico, con Ippocrate. Un orientamento negativo poi rafforzato e messo pienamente in pratica solo dalla cultura cristiana. Infatti nemmeno il mondo antico ebbe la forza di applicare pienamente i principi ippocratici. Ma l’eutanasia è un fenomeno presente in tutte le civiltà, per cui è interessante vedere le culture di riferimento di queste civiltà allo scopo di capire se sia il caso di riprendere certe concezioni precristiane della vita. Seguiamo Peter Singer, uno dei più grandi bioeticisti dei nostri giorni:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;“L’uccisione dei neonati indesiderati o l’uso di lasciarli morire, è stata prassi normale in moltissime società, in tutto il corso della preistoria e della storia. La troviamo per esempio nell’antica Grecia, dove i bambini handicappati venivano esposti sui pendii delle montagne. La troviamo in tribù nomadi, come quella dei Kung del deserto del Kalahari, dove le donne uccidono tutti i bambini nati, quando ci sia un figlio più grande non ancora in grado di camminare. L’infanticidio era prassi corrente anche su isole polinesiane come Tikopia, dove l’equilibrio tra risorse alimentari e popolazione veniva mantenuto soffocando i bambini indesiderati dopo la nascita. In Giappone, prima dell’occidentalizzazione, il ‘mabiki’, parola nata dalla prassi di sfoltire le piantine di riso per consentire a tutte quelle restanti di fiorire, ma che finì per indicare anche l’infanticidio, era ampiamente praticato non solo dai contadini, che potevano contare su modesti appezzamenti di terreno, ma anche dai benestanti”&lt;/i&gt; (Peter Singer, “Ripensare la vita”, Il saggiatore, p. 137). &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Alcuni dicono che il grado di civiltà si vede da come vengono trattati i bambini, se assumiamo questo criterio non ci viene fuori certo un quadro rassicurante. Nonostante il giuramento di Ippocrate, anche il mondo antico ha conosciuto di questi fenomeni. A Sparta i bambini imperfetti dovevano essere uccisi o abbandonati, a Roma si era soliti scagliare giù dalla Rupe Tarpea i nascituri malformati. Quindi l’eutanasia, infantile e non, si inseriva in questo contesto di disprezzo per la vita umana (solo che almeno allora non si pretendeva fosse il medico a prendere il ruolo di boia). &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Quando le cose hanno cominciato a cambiate? Purtroppo per Singer, doveva nascere il fenomeno Cristianesimo che ha imposto una concezione della vita che poi è quella arrivata fino a noi. Ed è proprio questa concezione cristiana della vita che ci fa rabbrividire di fronte al ricordo della Rupe Tarpea. I cristiani dei primi secoli si vantavano di non uccidere i loro figli, ne dentro né fuori il grembo materno. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Passarono così migliaia di anni, con regni e stati diversi, rivoluzioni politiche e giuridiche, ma senza che l’eutanasia venisse più presa in seria considerazione, a parte alcune eccezioni. E questo mentre le medicina non poteva certo offrire il sostegno cui oggi siamo abituati. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Cosa è successo poi? Tutti sanno, ma non sempre si può dire, che l’eutanasia fa il suo vero ingresso storico col nazionalsocialismo che per primo, nell’Occidente europeo, la istituzionalizzò insieme all’aborto. Solo il nazismo, così fortemente ostile alle radici giudeo-cristiane dell’Europa, poteva attuare un tale rovesciamento culturale che riportasse il mondo alla prospettiva pagana di vita (col ritorno della rupe Tarpea). Ma con una differenza importante: un pietismo che scimmiottasse la carità cristiana. Cioè la volontà di sopprimere essere umani nel loro stesso interesse. Era così che la propaganda presentava il programma Aktion T4. A riguardo sono molto interessanti i video tratti dal documentario &lt;i style=""&gt;La croce e la svastica&lt;/i&gt; de &lt;i style=""&gt;La storia siamo noi&lt;/i&gt; che si trovano anche su youtube. Viene messo molto bene in evidenza il fatto che i media si misero subito al servizio della propaganda, con documentari “scientifici” tenuti da scienziati (questa volta senza virgolette) che spiegavano quanto fosse buono e giusto il darwinismo sociale. Immagini di semplici essere umani sofferenti, venivano montate ad arte per farne dei mostri: dei fenomeni da baraccone in condizioni tali da non potersi dire umani. Certo, l’intento del nazismo era anche eugenetico. Cioè eliminare gli imperfetti per scongiurare il rischio di infezione della pura razza ariana. Ma il motivo centrale della propaganda era quello ripetuto dagli stessi attori: “Se io dovessi finire in queste condizioni, vorrei essere ucciso” per cui molti documentari più &lt;i style=""&gt;soft&lt;/i&gt; potrebbero essere riutilizzati oggi senza imbarazzo. Col particolare che ovviamente nessuno si curava di chiedere alcun parare ai diretti interessati, né alle loro famiglie. Fatto sta che il popolo tedesco - ormai all’inizio della guerra che lo avrebbe portato alla rovina senza mai intaccare la loro fiducia nel loro Furher - non approva e, nonostante la martellante propaganda, Hitler fu costretto a sospendere il programma (in realtà solo ufficialmente).&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Il punto è che per la prima volta, torna il concetto di vita umana indegna. Un’espressione coniata dal nazismo che ha resistito alla &lt;i style=""&gt;damnatio memoriae&lt;/i&gt; del Terzo Reich. Nessuno vuole averci niente a che fare con Hitler e il suo regime, basta farne il nome per suscitare espressioni disgustate. Eppure è come se dalla distruzione del colosso nazista, si fossero emanate delle tossine che ci sono entrate nel sangue. Il concetto di vita indegna ci sembra ormai infatti del tutto normale. Lo sentiamo in tv, alla radio, nei giornali. Non passa giorno che non si invochi il diritto di fare una “morte degna”. Chi osa anche solo contestarlo viene immediatamente tacciato di tutti i mali del mondo. Eppure sappiamo tutti da quale cultura ci viene questa espressione. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;A questo punto i ben pensanti e i moralisti, di solito, si stracciano le vesti. Come si osa ricordare che l’eutanasia fu un pilastro portante dell’ideologia nazista? Come si osa paragonarla alla nostra eutanasia, così buona e pietosa? Così rispettosa della volontà individuale? &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Il guaio è che le forme sono diverse, la sostanza è la stessa. La differenza fattuale sta solo nel punto che noi oggi, per sentirci un po’ meglio, vorremmo che all’ingresso delle moderne camere a gas ci fossero dei testamenti biologici da firmare. Ma di fatto si vuole far passare la terminazione dei disabili, solo che questa volta si ha la bontà di chiedere il loro parere. Si passa quindi dal modello in cui la medicina cura i malati, a quello in cui i malati li elimina.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Chi si scandalizza del paragone con l’eutanasia nazista è un sepolcro imbiancato. Ci sono intellettuali che, con molta più coerenza, ammettono la validità dell’idea di fondo propagandata dal regime pur prendendo le distanze dalle modalità con cui questa è stata applicata. Dicono che dobbiamo liberarci del pregiudizio secondo cui una cosa è sbagliata solo perché l’ha fatta Hitler. È agghiacciante, ma almeno sono coerenti. E soprattutto danno a Cesare quello che è di Cesare, ovvero non negano il legame storico che li lega alla cultura nazista della vita &lt;i style=""&gt;indegna e inutile&lt;/i&gt;. Infatti allora lo stato tedesco creò delle categorie per individuare le persone da eliminare. Oggi bastano delle categorie di persone potenzialmente eliminabili. Infatti tra chi afferma – seguendo la Carta dei diritti umani – che la vita umana ha sempre una sua intrinseca, oggettiva ed universale dignità e chi contempla la possibilità di vite indegne, quale dei due è più vicino alla tradizione cristiana\occidentale e quale alla cultura nazionalsocialista e alla concezione precristiana della vita? E poi l’eutanasia nazista non era solo coercitiva, c’era anche quella praticata col libero consenso. Quindi sarebbe onesto riconoscere un proprio debito storico e culturale, visto che il nazismo non solo ha istituzionalizzato l’eutanasia. L’ha anche fornita di una sistematica giustificazione ideologica come mai si era visto prima, fornendoci anche un lessico che è ancora presente fra noi.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Una certa rivalutazione del nazismo, poi, si trova anche in intellettuali di spicco come Piergiorgio Odifreddi che, nella sua intervista ad Hitler, sostiene che la demonizzazione del nazismo è solo frutto della storiografia dei vincitori. Per cui se fossero stati gli Usa a vincere la guerra, sarebbero diventati loro il simbolo del male. Insomma, il nazismo sembra essere stato un regime come tutti gli altri, colpevole solo di aver perso la guerra. E per questo Odifreddi non disdegna nemmeno malcelati toni antisemiti contro intellettuali come Giorgio Israel. Può sembrare un ritorno al passato, in realtà Odifreddi è semplicemente all’avanguardia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p style=""&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); text-decoration: underline;"&gt;Pratica e teoria&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Ma la pratica corrisponde sempre alla teoria? No, per niente. Soprattutto perché la teoria eutanasica è contraddittoria e finisce naturalmente con l’evolversi verso conclusioni non previste, almeno non esplicite. Basta infatti fare un’altra operazione ideologicamente molto sgradita: andare a vedere come stanno le cose nei paesi che hanno legalizzato l’eutanasia da anni. Il bilancio non è molto positivo, visto che è accaduto quello che era ragionevole aspettarsi. Cioè un progressivo scivolamento verso pratiche che all’inizio facevano credere impensabili.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Infatti, il dibattito che viviamo oggi in Italia c’è stato, ovviamente, in forme analoghe anche in Gran Bretagna e in Olanda e in diversi altri paesi. Tuttavia l’Olanda è l’esempio più significativo perché fu uno dei primi paesi a legalizzare l’eutanasia e ancora oggi c’è un forte consenso della popolazione nei confronti di questa pratica. Dicevamo che il dibattito è stato simile al nostro. Bisognava dare risposta al grido di dolore dei malati terminali, concedendo loro una morte dolce e dignitosa. Ma oggi, è ancora così che stanno le cose?&lt;/p&gt;    &lt;p style="text-decoration: underline; font-style: italic; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Il caso Chabot&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Per nulla. Già dieci anni dopo si ebbe il caso Chabot, un medico che aveva prescritto una dose mortale di farmaci ad una donna per niente ammalata, né fisicamente né psicologicamente. Semplicemente disperava di poter avere di nuovo una vita felice dopo la morte del marito. Cosa accadde a questo dottore? Fu processato e condannato. Ma non per quello che potrebbe sembrare, un caso di omicidio del consenziente. No, solo perché non aveva rispettato il protocollo omettendo di chiedere il parare di un altro dottore. E alla fine fu assolto in appello, cavandosela solo con un ammonimento da parte dell’ordine dei medici. Quindi già dieci anni dopo in Olanda, era venuto meno il principio che voleva l’eutanasia come soluzione estrema per casi estremi di malattia e di infermità. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Chi avrebbe mai immaginato una cosa del genere? Nessuno, tranne coloro che sono abituati ad andare oltre la propaganda e capire che una volta eliminato un principio fondamentale diventa tutto possibile, e a nulla servono le buone intenzioni. Qual è il punto debole di questa costruzione ideologica, messo così bene in evidenza da questi casi?&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Volendo fare sintesi dei tre riferimenti medici e giuridici che abbiamo esaminato all’inizio (Giuramento di Ippocrate, Costituzione, Carta dei diritti umani) si deduce il principio dell’indisponibilità della vita. Cioè della vita come di un bene indisponibile per lo stesso individuo che non ne può appunto disporne come di una lampada da spegnere con un on\off. Contro questo principio si scagliano i sostenitori dell’eutanasia, opponendovi invece il principio dell’autodeterminazione. La vita è mia e ci faccio quello che voglio senza dover dare conto a nessuno, per farla breve. In realtà si tratta solo di una caricatura della vera libertà, perché quando si vive in società noi non apparteniamo più solo a noi stessi ma facciamo parte di un corpo. Inoltre deleghiamo allo Stato alcuni poteri fondamentali come quello legislativo. Anche il momento della nostra morte, non è socialmente irrilevante. È un po’ anche il motivo per cui non si può andare in giro nudi, pur restando nella piena autodeterminazione del proprio corpo.&lt;/p&gt;    &lt;p style="text-decoration: underline; font-style: italic; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Il pendio&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Ad ogni modo, quando la vita si dichiara bene disponibile, è poi difficile ricreare dei paletti dal nulla. Se è disponibile per i malati, lo deve essere per tutti. È il principio fondamentale dell’eguaglianza dei diritti, una volta riconosciuto il diritto di morire è chiaro che esso deve essere esteso a tutti i cittadini. Questo è il primo passo.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Il secondo passo riguarda invece la dignità della vita. Ogni ideologia eutanasica nello stato iniziale, sostiene la possibilità che la malattia comprometta talmente la qualità della vita da negarne la dignità umana. Ma quando è che si può parlare di vita umana indegna? Solo quando la ritiene tale il diretto interessato (il malato), rispondono con facilità i fautori dell’eutanasia. Quindi la dignità umana non ha più un valore oggettivo, diventa un fatto soggettivo. Questo vuol dire che quando si vede un disabile per strada, non si può dire se quella sia una persona umana con la sua intrinseca dignità. No, bisogna prima vedere lei che cosa ne pensa. Ma anche qui accade inevitabilmente lo stesso fenomeno. Se noi dichiariamo la vita un bene disponibile, e leghiamo la dignità alla volontà individuale, col tempo la casistica – che inizialmente applicava questi ragionamenti solo ai malati – scomparirà. Assumendo come criterio questo individualismo esasperato, prima o poi avremo persone sane che con diritto chiederanno lo stesso trattamento. Ecco il caso Chabot. Ma casi simili si registrano anche negli altri paesi. &lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Quindi, una volta abbattuto il principio dell’indisponibilità della vita e una volta che si è tolta alla dignità umana consistenza oggettiva, l’eutanasia diventa un diritto di tutti. Questa è la conclusione logica, confermata dall’esperienza. Quindi, presto o tardi, potremmo avere per le nostre strade le cabine del suicidio come quelle disegnate da Matt Groening nel suo cartone &lt;i style=""&gt;Futurama&lt;/i&gt;.&lt;i style=""&gt; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;La commissione Remmelink&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Ma il caso olandese offre molti altri spunti di riflessione. Nel 1995 il governo istituì la Commissione Remmelink per fare il punto sulla situazione. Uno dei risultati fu che ogni anno, circa mille pazienti venivano terminati dai medici senza il loro consenso. Ma la stessa Commissione non sembra essersi scandalizzata di questo dato, ritenendolo come qualcosa di fisiologico. E paradossalmente, non avevano tutti i torti. Ad ogni modo, questo vuol dire che in Olanda sono già stati terminati decine di migliaia di malati senza il loro consenso, tutto in pochi anni. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Da notare poi che teoricamente un medico può essere sempre chiamato a rispondere delle sue azioni, e a volte è effettivamente accaduto. Ma nonostante l’omicidio di decine di migliaia di persone, non si registra neppure una condanna (o almeno io non ne ho notizia). Questo perché i medici olandesi sono una vera e propria corporazione che ha avuto un ruolo fondamentale nell’introduzione dell’eutanasia che quindi è un po’ una loro creatura e si sentono quindi legittimati a gestirla come vogliono loro. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Una volta che abbiamo ammesso il principio per cui la qualità della vita può compromettere la dignità, facendo così venire meno il baluardo dell’inviolabilità dei diritti fondamentali, chi meglio del medico può valutare? Cose ne possono mai capire le famiglie? E cosa volete che ne sappia quell’ammasso di carne infetta che ormai vive solo per soffrire ed occupare un letto?&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Alcuni notano giustamente che ogni epoca ha la sua classe egemone. Anticamente erano i teologi che comandavano, poi è stata la volta dei filosofi e dei politici. Oggi è il turno dei medici e dei tecnici.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;E in tutto questo cosa ne dice l’opinione pubblica? Poco e nulla, perché le coscienze sono anestetizzate da decenni di propaganda pro-eutanasia. Il verbo dell’autodeterminazione è servito solo per reintrodurre il principio della vita umana indegna. E in effetti molti considerano questa una vera e propria rivincita sulla Storia che aveva visto l’Olanda in prima fila contro l’eugenetica nazista. &lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;L’eutanasia infantile&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Nei Paesi Bassi, però, si registra un fenomeno ancora più interessante: l’eutanasia infantile. Anche questa una battaglia portata avanti dai medici e che ha portato al Protocollo di Groningen a cui ha lavorato il pediatra Venhagen. Quest’ultimo ha se non altro il dono della chiarezza e spiega molto bene come si sia autoconferito il potere di vita e di morte sui suoi pazienti. Il problema è il seguente: se il diritto alla dolce morte è così importante, come regolarsi con i bambini? Perché lasciarli in una condizione così indegna e senza speranza? Se l’eutanasia forzata verso gli adulti è una pratica consolidata ma che tuttavia si preferisce tenere il più possibile segreta, il problema non si pone per un bambino che non è in grado di prendere decisioni. Si può chiedere il consenso dei genitori, certo. Sempre Venhagen, in realtà, spiega che però il consenso dei genitori è un po’ un impiccio burocratico che serve solo per dare ancora un minimo di continuità con la propaganda pro-eutanasia. In un’intervista a Repubblica dice testualmente che i genitori non sono in grado di decidere, deve essere lui a deliberare la morte. Poi nel caso può pensare di chiedere il parere dei genitori&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Un vergognoso e significativo silenzio&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;E l’opinione pubblica? L’Unione Europea? Silenzio quasi totale. E cosa ne pensa invece chi, a livello politico, lotta per la cosiddetta autodeterminazione? Ovviamente accusa di oscurantismo chiunque osi mostrare anche solo perplessità. Ma la cosa degna di nota è un’altra e che sembra confermare la mia teoria. I sostenitori dell’eutanasia in Italia vanno dicendo che bisogna imitare l’Olanda, che l’Italia si deve vergognare per come tratta i malati. Ma non dicono mai che è assolutamente necessario introdurre cose come l’eutanasia infantile. Bisogna obbligarli a parlarne. Questo perché loro sanno benissimo che tutte queste cose sono sviluppi inevitabili della loro ideologia, ma sanno che nella prima fase della propaganda (quale è in Italia) bisogna prima creare un clima favorevole al ritorno del concetto di vita indegna con la rassicurante idea dell’autodeterminazione. Poi il resto verrà col tempo, in maniera spontanea. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;E in effetti nei paesi dove l’eutanasia è legale da più tempo, si regista un disprezzo per la vita altrimenti inspiegabile. Gli esempi che si possono fare sono tanti. In questi giorni è venuto alla luce il caso inglese di Kerrie che ha deciso di togliersi la vita per l’impossibilità di avere figli. Però ha voluto essere soccorsa dai medici solo per la terapia del dolore. E in effetti i medici l’hanno guardata morire per rispettare la sua volontà. Questo vuol dire che in Gran Bretagna il suicidio assistito è un diritto esigibile dalle strutture sanitarie, e anche qui non c’è più traccia delle famose malattie terminali e invalidanti. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Un altro caso inglese che ha fatto scalpore, è stato quello di un bambino di un anno con un cervello perfettamente funzionante ma con l’&lt;i style=""&gt;handicap &lt;/i&gt;di non potersi muovere e di un respiratore. Medici e genitori hanno stabilito che la sua non poteva che essere una vita triste e misera – testuali parole – che in sostanza non era degna di essere vissuta. Conclusione: hanno staccato il respiratore e lo hanno lasciato morire asfissiato. Così, anche in Gran Bretagna, l’eutanasia ha aperto la porta all’eliminazione delle “vite indegne”. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;È chiaro che in questi paesi si è già diffusa l’idea che piano piano si sta facendo strada anche da noi. Ovvero che è accettabile eliminare la malattia e la sofferenza eliminando i malati stessi. Anche i medici olandesi si dichiarano in maggioranza onorati di porre fine alle sofferenze dei bambini. Questo vuol dire che loro non vivono l’eutanasia nemmeno come una sconfitta, semplicemente loro erogano vita e morte allo stesso modo. Come se la morte si trattasse di una normale terapia.&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;La Clinica della morte, Dignitas&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Negli ultimi tempi è balzata agli onori della cronaca anche una clinica tutta particolare, la &lt;i style=""&gt;Dignitas&lt;/i&gt;. È una clinica che si occupa di suicidio assistito per le persone che lo richiedano, senza mettersi a indagare troppo sulle ragioni. Il suo direttore, Minelli, esalta senza remore il suicidio come una magnifica opportunità per fuggire dalla sofferenza. Ma qui ormai non si tratta nemmeno più lontanamente del dolore di una malattia terminale e inguaribile. Infatti questo signore crede suo dovere “aiutare” anche i vedovi se si sentono troppo soli. Un’iniziativa lodevole, se aiutare non volesse dire sopprimere invece di provare magari a far loro un po’ di compagnia. &lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;Ed è così che &lt;i style=""&gt;Dignitas&lt;/i&gt; ha già “aiutato” tante persone per i più svariati motivi e con le tecniche più fantasiose. È una clinica che opera in Svizzera col beneplacito della legge, incontrando talvolta solo resistenze occasionali e di motivo tecnico. Infatti è stata costretta diverse volte a lasciare gli appartamenti e gli alberghi in cui operava, perché la gente era stanca del continuo via vai di cadaveri. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Infine, c’è un’altra cosa da chiarire. L’Olanda è una democrazia, non una dittatura come quella nazista. I dissidenti non vengono fatti tacere, sono semplicemente inascoltati. Solo che il popolo tedesco, ripetiamo, nonostante la martellante propaganda obbligò Hitler, in un paese sotto dittatura, a cambiare strategia. Invece noi, nell’Europa di oggi libera e democratica, nemmeno ci permettiamo di protestare. Infatti a livello internazionale non esistono azioni di protesta degne di nota. Questo vuol dire che forse la propaganda è ancora più subdola di quella nazista. Un esempio è il sopra citato articolo di Repubblica che presenta l’eugenetica di Venhagen con i tratti rassicuranti tipici dei filmini girati dai nazisti. La clinica della morte è un posto dove tutti sorridono. Dove non si usa la parola “uccidere”, dove si terminano le persone per il loro bene. Non una dittatura, non un paese in guerra. Semplicemente un paese impregnato della cultura della morte. Tanto che gli anziani sono terrorizzati e molti non vanno in ospedale per paura di essere un po’ troppo “aiutati”.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Inoltre è bene ribadire che tutti i successivi sviluppi dell’eutanasia olandese non sono deformazioni (come qualcuno vorrebbe far credere), bensì la logica conseguenza di un’ideologia spiegata solo in parte. Sviluppi che condivide anche chi lotta per introdurre l’eutanasia italiana e che infatti si guarda bene dal criticare la via olandese o la Dignitas, difese anzi a spada tratta. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Ovviamente, non mancava chi all’inizio diceva che così si sarebbe andati a finire. Chi osava fare una previsione così logica e poi così dimostrata dai fatti, veniva bollato come un pazzo visionario. Eppure per una cosa così clamorosa, come sempre, non c’è nessuno degli accusatori di allora che si sogni di fare autocritica. Ne sono nate due strategie differenti. Parte degli accusatori di allora si sono semplicemente convertiti alle successive evoluzioni dell’eutanasia, fingendo di non averle mai negate. L’altra parte nemmeno ammette di avere sbagliato, si nasconde dietro più o meno velate critiche all’Olanda. Dicono che per fede dobbiamo credere che in Italia questo non accadrà, come se il bel paese potesse resistere per sempre contro tutto il mondo. Paradossalmente poi questi sono spesso anche quelli malati di esterofilia, per cui tutto ciò che viene dall’estero è bello e morale. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0); text-decoration: underline;"&gt;Conclusioni&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;Nel corso di questa piccola inchiesta, ho parlato spesso di ideologia. Nel caso dell’Italia forse è ancora più evidente. Infatti il nostro è un paese dove ci sono migliaia e migliaia di ammalati che sono semi-abbandonati. Molto spesso ricevono una pensione di invalidità minima (e sono spesso capofamiglia) e l’assistenza è ridotta al lumicino. Questo non perché ci sia una esplicita volontà di abbandonarli, semplicemente mancano i finanziamenti. Ma è una realtà molto ben nascosta anche dai media che quando trovano il malato che invoca il diritto di morire, ci si soffermano per giorni e giorni nella forma di una pervasiva propaganda. Quando invece si tratta di malati che chiedono il diritto di vivere, la cosa sembra essere meno interessante. Ma questo forse non accade per caso.&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Diritto di morire, ma non di vivere&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Infatti, se agli ideologi dell’eutanasia importasse davvero qualcosa della sofferenza e se la loro non fosse appunto un’ideologia ma avesse un briciolo di razionalità, lotterebbero prima per assicurare il massimo dell’assistenza a queste persone. Poi forse penserebbero all’eutanasia. Invece accade l’esatto contrario. Prima si assicurano che i malati vengano abbandonati a se stessi per gettarli nella disperazione insieme alle loro famiglie, e questo mentre diffondono la cultura di morte che individua nel malato una persona potenzialmente indegna e quindi eliminabile. Perciò è molto raro vedere questi ideologi lottare concretamente e in prima linea per l’assistenza di queste persone. Sanno bene che in una società dove il malato non è un peso, con una medicina che combatte la sofferenza e non il sofferente, dove queste persone possono sentirsi amate e accudite non solo dalle loro famiglie ma anche da uno stato che metta a disposizione tutto l’aiuto possibile, le richieste di eutanasia crollerebbero in quantità e intensità. Rischierebbero cioè di prosciugare il loro bacino di consenso principale. È tutto sommato conveniente che in Italia i malati terminali continuino ad essere praticamente dei morti che camminano. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Infatti oggi la tecnologia permette anche a persone gravemente malate come Stephen Hawking, uno dei più grandi astrofisici viventi, di spostarsi autonomamente, di comunicare, di fare ricerca, tenere lezioni. Quindi i nostri malati andrebbero forniti di sintetizzatori, carrozzine elettriche e superaccessoriate. Ma di questo non si può parlare. Non si può intavolare un dibattito pubblico su questi temi, siamo già troppo impegnati ad assicurare loro il “diritto” di morire. Del loro diritto di vivere ci occuperemo poi, forse. Cioè mai. Anche se così si verrebbe incontro a una buona parte di quelle persone che vorrebbero inserire nelle categorie della morte.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Un’altra prova è forse ancora più chiara. Solo in questi giorni l’Italia ha forse eliminato il gap che la divideva dagli altri paesi europei quanto a cure palliative per i malati terminali. Eppure tutta la propaganda eutanasica ha insistito pochissimo su questo punto, al contrario per esempio della annuale Giornata mondiale del malato (istituita da Giovanni Paolo II nel lontano 1992).&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Ma l’ideologia eutanasica dimostra la sua vera natura anche per la fallacità dei concetti che ha ormai inculcato in molte persone che si prodigano nella loro pedissequa ripetizione, senza che sia possibile far loro assumere una dimensione critica. Li ho già trovati nel corso della trattazione, è utile considerarli insieme e in maniera sintetica.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Ci viene ripetuto fino alla noia che nessuno vuole eliminare i disabili, si vuole solo dare loro la possibilità di autoeliminarsi. Ma, uscendo dalla retorica, rimane il dato sostanziale che i nostri paesi diverranno dei posti dove si attuerà probabilmente l’eliminazione di massa dei disabili, per quanto consensuale. Ma questo cosiddetto “consenso” che valore finisce con l’assumere in società, come quella olandese, dove la morte da evento naturale viene promosso a quotidiano atto amministrativo? A riguardo è molto interessante l’opinione di Hirsch Ballin, ex-ministro della giustizia olandese, espressa diversi anni fa:&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;&lt;i style=""&gt;Ma sono tuttora convinto che stabilire un diritto all' eutanasia, stabilire l' eutanasia come normalità , come regola e non come eccezione alla regola, avrebbe effetti pericolosi: metterebbe a rischio i diritti di chi soffre. Soprattutto in una società &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;come la nostra, in cui competitivita' e materialismo determinano il valore dell' individuo. Il malato, sentendosi improduttivo e magari di ostacolo agli altri, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;potrebbe essere indotto a chiedere la morte.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Questa è l’opinione di uno che all’eutanasia ha lavorato attivamente. Cioè il consenso per essere davvero tale al di là di ogni ragionevole dubbio, dovrebbe essere contestualizzato in una società del tutto opposta alla nostra (e soprattutto dove i malati non vengono abbandonati). Ma questo gli ideologici dell’eutanasia non lo sanno o non lo dicono, pensano che per applicare l’eutanasia tal quale esce dalle loro menti basti una legge.&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Le categorie della morte&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Ballin dice quindi una grande verità. Vogliono farci credere che l’autodeterminazione sia una libertà in più che non può in alcun modo ledere la libertà degli altri. Certo, ma in un mondo utopico. In realtà è il principio stesso che contiene questo pericolo. Come si fa a dichiarare pubblicamente che abbiamo eliminato quella persona perché affetta da quella data malattia che la privava di dignità, senza per questo tangere – anche senza volerlo – la dignità di tutte le altre persone che hanno quella malattia? Come negare che esse, facendo parte delle “categorie della morte”, perdano il loro &lt;i style=""&gt;status&lt;/i&gt; di persone umane ineluttabilmente degne per diventare persone potenzialmente indegne? L’autodeterminazione in queste forme, quella che riguarda solo le scelte individuali e mai gli altri, ci impedirà di vedere un disabile per strada e di considerarlo automaticamente persona degna, in base alla Carta dei diritti fondamentali. No, bisognerà vedere prima lei che cose ne pensi. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Cosa ne direbbe l’Arcigay, se alla Dignitas offrissero cocktail mortali ai gay depressi e insoddisfatti della loro vita? Se aiutassero a morire persone che magari sono state convinte di essere malate in quanto omosessuali? Sarebbe sufficiente l’escamotage del finto individualismo? Sì, aiutiamo a uccidersi quel gay perché a suo dire l’omosessualità lo priva della dignità, però questo non ha assolutamente niente a che fare con tutti gli altri gay. No, io direi proprio che non funzionerebbe. &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;E queste categorie poi, chi le stabilisce? Chi stabilisce che una tale malattia è passibile di morte e un’altra no? Gli stessi che accusano gli oppositori dell’eutanasia di voler imporre la loro etica. Come se lo scegliere quali persone possono accedere al diritto che loro hanno individuato, in barba a tutti i fondamenti giuridici, non sia una forma di discriminazione (che infatti verrà meno col tempo, come insegna l’esperienza). &lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Questo per quanto riguarda i malati, ma c’è anche un livello più generale. Nel momento in cui si contempla giuridicamente la possibilità di riconoscere vite umane indegne che quindi rinunciano al loro diritto alla vita, viene meno il già citato articolo dei diritti umani. Quindi non è per niente una questione individuale e basta, si tratta di relativizzare la dignità umana. E quindi questo riguarda tutti. Cioè il diritto di morire lede in maniera così generalizzata i diritti di tutti, da non sembrarlo. &lt;/p&gt;    &lt;p style="font-style: italic; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);"&gt;I registi di un’ideologia&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;In conclusione, è bene almeno accennare sui personaggi che tengono le fila di questi dibattiti. Conoscerli bene, vuol dire capire i veri obiettivi. Pochi sanno che uno dei maggiori sostenitori internazionali dell’eutanasia è Peter Singer, uno dei più grandi bioeticisti dei nostri tempi. Un signore che scrive libri, tiene conferenze in giro il mondo, amato e venerato. Tanto da essere scelto come consigliere di bioetica dal governo Zapatero. Ma questo signore sostiene che un porco sano vale più di una bambina malata. Dice chi i bambini non sono persone, e che prima di considerali umani a tutti gli effetti ci vuole un periodo di osservazione per assicurarsi che siano perfetti. Sostanzialmente lui e tutti quelli della sua risma, vedono i diritti umani come una sgradita eredità della cultura cristiana. Da qui si spiega l’attacco sferrato al cuore dei diritti umani, in quella dignità che deve essere svuotata di oggettività e universalità. Infatti sempre Singer sostiene che la vita umana non ha il grande valore che crediamo, ad avere valore è il progetto di vita che ognuno di noi ha. Gran parte dell’ideologia eutanasica viene da queste persone, opportunamente rielaborata da media e politici conniventi che la spiattellano nelle forme del pietismo e dell’autodeterminazione. Ma ovviamente a uno come Peter Singer non può importare molto della sofferenza dei malati (almeno non più di quella di un maiale), quella è solo un’occasione per aprire un varco nella dottrina dei diritti umani. Che si tratti poi di reazione sentimentale e non razionale, poco importa. Perché loro sanno che quella breccia si aprirà progressivamente con i colpi delle loro picconate, fino a quando non cadrà tutto l’edificio faticosamente costruito negli ultimi due millenni e rigenerato dalla sconfitta del nazismo.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;Perché questa volta non ci sarà una guerra, troppo rumorosa. La loro è una guerra psicologica e silenziosa volta a due obiettivi nemmeno tanto nascosti. Primo, la rinuncia della dignità umana, apparentemente almeno a come la abbiamo conosciuta fino ad oggi. Secondo, la fine del bando dell’omicidio in tutte le sue forme. Deve essere loro riconosciuto il diritto di uccidere le persone indegne, anche se all’inizio in forme limitate. Ma l’importante è che venga meno il principio mosaico del “Non uccidere” che ha la colpa di disconoscere allo stato e alla società il diritto di disporre della vita altrui. Una volta abolito questo ultimo &lt;i&gt;tabù&lt;/i&gt;, i cosiddetti abusi verrano inevitabilmente perchè verrà attribuito - alla società, ai medici, allo stato e quant'altro- un potere enorme che non dovrebbero mai avere. E l'illusione dell'autoeliminazione non servià a molto, perchè nei fatti saranno loro ad eliminare.&lt;/p&gt;    &lt;p style=""&gt;E questa volta quello che vogliono non se lo prenderanno con la forza, lo esigono come qualcosa di dovuto. Noi dobbiamo spontaneamente rinunciare ad una cosa fondamentale come la dignità umana. È un patto col diavolo al quale non ci può sottrarre: noi offriamo loro in sacrificio la dignità umana e questi ideologi in cambio ci offrono la promessa illusoria di una vita – e una morte – senza sofferenza. Chi nutre perplessità, deve essere convinto di essere una persona cattiva e così deve essere pubblicamente additato. Così l’Occidente rischia di vendersi l’anima per poco, come Esaù che vendette la sua primogenitura per un piatto di lenticchie senza credere di farlo sul serio. Poi però non si torna più indietro.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;Sull'eutanasia leggi anche:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216637.entry" target="_blank"&gt;Sulla nutrizione assistita&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216519.entry" target="_blank"&gt;L'incredibile storia del piccolo Jayden&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216512.entry" target="_blank"&gt;Un pensiero per tutti coloro che vengono autodeterminati&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216303.entry" target="_blank"&gt;Così in Belgio l'eutanasia diventa una "magnifica opportunità per scappare"&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216228.entry" target="_blank"&gt;L'Olanda ora vuole anche il primato dell'eutanasia infantile&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216302.entry" target="_blank"&gt;Londra-Zurigo solo andata. L’ultimo viaggio dei coniugi Duff&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216227.entry" target="_blank"&gt;"Così aiutiamo i bimbi a morire"&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216226.entry" target="_blank"&gt;Eutanasia senza consenso, in Olanda si fa così&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216145.entry" target="_blank"&gt;Ballin sul caso Chabot&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216128.entry" target="_blank"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216128.entry" target="_blank"&gt;Eutanasia all'olandese, quando la conosci la eviti&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;/p&gt;&lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216116.entry" target="_blank"&gt;Eutanasia olandese&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216100.entry" target="_blank"&gt;La croce e la svastica - L'eliminazione delle "vite inutili"&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;h4&gt;&lt;a href="http://historia.spaces.live.com/mmm2009-09-01_09.47/blog/cns%214909A6BEBF18EC09%216082.entry" target="_blank"&gt;Morte a comando. Purché sia salva la forma&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-5313686239406832543?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/5313686239406832543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=5313686239406832543' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/5313686239406832543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/5313686239406832543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/sulleutanasia-moderna.html' title='Sull&apos;eutanasia moderna'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-8376569007602427611</id><published>2009-11-26T03:21:00.000-08:00</published><updated>2009-11-26T03:22:04.351-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Il giallo delle email rubate</title><content type='html'>&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6644"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h4&gt;&lt;h4 class="beTitle" id="subjcns!4909A6BEBF18EC09!6644"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;«Sul clima dati falsificati» &lt;/span&gt;&lt;/h4&gt;  &lt;h2&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Hacker vìola un archivio. E scopre i trucchi degli scienziati. Scettici contro catastrofisti&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;DAL NOSTRO CORRISPONDENTE  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;WASHINGTON&lt;/span&gt; —&lt;/b&gt; Gli scet­tici sul riscaldamento del cli­ma sono in piena euforia. Convinti di aver colto con le mani nella marmellata i profe­ti di sciagure e gli sciamani del global warming. In pieno negoziato per non far fallire il vertice di dicembre a Co­penhagen, lo scandalo dei da­ti ritoccati rivelato ieri dal New York Times fa riesplode­re la disputa pubblica sui dan­ni veri o presunti causati dai gas serra alla sostenibilità cli­matica del pianeta. Gridano alla truffa i negazionisti, ri­spondono con uguale vee­menza i teorici della responsa­bilità umana, invocando l’enorme quantità di dati a so­stegno delle lo­ro tesi. Qualche dub­bio sulla qualità della ricerca ri­mane. Soprat­tutto ora, che centinaia di e-mail, rubate da pirati telema­tici dai compu­ter della Univer­sity of East An­glia, in Gran Bretagna, rivela­no che autorevo­li ricercatori e scienziati inglesi e americani hanno spesso «forzato» e in qualche caso alterato i dati in loro possesso, per combatte­re gli argomenti degli scetti­ci, concordando vere e pro­prie strategie di comunicazio­ne per convincere l’opinione pubblica. Non mancano nella corposa corrispondenza riferi­menti derisori e insulti perso­nali a quanti mettono in dub­bio la tesi del global war­ming, che uno degli autori delle mail definisce «idioti». «Questa non è una pistola fumante, è un fungo atomi­co », ha detto al quotidiano newyorkese Patrick Micha­els, un esperto climatico che da tempo accusa il fronte del surriscaldamento di non pro­durre prove certe e dati con­vincenti a sostegno delle tesi catastrofiste. &lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;LA SCOPERTA&lt;/span&gt; -&lt;/b&gt; La scoperta dell’incursione è avvenuta martedì scorso, dopo che gli hackers erano penetrati nel server di un al­tro sito, un blog gestito dallo scienziato della Nasa Gavin Schmidt, dove hanno comin­ciato a scaricare i file degli scambi di posta elettronica tra questi e gli studiosi di East Anglia. Due giorni dopo, le prime mail hanno comin­ciato ad essere pubblicate su The Air Vent, un sito dedicato agli argomenti degli scettici. La polizia ha aperto un’indagi­ne, anche se i primi dubbi sul­l’autenticità della posta sono stati sciolti dagli stessi scien­ziati anglo-americani, che hanno confermato di essere gli autori. «Il fatto è che in questo mo­mento non possiamo dare una spiegazione alla mancan­za di riscaldamento ed è una finzione che non possiamo permetterci», scriveva poco più di un mese fa Kevin Tren­berth, del National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado, in una discussione sulle recenti va­riazioni atipiche della tempe­ratura. Ancora, nel 1999, Phil Jones, ricercatore della Clima­te Unit a East Anglia, ammet­teva in un messaggio al colle­ga Michael Mann, della Penn­sylvania State University, di aver usato un «trick», un ac­corgimento per «nascondere il declino» registrato in alcu­ne serie di temperature dal 1981 in poi. &lt;/p&gt; &lt;div&gt;       &lt;/div&gt; &lt;p&gt; &lt;b&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;GIUSTIFICAZIONI&lt;/span&gt; -&lt;/b&gt; Mann ha cercato di sminuire il significato del termine trick, spiegando che è parola spesso usata dagli scienziati per riferirsi a «un buon modo di risolvere un de­terminato problema» e non indica una manipolazione. Nel caso specifico, erano in discussione due serie di dati, una che mostrava gli effetti delle variazioni di temperatu­ra sui cerchi dei tronchi degli alberi, l’altra che considerava l’andamento delle temperatu­re atmosferiche negli ultimi 100 anni. Nel caso dei cerchi degli alberi, l’aumento della temperatura non è più dimo­strato dal 1960 in poi, mentre i termometri hanno continua­to a farlo fino a oggi. Mann ha ammesso che i dati degli alberi non sono stati più im­piegati per individuare la va­riazioni, ma che «questo non è mai stato un segreto». Secondo Trenberth, le e-mail in realtà mostrano «l’integrità sostanziale della nostra ricerca». Ma per Patri­ck Michaels, lo scandalo rive­la l’atteggiamento fondamen­talista dei teorici del global warming, «pronti a violare le regole, pur di screditare e danneggiare seriamente la re­putazione di chi vuole solo un onesto dibattito scientifi­co ». &lt;/p&gt; Paolo Valentino&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;22 novembre 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_22/clima-scandalo-messaggi-rubati_db5eb85a-d746-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml"&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-8376569007602427611?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/8376569007602427611/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=8376569007602427611' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8376569007602427611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8376569007602427611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/il-giallo-delle-email-rubate.html' title='Il giallo delle email rubate'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-5110334969254123335</id><published>2009-11-26T02:46:00.000-08:00</published><updated>2009-11-26T02:47:04.429-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Come riscaldare un mondo che forse si sta raffreddando</title><content type='html'>&lt;h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;di Gianfranco Bangone&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;   &lt;h3 style="font-weight: normal;"&gt;Fuga di notizie.  Finiscono in rete migliaia di mail trafugate da un server dell'Università dell'East Anglia. A leggerle sembrerebbe che i dati sul global warming siano stati “addomesticati” o quantomeno che siano stati ignorati («dieci anni con temperature relativamente stabili») quelli che non lo confermavano.&lt;/h3&gt;&lt;h3 style="font-weight: normal;"&gt;&lt;img src="http://213.215.155.40/media/2009/11/31022_34458_Grafico_Ma_1977634_medium.jpg" /&gt;                &lt;/h3&gt;    &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;h4 style="font-weight: normal;"&gt;Un migliaio di mail vengono trafugate da un server dell'Università della East Anglia e finiscono in rete. È la corrispondenza fra alcuni ricercatori che hanno contribuito a provare l'aumento delle temperature degli ultimi decenni e il loro lavoro è alla base dei Rapporti dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i mutamenti climatici. Nelle mail rese pubbliche c'è di tutto: espedienti per aggiustare i dati che confermino il riscaldamento, proposte per minare la credibilità dei propri avversari e occultare i dati più scomodi.&lt;/h4&gt;&lt;h4 style="font-weight: normal;"&gt;Il grafico che vedete in questa pagina è forse il più famoso di tutti i tempi e si è meritato il nome di “hockey stick” (o mazza da hockey). Rappresenta i valori di temperatura dell’ultimo millennio ed è la prova più citata a sostegno della tesi sul contributo delle attività antropiche al riscaldamento globale. La ricostruzione è stata pubblicata nel 1998 e gli autori sono tre climatologi: Michael Mann, Raymond Bradley e Malcom Hughes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grafico assume un significato politico assoluto nel 2001 quando diventa l’architrave del terzo Rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i mutamenti climatici (Ipcc), oltre a figurare in centinaia di documenti istituzionali e politici che sostengono la necessità di tagliare drasticamente le emissioni di gas serra. Va precisato che l’andamento delle temperature indicate nel grafico è una ricostruzione che utilizza varie fonti di dati: misuriamo le temperature a partire dal 1850, per cui per ricostruire quelle precedenti si è dovuto ricorrere ai cosiddetti proxy, ovvero a temperature ricavate dagli anelli degli alberi o a microrganismi contenuti nei sedimenti lacustri e marini. Ma al di là dei tecnicismi, resta il fatto che la ricostruzione di Mann e colleghi dimostra un andamento pressoché piatto delle temperature fra l’anno 1000 e gli inizi del secolo scorso, dopo di che sale inesorabilmente con una curva molto ripida. È quindi un segno evidente che le attività umane sono responsabili, attraverso le emissioni di gas di serra, di questo precipitoso aumento. Da un punto di vista strettamente politico è la pezza d’appoggio scientifica che giustifica il Protocollo di Kyoto e qualsiasi altro programma di mitigazione seguirà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La controversia sulla solidità di questa ricostruzione inizia nel 2003 quando un consulente minerario canadese, Stephen McIntyre, la sfida apertamente sostenendo che è viziata da artefatti dovuti a calcoli sbagliati e a dati inaffidabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni che seguono si scatenerà un inteso dibattito con decine di lavori pubblicati pro o contro, contesa destinata restare nell’ambito degli addetti ai lavori. Si occuperanno del caso molte istituzioni accademiche fra cui il National Research Council e la National Academy of Sciences statunitense oltre a un sottocomitato del Senato americano ed associazioni disciplinari. Il gruppo originario del 1998 nel frattempo recluta altri ricercatori, viene ribattezzato “The Team” e diventa l’anima “tecnica” del gruppo di esperti dell’Ipcc che realizza la parte scientifica del rapporto redatto ogni quattro anni dall’agenzia dell’Onu. Insomma parliamo di climatologi sulla cresta dell’onda che pubblicano su riviste a grande fattore di impatto e hanno un peso notevolissimo anche nell’influenzare le politiche nazionali sulla mitigazione del clima. Ora però la credibilità di questo gruppo è duramente messa alla prova dalla pubblicazione di un migliaio di mail, che un hacker avrebbe trafugato dal server dell’Università della East Anglia in Gran Bretagna. Anche se l’ipotesi più probabile è che sia stato un ricercatore del gruppo, e non un hacker, a trafugare la documentazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il materiale “piratato” è stato appoggiato su un server russo dove generalmente il popolo della rete si collega per scaricare gratuitamente programmi craccati. Più di mille mail sono oggi disponibili e alcune lasciano sospettare una vera e propria cospirazione per minare la credibilità delle riviste che hanno pubblicato i lavori degli avversari. In un primo momento queste mail sono state definite apocrife, ma siccome potevano diventare un boomerang molti ricercatori chiamati in causa hanno preferito ammettere che sono vere. È noto da diversi anni, ad esempio, che la temperatura in questo momento non è in crescita, così un ricercatore scrive in una mail: «Sì, non è molto più alta del 1998 e tutto questo mi preoccupa… c’è la possibilità di avere davanti un periodo lungo una decina d’anni con temperature relativamente stabili… forse posso tagliare gli ultimi punti sulla curva prima del mio intervento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2008 il solito McIntyre inoltra una domanda utilizzando il Freedom Information Act, un provvedimento che garantisce il libero accesso a dati governativi o istituzionali se non attengono alla sicurezza nazionale. La notizia si sparge e immediatamente dopo c’è un fitto scambio di missive in cui si chiede di cancellare la corrispondenza sull’argomento. Ma questo è il meno, le mail più preoccupanti - e sono decine - sono quelle che indicano i modi per aggiustare i dati che non convergono con l’interpretazione del Team.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa patata bollente arriva in una fase abbastanza delicata: da una parte manca poco al meeting di Copenaghen dove si discuterà di un Kyoto II che ha già un bel po’ di guai, dall’altra diversi gruppi scientifici stanno lavorando al prossimo rapporto dell’Ipcc dove non si potranno truccare le carte come in passato. Un altro nodo sarà il comportamento delle riviste scientifiche che hanno pubblicato i lavori “addomesticati” e che ora riceveranno non poche contestazioni. Lo scandalo è certamente di enorme portata perché solleva molti dubbi sull’onesta scientifica del gruppo più influente del settore, ma siccome questi ricercatori hanno lavorato con finanziamenti pubblici c’è anche il rischio che si apra una inchiesta federale.&lt;/h4&gt;&lt;br /&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/132282_come_riscaldare_un_mondo_che_forse_si_sta_raffreddando_di_gianfranco_bangone/"&gt;Il Riformista&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-5110334969254123335?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/5110334969254123335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=5110334969254123335' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/5110334969254123335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/5110334969254123335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/come-riscaldare-un-mondo-che-forse-si.html' title='Come riscaldare un mondo che forse si sta raffreddando'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-8156110429388388811</id><published>2009-11-25T08:54:00.000-08:00</published><updated>2009-11-25T08:59:36.415-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bioetica'/><title type='text'>Sulla nutrizione assistita</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Uno dei punti più discussi della legge sul testamento biologico, è la possibilità di sospendere la nutrizione assistita ai pazienti. Anche io mi sono molto interrogato su questo argomento, fino a quando non ho trovato questo documento del Comitato di bioetica che oggi vi propongo. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Tutto ruota intorno all’articolo 32 della Costituzione, indebitamente usato anche da diverse sentenze per far passare l’eutanasia passiva. In realtà con certe sentenze, come quella su Eluana Englaro, si è andati evidentemente contro le intenzioni del Legislatore; altrimenti si dovrebbe ammettere che in Italia esista l’eutanasia passiva da più di cinquanta anni, senza che però nessuno ne se sia mai accorto. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L’articolo 32 sancisce il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari. Il problema è che cosa si debba intendere esattamente con questa espressione. Recentemente si tende a darne un significato letterale, trattamento sanitario sarebbe ogni atto praticato da personale sanitario. Ma con questa definizione così larga, anche l’infermiera che imbocca un bambino o un anziano entra a far parte dei trattamenti sanitari (rifiutabili anche questi?). Ma per imboccare una persona non ci vuole una particolare competenza, quindi considerarlo un atto sanitario vuol dire svalutare l’attività di medici e infermiere. Se quello è un trattamento sanitario, allora tutti sono in grado di compiere questi trattamenti. Però non ha molto senso, se non si vuole svalutare a tal punto la scienza medica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In realtà, l’infermiera che imbocca un paziente non autosufficiente, per qualsiasi motivo, si sta solo occupando del supporto vitale. Lo sta curando ma nel senso più ampio del termine, di un essere umano che si prende cura di un suo simile. L’infermiera entra nella specificità delle sue mansioni quando somministra i medicamenti, le medicine ecc…non quando si occupa di alimentazione e idratazione che sono bisogni primari per tutti, sani e malati.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Quindi l’espressione di “trattamento sanitario” andrebbe riportata al suo significato originario, ovvero a quei trattamenti che solo il personale qualificato è autorizzato a mettere in atto. In sostanza, agli atti medici. Adesso, la medicina non serve per sfamare gli affamati, serve per curare gli ammalati. L’atto medico è quindi un atto che ha un fine terapeutico. Parlare di trattamento sanitario ha senso solo se si tiene presente questa finalità terapeutica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Se il trattamento sanitario è l’atto medico propriamente detto (e non tutto quello che il medico può fare come tutti gli altri), e se l’atto medico è la terapia, ne consegue che è la terapia a poter essere rifiutata.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La nutrizione può in qualche modo configurarsi come una terapia? La terapia però, per essere tale, è il trattamento che mira alla guarigione contro una malattia. La nutrizione, invece, non ha nessun fine terapeutico, ha semplicemente come scopo il sostegno dell’organismo. Infatti rifiutare una terapia, comporta la morte per malattia. Rifiutare l’alimentazione, comporta invece la morte per inedia. La morte per fame e sete, ma secondo le convenzioni internazionali pane e acqua non si possono rifiutare a nessuno. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il modo in cui avviene la nutrizione non ha grande rilevanza. Anche se avviene per vie artificiali e necessita dell’intervento medico, questo non basta per definirlo un atto medico. Se è vero che ha bisogno di precise conoscenze scientifiche, è vero anche che manca del contenuto principale ovvero della finalità terapeutica. La nutrizione artificiale potrebbe essere definita un atto medico nella forma, ma non nella sostanza. Infatti poi è una pratica facilmente gestibile anche a casa, con somministrazione anche di cibo normale purchè frullato. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Si tratta quindi un atto pratico con cui la società tutta si prende cura degli individui disabili e non autosufficienti. Rifiutare la nutrizione non equivale al rifiuto di una terapia. La richiesta non è di lasciare che la malattia faccia il suo corso, la richiesta è di privarsi del supporto vitale necessario per vivere. Si configura pertanto come un vero e proprio suicidio assistito, che però è ancora espressamente vietato nel codice penale. Per questo il comitato nazionale per la bioetica ha, nel 2005, individuato nella nutrizione un atto eticamente dovuto. È un testo molto interessante che merita di essere letto tutto, anche le obiezioni dei membri che non lo hanno votato ma che – anche se spesso pertinenti – a mio parere non affrontano il nodo principale della questione.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center; color: rgb(255, 0, 0);" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;L’ALIMENTAZIONE E L’IDRATAZIONE DI PAZIENTI &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 16pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; color: black;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;IN STATO VEGETATIVO PERSISTENTE &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size: 16pt; color: black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;TESTO APPROVATO &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;NELLA SEDUTA PLENARIA DEL 30 SETTEMBRE 2005 &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;1.&lt;/span&gt; Di recente l’opinione pubblica mondiale è stata profondamente scossa dalla storia di una donna vissuta per quindici anni in stato vegetativo e lasciata morire a seguito della decisione di un giudice che ha autorizzato la richiesta del marito (contro il parere dei genitori) a staccare il tubo dell’alimentazione dal quale dipendeva la vita della donna. Considerato il cospicuo numero di persone che, anche in Italia, si trovano a vivere nel cosiddetto stato vegetativo persistente (SVP); considerata altresì la controversia in atto sul considerare o no trattamento medico e/o accanimento terapeutico la nutrizione e idratazione con sondino o con enterogastrostomia percutanea (PEG), il CNB ritiene utile ribadire in proposito alcuni principi bioetici fondamentali. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;2.&lt;/span&gt; Con l’espressione &lt;i&gt;stato vegetativo persistente &lt;/i&gt;(un tempo denominato &lt;i&gt;coma vigile&lt;/i&gt;) si indica un quadro clinico (derivante da compromissione neurologica grave) caratterizzato da un apparente stato di vigilanza senza coscienza, con occhi aperti, frequenti movimenti afinalistici di masticazione, attività motoria degli arti limitata a riflessi di retrazione agli stimoli nocicettivi senza movimenti finalistici. I pazienti in SVP talora sorridono senza apparente motivo; gli occhi e il capo possono ruotare verso suoni e oggetti in movimento, senza fissazione dello sguardo. La vocalizzazione, se presente, consiste in suoni incomprensibili; sono presenti spasticità, contratture, incontinenza urinaria e fecale. Le funzioni cardiocircolatorie e respiratorie sono conservate e il paziente non necessita di sostegni strumentali. E’ conservata anche la funzione gastro-intestinale, anche se il paziente è incapace di nutrirsi per bocca a causa di disfunzioni gravi a carico della masticazione e della deglutizione. Se è vero che alcuni malati terminali possono diventare malati in SVP, è pur vero che le persone in SVP non sono sempre malati terminali (potendo sopravvivere per anni se opportunamente assistite). Non è corretto nemmeno associare la condizione dello SVP al coma: lo stato comatoso è infatti privo di veglia, mentre le persone in SVP, pur senza offrire chiari segni esteriori di coscienza, alternano fasi di sonno e fasi di veglia. Il problema bioetico centrale è costituito dallo &lt;i&gt;stato di dipendenza dagli altri&lt;/i&gt;: si tratta di persone che per sopravvivere necessitano delle stesse cose di cui necessita ogni essere umano (acqua, cibo, riscaldamento, pulizia e movimento), ma che non sono in grado di provvedervi autonomamente, avendo bisogno di essere aiutate, sostenute ed accudite in tutte le loro funzioni, anche le più elementari. Ciò che va rimarcato con forza è che le persone in SVP non &lt;/span&gt;necessitano di norma di tecnologie sofisticate, costose e di difficile accesso; ciò di cui hanno bisogno, per vivere, è la cura, intesa non solo nel senso di terapia, ma anche e soprattutto di care: esse hanno il diritto di essere accudite. In questo senso si può dire che le persone in SVP richiedono un’assistenza ad alto e a volte altissimo contenuto umano, ma a modesto contenuto tecnologico. &lt;span style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;3. &lt;/span&gt;Non c’è dubbio che l’ingresso nello SVP sia un evento tragico e che ancor più tragica sia la permanenza (per una durata di tempo difficilmente prevedibile) in tale stato. Ma non c’è nemmeno il dubbio che la tragicità, per quanto estrema, di uno stato patologico, quale indubbiamente va ritenuto lo SVP, possa alterare minimamente la dignità delle persone affette e la pienezza dei loro diritti: non è quindi possibile giustificare in alcun modo non solo la negazione, ma nemmeno un affievolimento del diritto alla cura, di cui godono al pari di ogni altro essere umano. Non bisogna infatti dimenticare che non sono né la qualità della patologia né la probabilità della sua guarigione a giustificare la cura: questa trova la sua ragion sufficiente esclusivamente nel bisogno che il malato, come soggetto debole, ha di essere accudito ed eventualmente sottoposto a terapia medica. E’ peraltro intuizione comune, bioeticamente ben argomentabile, che quanto maggiore è la debolezza del paziente, tanto maggiore sia il dovere etico e giuridico di prendersi cura di lui, che grava sia sul sistema sanitario, sui suoi familiari e su ogni singolo individuo, che ne abbia la capacità e la possibilità. E’ opinione del CNB che qualora la famiglia fosse disponibile ad assistere a domicilio il paziente in SVP sia dovere delle istituzioni supportarne per quanto possibile gli oneri economici e assistenziali. &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;4.&lt;/span&gt; Per giustificare bioeticamente il fondamento e i limiti del diritto alla cura e all’accudimento nei confronti delle persone in SVP, va quindi ricordato che ciò che va loro garantito è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l’idratazione, sia che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali. Nutrizione e idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente (oltre che deontologicamente e giuridicamente) in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere (garantendo la sopravvivenza, togliendo i sintomi di fame e sete, riducendo i rischi di infezioni dovute a deficit nutrizionale e ad immobilità). Anche quando l’alimentazione e l’idratazione devono essere forniti da altre persone ai pazienti in SVP per via artificiale, ci sono ragionevoli dubbi che tali atti possano essere considerati “atti medici” o “trattamenti medici” in senso proprio, analogamente ad altre terapie di supporto vitale, quali, ad esempio, la ventilazione meccanica. Acqua e cibo non diventano infatti una terapia medica soltanto perché vengono somministrati per via artificiale; si tratta di una procedura che (pur richiedendo indubbiamente una attenta scelta e valutazione preliminare del medico), a parte il piccolo intervento iniziale, è gestibile e sorvegliabile anche dagli stessi familiari del paziente (non essendo indispensabile la ospedalizzazione). Si tratta di una procedura che, rispettando condizioni minime (la detersione, il controllo della postura), risulta essere ben tollerata, gestibile a domicilio da personale non esperto con opportuna preparazione (lo dimostra il fatto che pazienti non in SVP possono essere nutriti con tale metodo senza che ciò impedisca loro una vita di relazione quotidiana). Procedure assistenziali non costituiscono atti medici solo per il fatto che sono messe in atto inizialmente e monitorate periodicamente da operatori sanitari. La modalità di assunzione o somministrazione degli elementi per il sostentamento vitale (fluidi, nutrienti) non rileva dal punto di vista bioetico: fornire naturalmente o artificialmente (con l’ausilio di tecniche sostitutive alle vie naturali) nutrizione e idratazione, alimentarsi o dissetarsi da soli o tramite altri (in modo surrogato, al di fuori dalla partecipazione attiva del soggetto) non costituiscono elementi di differenziazione nella valutazione bioetica. Il fatto che il nutrimento sia fornito attraverso un tubo o uno stoma non rende l'acqua o il cibo un preparato artificiale (analogamente alla deambulazione, che non diventa artificiale quando il paziente deve servirsi di una protesi). Né d'altronde si può ritenere che l'acqua ed il cibo diventino una terapia medica o sanitaria solo perché a fornirli è un'altra persona. Il problema non è la modalità dell’atto che si compie rispetto alla persona malata, non è come si nutre o idrata: alimentazione e idratazione sono atti dovuti in quanto supporti vitali di base, nella misura in cui consentono ad un individuo di restare in vita. Anche se si trattasse di trattamento medico, il giudizio sull'appropriatezza ed idoneità di tale trattamento dovrebbe dipendere solo dall'oggettiva condizione del paziente (cioè dalle sue effettive esigenze cliniche misurate sui rischi e benefici) e non da un giudizio di altri sulla sua qualità di vita, attuale e/o futura. &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;5. &lt;/span&gt;Se è poco convincente definire la  PEG un “atto medico”, a maggior ragione si dovrebbe escludere la possibilità che essa si configuri di norma come “accanimento terapeutico”. La decisione di non intraprendere o di interrompere la nutrizione e la idratazione artificiale non è disciplinata dai principi che regolano gli atti medici (con riferimento ad altri supporti vitali): in genere si ritiene doveroso sospendere un atto medico quando costituisce accanimento, ossia persistenza nella posticipazione ostinata tecnologica della morte ad ogni costo, prolungamento gravoso della vita oltre i limiti del possibile (quando la malattia è grave e inguaribile, essendo esclusa con certezza la reversibilità, quando la morte è imminente e la prognosi infausta, le terapie sono sproporzionate, onerose, costose, inefficaci ed inutili per il miglioramento delle condizioni del paziente, sul piano clinico). Nella misura in cui l’organismo ne abbia un obiettivo beneficio nutrizione ed idratazione artificiali costituiscono forme di assistenza ordinaria di base e proporzionata (efficace, non costosa in termini economici, di agevole accesso e praticabilità, non richiedendo macchinari sofisticati ed essendo, in genere, ben tollerata). La sospensione di tali pratiche va valutata non come la doverosa interruzione di un accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma, da un punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele, di “abbandono” del malato: non è un caso infatti che si richieda da parte di molti, come atto di coerenza, l’immediata soppressione eutanasica dei pazienti in SVP nei cui confronti si sia decisa l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, per evitare che dopo un processo che può prolungarsi anche per due settimane giungano a “morire di fame e di sete”. &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;6.&lt;/span&gt; Non sussistono invece dubbi sulla doverosità etica della sospensione della nutrizione nell’ipotesi in cui nell’imminenza della morte l'organismo non sia più in grado di assimilare le sostanze fornite: l’unico limite obiettivamente riconoscibile al dovere etico di nutrire la persona in SVP è la capacità di assimilazione dell’organismo (dunque la possibilità che l’atto raggiunga il fine proprio non essendovi risposta positiva al trattamento) o uno stato di intolleranza clinicamente rilevabile collegato all’ alimentazione. &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;7. &lt;/span&gt;Si deve pertanto parlare di valenza umana della cura (care) dei pazienti in SVP. Se riteniamo comunemente doveroso fornire acqua e cibo alle persone che non sono in grado di procurarselo autonomamente (bambini, malati e anziani), quale segno della civiltà caratterizzata da umanità e solidarietà nel riconoscimento del dovere di prendersi cura del più debole, allo stesso modo dovremmo ritenere doveroso dare alimenti e liquidi a pazienti in SVP, accudendoli per le necessità fisiche e accompagnandoli emotivamente e psichicamente, nella peculiare condizione di vulnerabilità e fragilità. E’ questo un atteggiamento che assume un forte significato oltre che umano, anche simbolico e sociale di sollecitudine per l’altro. Non possiamo ricondurre la decisione di curare/non curare, assistere/non assistere un malato in SVP alla fredda logica utilitaristica del bilanciamento dei costi e dei benefici (considerando scarsi i benefici in termini di recupero e alti i costi economici di assistenza), del calcolo della qualità della vita altrui (e della propria, considerando il malato un “peso” familiare oltre che sociale), limitando le considerazioni alla convenienza e alla opportunità e non anche al dovere e alla responsabilità solidale verso gli altri. &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;8.&lt;/span&gt; Nel contesto del presente documento è opportuno elaborare alcune considerazioni in merito alla possibilità che un soggetto, nel redigere alcune Dichiarazioni anticipate di trattamento, vi inserisca la richiesta di sospensione di alimentazione e idratazione, nella previsione di un suo possibile futuro venirsi a trovare in una situazione di SVP. Non c’è dubbio che la formulazione di questa richiesta sia assolutamente lecita, così come non è dubbio che una simile richiesta non possa che essere del tutto generica, essendo difficilissimo prevedere le modalità specifiche del futuro realizzarsi di eventi così particolari. Il criterio etico fondamentale al quale riferirsi per valutare la legittimità dei contenuti delle Dichiarazioni anticipate è stato individuato dal CNB in un documento dedicato formalmente alle Dichiarazioni anticipate di trattamento e approvato il 18 dicembre 2003. In esso, al § 6, il CNB ha ritenuto unanimemente che nelle Dichiarazioni “ogni persona ha il diritto di esprimere i propri desideri anche in modo anticipato in relazione a tutti i trattamenti terapeutici e a tutti gli interventi medici circa i quali può lecitamente esprimere la propria volontà attuale”. Non è quindi da mettere in dubbio che quando alimentazione e idratazione assumano carattere straordinario e la loro sospensione sia stata validamente richiesta dal paziente nelle proprie Dichiarazioni anticipate, il medico potrebbe accedere a tale richiesta (nelle modalità peraltro indicate dal CNB nel predetto documento), anche se a questa soluzione sembra che osti la grande difficoltà (psicologica ed umana) cui sopra si è fatto cenno, quella di lasciar morire il paziente per inedia. E’ però diversa l’ipotesi –che in queste pagine è ritenuta quella tipica- in cui alimentazione e idratazione più che il carattere di un atto medico, abbano quello di una ordinaria assistenza di base. Ad avviso dei membri del CNB che sottoscrivono questo documento, la richiesta nelle Dichiarazioni anticipate di trattamento di una sospensione di tale trattamento si configura infatti come la richiesta di una vera e propria eutanasia omissiva, omologabile sia eticamente che giuridicamente ad un intervento eutanasico attivo, illecito sotto ogni profilo. &lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 27pt; text-align: justify; text-indent: -26pt;"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;9.&lt;/span&gt; Alla luce delle precedenti considerazioni, il CNB ribadisce conclusivamente che: &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;a) la vita umana va considerata un valore indisponibile, indipendentemente dal livello di salute, di percezione della qualità della vita, di autonomia o di capacità di intendere e di volere; &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;b) qualsiasi distinzione tra vite degne e non degne di essere vissute è da considerarsi arbitraria, non potendo la dignità essere attribuita, in modo variabile, in base alle condizioni di esistenza; &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;c) l’idratazione e la nutrizione di pazienti in SVP vanno ordinariamente considerate alla stregua di un sostentamento vitale di base; &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;d) la sospensione dell’idratazione e della nutrizione a carico di pazienti in SVP è da considerare eticamente e giuridicamente lecita sulla base di parametri obiettivi e quando realizzi l’ipotesi di un autentico accanimento terapeutico; &lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-left: 54pt; text-align: justify; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 7pt; line-height: normal;"&gt;            &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;e) la predetta sospensione è da considerarsi eticamente e giuridicamente illecita tutte le volte che venga effettuata, non sulla base delle effettive esigenze della persona interessata, bensì sulla base della percezione che altri hanno della qualità della vita del paziente. &lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Per leggere il resto del documento, clicca &lt;a target="_blank" href="http://www.governo.it/bioetica/testi/PEG.pdf"&gt;qui&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=""&gt;&lt;a target="_blank" href="http://www.governo.it/bioetica/testi/PEG.pdf"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-8156110429388388811?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/8156110429388388811/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=8156110429388388811' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8156110429388388811'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/8156110429388388811'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/sulla-nutrizione-assistita.html' title='Sulla nutrizione assistita'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-3240895186765000301</id><published>2009-11-25T08:49:00.000-08:00</published><updated>2009-11-25T08:52:14.715-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>I cambiamenti climatici secondo Franco Prodi</title><content type='html'>&lt;h1&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;"Servono 50 anni per conoscere&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; la verità sul destino del pianeta"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h1&gt;                              &lt;h3 style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;&lt;p&gt;Il ricercatore Franco Prodi, fratello di Romano: "Obama parla di catastrofe in disaccordo con la scienza".&lt;/p&gt;&lt;/h3&gt;&lt;a target="_blank" href="http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/09/24/1073517-servono_anni_conoscere.shtml"&gt;Il Tempo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Fantascienza». Basta una parola per descrivere le teorie catastrofiste degli ambientalisti estremisti. Il clima è argomento serio. È per questo che professori come Franco Prodi, fratello del più famoso Romano ex inquilino di Palazzo Chigi, dedicano una vita allo studio della materia. Ricercatore del Cnr, studioso della fisica dell'atmosfera, meteorologia e climatologia, Prodi vigila su fenomeni come il global warming, il surriscaldamento dei mari o lo scioglimento dei ghiacchi, con occhio scientifico. &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Professore, Obama parla di «rischio catastrofe» per le generazioni future. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«C'è una parziale contraddizione. Noi non siamo in grado di fare scenari precisi, previsioni concrete. Non sono d'accordo con Obama, perché dà una certezza di catastrofismo che non è in accordo con le condizioni della conoscenza. Su questo tema oggi di dominio internazionale anche a livello politico, la mia opinione è che c'è stata una macroscopica falsa partenza e il discorso è passato dalle mani dei ricercatori agli esperti di scenari. Ciò ha portato le Nazioni Unite a operare secondo principi di precauzione, a concepire il meccanismo delle conferenze che riguarda i ministeri e i capi di governo, che acquisiscono consigli da scienziati per procedere, appunto, in base a principi di precauzione».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;I consigli sono seguiti? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Di sicuro si è arrivati a Kyoto: una proposta di accordo disattesa da molti Paesi, come la Cina. Tutto questo è una falsa partenza: si dà l'impressione di aver già acquisito tutti gli strumenti necessari per generare una soluzione ma non è così. E la ricerca invece di essere sotto i riflettori viene messa da parte».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Nella peggiore delle ipotesi cosa si rischia con i cambiamenti climatici? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Potremmo anche assistere a variazioni di correnti oceaniche, o altri importanti cambiamenti. Ma questa è una situazione in cui la conoscenza è incompleta: non possiamo né tranquillizzarci né parlare di catastrofe».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;In ogni caso, il nostro Pianeta non affronta la fase di mutamento climatico per la prima volta. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Vede, il clima cambia per definizione. È come avere una lampada, che è il Sole, e una sfera, che è la Terra: la distanza che c'è tra i due elementi può cambiare e anche l'intensità della lampada può cambiare, è normale. In passato ci sono stati grandi cambiamenti climatici, grandi cicli astronomici e astrofisici. E in questo l'uomo non c'entra nulla. Bene, l'atmosfera che circonda la Terra media tra il Sole e il nostro pianeta: lascia passare la luce visibile ma non gli infrarossi. Quindi possiamo dire che l'atmosfera complica molto il sistema».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Quando l'influenza dell'uomo entra in gioco e quanto incide sul clima? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Da due secoli a questa parte l'uomo è in grado di competere con la natura. Può generare particelle e gas, modificando la natura. Se contiamo tutte queste le particelle prodotte dall'uomo, arriviamo al 20 per cento del totale. Non poco. Ma due secoli, rispetto ai grandi cicli di cui parlavamo prima, sono solo un battito di ciglia. Il problema è: siamo noi in grado di avere modelli che comprendono tutte le variabili in modo coerente, per cui si possa isolare il comportamento dell'uomo dagli altri agenti che contribuiscono al cambiamento climatico? La risposta è no».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Quindi chi parla di global warming non può puntare il dito sull'Uomo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«A mio avviso la situazione dei modelli attuali è ancora nell'infanzia, i processi di separazione del contributo antropico da tutti gli altri non è ancora quantificato. È chiaro che l'impedimento del riscaldamento globale attraverso il contenimento della Co2 è basata sul principio di precauzione. Anche perché quello che fa male al clima fa male anche all'ambiente. Cominciamo quindi a dire che tutto lo sviluppo industriale dimentica che stiamo distruggendo le risorse e cerchiamo di capire quali correzioni l'umanità deve fare al sistema di mercato e all'economia per rispettare il pianeta».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Se non conosciamo il problema, i grandi leader cosa cercano di risolvere? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;«Infatti Kyoto, come detto, è stata una grande falsa partenza. Non dico che non sia una preoccupazione giusta cercare un dialogo fra il mondo della scienza e dei politici, però non è solo questo il canale. Si è dimenticato che l'umanità si deve basare sulla verità scientifica».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Dal vertice Onu di Copenaghen cosa si aspetta?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Troveranno un accordo per una riduzione che cercherà di far contenti tutti, ma sarà insufficiente. Ci sarà chi sottoscriverà, chi no, chi si svincolerà come al solito: finirà con un ulteriore rinvio e un'attenuazione dei buoni propositi».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Gli italiani conoscono i pericoli dei cambiamenti climatici? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«No, assolutamente. C'è una gran confusione e un distacco dalla scienza. Si privilegia la fantascienza».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: rgb(255, 0, 0);"&gt;Ma la scienza che tempi si dà per avere risposte certe? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;«Per arrivare a un modello di clima affidabile si parla di 40-50 anni, se prendiamo la strada giusta. Anche lo stesso monitoraggio satellitare è da perfezionare. Guardare la Terra dallo Spazio ci dà una comprensione del clima sempre più importante, ma ci vorranno altri vent'anni con missioni spaziali specifiche per avere nuove risposte».&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fabio Perugia&lt;/p&gt;&lt;p&gt;24/09/2009&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-3240895186765000301?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/3240895186765000301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=3240895186765000301' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/3240895186765000301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/3240895186765000301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/i-cambiamenti-climatici-secondo-franco.html' title='I cambiamenti climatici secondo Franco Prodi'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4032475379101556467.post-7499479113645719907</id><published>2009-11-25T06:09:00.000-08:00</published><updated>2009-11-25T06:11:33.956-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Storia'/><title type='text'>Così i bolscevichi volevano cancellare l'idea stessa di Dio</title><content type='html'>&lt;h3 class="post-title entry-title"&gt; &lt;a href="http://terzotriennio.blogspot.com/2009/11/cosi-i-bolscevichi-volevano-cancellare.html"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/h3&gt;   &lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-size: 85%;"&gt;&lt;em&gt;A Mosca una mostra racconta la distruzione dell’arte sacra negli anni da Lenin a Stalin&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-size: 85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-size: 85%;"&gt;Accecati dalla Rivoluzione russa. Sì, accecati dalla Rivoluzione e in senso tutt’altro che figurato. Sono i volti della Madonna e di Gesù della mostra aperta a Mosca, nella Dom ikony, la Casa dell’Icona. Qui in un angolo della capitale russa risparmiato dal corso della storia e dalle distruzioni bolsceviche, a fianco della bella casa Liberty che Gor’kij poco modestamente scelse come abitazione quando tornò in patria, di fronte alla Chiesa dell’Ascensione in cui si sposò il poeta Aleksandr Pushkin, le icone hanno trovato la loro casa: duemilacinquecento pezzi esposti, una sala dedicata alla storia dell’arte cristiana con rarità provenienti da Musei (uno dei ritratti di Al Fayum, tra le altre cose), laboratori per il restauro, icone delle scuole di Novgorod, Mosca ma anche della lontana provincia. Tutti coloro che vogliono ammirare le icone, vedere come si restaurano, comprendere il loro ruolo nella vita e nella cultura russa possono visitare liberamente la stupefacente Dom ikony inaugurata proprio quest’anno.&lt;br /&gt;Questa settimana, poi, nel bel mezzo di una delle quattro sale, sono comparse le Icone profanate dai comunisti: la grande Madonna accecata e sfregiata con il simbolo sovietico della stella a cinque punte, il Volto di Cristo utilizzato per anni come gradino, il frammento del Giudizio Universale che per decenni è servito come divisorio in una stalla, una grande san Paolo tagliato in quattro parti per poter essere salvato da un emigrante.&lt;br /&gt;La testimonianza dell’odio iconoclasta bolscevico è completata da una raccolta di volantini ispirati all’ateismo militante, avvisi di conferenze in cui «verrà dimostrato che dio non esiste» («dio» rigorosamente con la minuscola, ovviamente), festosi inviti al «rogo di massa delle icone». Il giorno dell’inaugurazione, per dare maggiore veridicità all’esposizione, alcuni ragazzini vestiti da besprizorniki («bambini di strada», un fenomeno nato con l’URSS - nel 1922 erano 7 milioni! - e proseguito anche ai nostri giorni - oggi sono calcolati in un paio di milioni) distribuivano fogli volanti di queste conquiste comuniste. Questo per simboleggiare che, perso ogni rapporto con la famiglia, i besprizorniki erano facilmente assoldati dall’Unione dei militanti senzadio, che nel 1930 arriverà a contare 5,7 milioni di iscritti.&lt;br /&gt;In un angolo della sala viene continuamente proiettato un collage di riprese cinematografiche fatte dagli stessi comunisti sovietici nel corso degli anni Venti e Trenta. Sono gli anni in cui, acquisita una relativa stabilità, il potere sovietico, cioè Lenin, emana il Decreto di confisca dei beni ecclesiastici (1922) e comincia l’attività dell’ateismo «militante»: chiese distrutte, campane abbattute davanti alla folla plaudente, monasteri incendiati, parodie dei riti cristiani eseguite da finti pope sghignazzanti, bassorilievi scalpellati con cura, cittadini sovietici che si disfano delle icone domestiche da anni conservate nelle loro case, nell’angolo d’onore. Non che nei primi anni rivoluzionari la Chiesa avesse potuto prosperare: la nazionalizzazione del Monastero della Trinità di San Sergio, il centro spirituale della Russia, avvenne infatti già nel 1918, il decreto di consegna dell’ex monastero al «popolo lavoratore e sfruttato» è del 4 ottobre 1919. Però, è solo dopo il 1922 che questa operazione di pulizia ideologica dalle sopravvivenze della religione prende definitivamente slancio.&lt;br /&gt;In un’altra sala sono in mostra due splendide icone-gonfaloni dell’inizio del ’900, provenienti dalla Cattedrale di Tsarskoe Selò, la residenza imperiale vicino a San Pietroburgo. È tutto quello che resta della grandiosa iconostasi fatta costruire da Nicola II, l’ultimo zar, per celebrare i trecento anni della dinastia dei Romanov. Sono scampate all’odio dei bolscevichi perché vennero barattate con un carico di grano negli anni Trenta. Ora ritornano in Russia, ma costano una fortuna e non è detto che si riescano a trovare i fondi per ricomprarle, mi dice una delle curatrici della mostra.&lt;br /&gt;«Con questi atti vandalici - spiega il collezionista Aleksandr Sergeev - il potere sovietico ha distrutto i fondamenti cristiani della vita russa». La sua singolare opera di ricerca e raccolta delle testimonianze dell’odio antireligioso bolscevico prosegue ormai da alcuni anni e deve il suo inizio al consiglio del defunto patriarca Alessio II.&lt;br /&gt;Un’anziana coppia che visita la mostra insieme a me chiede l’intervento di una curatrice: vogliono capire qualcosa di più di un’icona, non sanno, non ne capiscono la simbologia.&lt;br /&gt;Certo, se ancora esistevano dubbi, la collezione smaschera in modo definitivo il mito dei comunisti bolscevichi come rispettosi dell’arte e delle tradizioni popolari. Accecati dalla Rivoluzione, uccisero sacerdoti, monaci e vescovi (una pubblicazione della Chiesa ortodossa in esilio in Serbia, nel 1924, contava già 8110 vittime dell’odio bolscevico tra i religiosi e gli ecclesiastici).&lt;br /&gt;Dopo - fu il turno dei monasteri, delle campane, delle icone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilgiornale.it/interni/cosi_bolscevichi_volevano_cancellare_lidea_stessa_dio/25-11-2009/articolo-id=401799-page=0-comments=1"&gt;Il Giornale&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-family: verdana; font-size: 85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4032475379101556467-7499479113645719907?l=passato-presente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://passato-presente.blogspot.com/feeds/7499479113645719907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=4032475379101556467&amp;postID=7499479113645719907' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/7499479113645719907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4032475379101556467/posts/default/7499479113645719907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://passato-presente.blogspot.com/2009/11/cosi-i-bolscevichi-volevano-cancellare.html' title='Così i bolscevichi volevano cancellare l&apos;idea stessa di Dio'/><author><name>Ettore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07780892473906190509</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='00792598728406894360'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>